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Perche’ tendiamo a proteggerci dall’invidia?

Molti soggetti, di entrambi i sessi ed in particolari condizioni psicologiche, non riescono a riconoscere a se stessi meriti e valutazioni positive. Perche’? Cosa scatta dal punto di vista psicologico dentro di loro? Proviamo a tracciare un percorso logico (o meglio psico-logico) che possa dare spiegazioni esaustive: innanzitutto i livelli di autostima variano da soggetto a soggetto. Possiamo incontrare nei nostri studi soggetti con una carente, se non autosvalutante percezione di se’, ma anche soggetti “ipertrofici” che non accettano di sottoporsi ad alcun tipo di critica, proprio in virtu’ del fatto che sopravvalutano la propria persona, le proprie capacita’, ecc…

Come puo’ intervenire lo Psicoterapeuta?

In primo luogo riducendo i livelli di stress causati, ad esempio, da una scarsa autostima e attivando risorse interne all’individuo che lo rendano consapevole delle proprie difficolta’.

In seconda battuta stimolare l’individuo affinche’ elabori, nel tempo, una “nuova immagine” di se’ scevra da sensi di colpa, svalutazione del se’, ecc…

Perche’ e’ importante affrontare questi livelli di disagio?

Riuscire a rintracciare e a prendere contatto con una soggettivita’ diversa e piu’ funzionale, e’ senz’altro un primo punto cui porre attenzione. Il clinico sa bene quanto questo e’ complesso, fonte di sofferenza e di stati di disagio. Tuttavia e’ necessario, con l’aiuto di un esperto, modulare un intervento proficuo che “normalizzi” la situazione critica in corso in quel dato momento.

 

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Obesita’ e autostima

L’obesita’ e’ una condizione medica generale di sovrappeso estremo in persone giovani e meno giovani, di entrambi i sessi.

Tralasciando volutamente le varie indicazioni, i vari Body Index Mass, ecc…che consentono al medico di formulare diagnosi di Obesita’, e’ opportuno invece porre significato e attenzione alla relazione tra Sovrappeso e Autostima.

Numerosi ricercatori statunitensi sono dell’idea che gli obesi siano soggetti che, primariamente, ingeriscono una enorme quantita’ di cibo. In molti casi, esaminati all’interno di studi medici con o senza la presenza dello Psicologo, si e’ visto come il soggetto affermi di mangiare quotidianamente una enorme quantita’ di cibi, senza riuscire a controllarsi. In area psicopatologica si parla appunto di Binge Eating Disorders.

Lo Psicologo specializzato in Psicoterapia e con esperienza di pazienti provenienti da quadri psicopatologici di questo tipo, ha a disposizione una serie di strumenti che indagano la moltitudine e la variabilita’ personologica del soggetto, in relazione ad aspetti compulsivi legati al cibo.

Un altro costrutto fondamentale e’ quello dell’Autostima, dove il soggetto valuta e apprezza se stesso e gli altri secondo una propria organizzazione mentale e secondo cio’ che effettivamente pensa riguardo a se’ e agli altri.

In una recente ricerca pubblicata sul Los Angeles Times si e’ visto come un ampio campione di soggetti adolescenti e giovani adulti in una condizione di estrema obesita’, traevano benefici da una intensa attivita’ fisica con l’ausilio di una terapia psicodinamica settimanale della durata minima di un anno. L’analista sosteneva la persona elaborando insieme a lui/lei i vissuti legati alla bassa autostima (low self esteem) e monitorava l’andamento delle “abbuffate alimentari” in costante collegamento con un medico nutrizionista.

Dovremmo quindi chiederci come e perche’ il costrutto legato all’autostima funziona da “ago della bilancia” rispetto a disfunzioni alimentari cosi’ dilanganti nella societa’ moderna?

 

 

Come imparare a gestire tempi e modi legati all’attivita’ sessuale

L’atto sessuale in se’ e’ un’esperienza unica sul piano delle sensazioni fisiche. Ogni soggetto ha determinate inclinazioni, modi di vivere l’esperienza nel modo migliore. La ricerca del piacere sembra essere ancora il motivo principale per cui donne e uomini tendono a sperimentare la propria sessualita’. Come Psicologi riteniamo utile, con i nostri pazienti, nei casi di problematiche come Eiaculazione precoce, anorgasmia, ecc…, intervenire con una Psicoterapia che possa analizzare a fondo la personalita’ del soggetto che ci interpella e, soprattutto, le sue aspettative piu’ o meno consce rispetto alla vita sessuale.

Fast sex o slow sex?

Secondo alcuni studiosi, inoltre, l’eiaculazione precoce non sarebbe una malattia, ma una situazione naturale e il controllo volontario dell’eiaculazione e’ il risultato di un apprendimento che avviene con l’addestramento. Secondo Leonore Tiefer, sessuologa della New York University non c’è una normalità in questo campo, così come non c’è una “normalità” nel colore dei capelli. Ci sono persone più veloci ed altre più lente.

Quando e’ realmente un problema

Molte coppie vivono con disagio tuttavia questa modalita’ repentina di giungere alla fine del rapporto. Nei casi maggiormente compromessi e’ necessario parlarne con il partner per trovare una soluzione in tempi brevi. In questo senso, oltre alle tecniche di rilassamento che aiutano a ridurre il carico di stress accumulato, vi sono approcci terapeutici che vanno nella direzione di una comprensione profonda del disagio (spesso di natura emozionale) vissuto dalla persona.

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Figlio unico: 7 leggende metropolitane da sfatare

Il figlio unico, pur essendo in aumento, rimane tuttavia accompagnato da svariati e infelici luoghi comuni. Idee che hanno trovato ben poco riscontro nella letteratura scientifica e che forse non aiutano, nel loro modo di porsi e pensare al loro bambino così come a se stesse, le coppie che, per svariati motivi, si fermano al primo figlio. Come fanno notare gli psicologi Edoardo Giusti e Claudio Manucci nel libro “Figli unici. Psicologia dei vantaggi e dei limiti” (Armando editore), non esiste una “sindrome del figlio unico”. Si ritrovano semmai delle caratteristiche psicologiche più ricorrenti. Diversa è la struttura del rapporto, non dell’amore, tra genitori e più figli e genitori e figlio. Ma ogni bimbo è diverso e unico, che abbia fratelli o no. E grande è la variazione tra figli unici così come tra le famiglie dove crescono. I possibili elementi di costruzione dell’individuo, le circostanze che ci rendono ciò che siamo sono molteplici e complesse, in parte anche inafferrabili. In ogni famiglia si creano condizioni, “costellazioni” emotive e relazionali irripetibili che hanno un significato diverso e impattano in modo originale su ognuno. Avere o non avere fratelli è solo uno dei possibili fattori che influiscono sullo sviluppo e sull’immagine di sé.
È comunque necessario sgombrare il figlio unico dai miti che lo sostengono per coglierne la specificità. Vediamone alcuni tra i più comuni:“È viziato e capriccioso”
Attenzioni, tempo, risorse, disponibilità non significano vizi. Non esiste il “troppo affetto”. Esiste l’incapacità di comprendere i reali bisogni del piccolo e di rispondervi in modo adeguato e coerente. Esiste il disagio, la difficoltà di un bimbo e il suo tentativo di predominare su un adulto disattento. Questo indipendentemente dalla presenza di fratelli.“Ha difficoltà a socializzare, non è abituato a stare con gli altri”
Certo, i fratelli offrono condizioni di vita fondamentali e irripetibili. Anche se gran parte del lavoro teorico psicoanalitico si è focalizzato soprattutto sugli aspetti negativi della relazione tra fratelli come la competitività, ci sono chance uniche in questa esperienza. Ma gli “unici” non sono disagiati se hanno possibilità di sperimentarsi in rapporti con i pari. Studi su vasta scala negli Stati Uniti e in Cina hanno dimostrato che hanno tanti amici quanti i loro coetanei con fratelli.“È aggressivo e prepotente”
Secondo alcune ricerche sarebbe invece più cooperativo e meno competitivo, in quanto cresciuto fuori da gelosie e litigi classici della rivalità fraterna. In effetti l’abuso, in senso fisico e verbale, tra fratelli è piuttosto frequente. I bimbi con fratelli sono abituati a condividere e collaborare ma anche a competere e subire. Aggressività e prepotenza sembrano fisiologiche ma influenzano il modo in cui si impara a stare con gli altri. Una ricerca condotta nel Regno Unito nel 2010 ha addirittura correlato inversamente la felicità al numero di fratelli. La metà dei 2500 adolescenti intervistati ha attribuito il motivo della propria infelicità al fatto di essere vittima di bullismo, prepotenza, invasione da parte dei fratelli.

“È un bimbo solo e isolato”
Il figlio unico può sembrare più solo. In un certo senso lo è, ma si può essere soli anche avendo fratelli. Spesso c’è un figlio unico, per motivi diversi, anche in una famiglia numerosa. Non sono i fratelli ad assicurare compagnia, sostegno e vivacità alla nostra vita relazionale. Sono le relazioni qualitativamente appaganti con gli altri, fratelli o non. Solo poi non significa solitario o non saper fare amicizia e andare d’accordo. Sapersi consolare, farsi compagnia, avere a che fare con la propria solitudine costruttiva è per esempio una grande risorsa che più facilmente appartiene all’”unico”.

“Diventa grande troppo in fretta”
Quando l’unico modello arriva dai genitori, può succedere che il bambino copi il loro comportamento, i loro discorsi e i loro modi. Risultando “adultizzato”. È un bambino che ha più bisogno di relazioni paritarie, diverse da quelle asimmetriche con i genitori. In questo va incentivato.

“È più dipendente”
La mancanza di fratelli a cui appoggiarsi può invece renderlo autosufficiente prima. Certo, essere l’unico bimbo significa avere tutto puntato su di sé: attenzioni, cure, aspettative, responsabilità. Un vantaggio, ma anche un carico pesante. Il triangolo padre-madre-bambino può essere rinforzante e stimolante, ma anche fagocitante. E intralciare il processo di autonomia e emancipazione. Si tratta di dinamiche delicate in qualunque famiglia ma probabilmente amplificate nei nuclei a tre.

“Si inventa amici immaginari per compensare la solitudine”
La fantasia degli amici immaginari non appartiene solo ai figli unici, isolati o disagiati. È una creazione positiva abbastanza comune. Tutti i bimbi possono aver bisogno di affrontare solitudine, paura, preoccupazioni con l’aiuto di un compagno creato da loro stessi.

In sintesi, ogni volta che vi trovate a dover gestire conflitti “insormontabili” che riguardano la relazione con vostro figlio/a, chiedetevi come potreste e soprattutto a chi potreste rivolgervi per un aiuto immediato e concreto. Professionisti esperti non faranno altro che accogliere la vostra richiesta impostando insieme a voi un percorso che assicuri un risultato immediato ed efficace.

Allucinazione auditive: quando e perche’ capita

Molte delle persone che “sentono le voci” vivono davvero la sensazione di avere molteplici voci nella testa, ognuna con un carattere distinto. Alcuni individui, inoltre, provano anche effetti dolorosi sui loro corpi. Lo rivela un importante studio, condotto dalle università americane di Durham e Stanford, che potrebbe rovesciare alcune credenze tradizionali sul tema. La ricerca mette in luce la complessità di questi meccanismi e spiega anche come le allucinazioni auditive (una terminologia più corretta per indicare il fenomeno) possono colpire chiunque, non solo chi è affetto da disturbi mentali.

Il lavoro, appena pubblicato su The Lancet Psychiatry è stato condotto attraverso questionari online, a cui hanno risposto 153 persone, di cui solo 26 non affette da disturbi psichici. È emerso che l’81% ha sentito voci multiple e il 70% ha riconosciuto un carattere peculiare per ogni voce. Per il 69% delle persone intervistate si tratta di voci tendenzialmente dal timbro violento, spesso legate a traumi subiti in passato. Insieme a queste “rumore di fondo”, il 66% ha detto di provare sensazioni corporee: caldo, formicolio alle mani e ai piedi. Ma non ci sono solo paura, stress e depressione: il 31% ha registrato anche emozioni positive.

Un percorso psicoterapico puo’ influire positivamente su tale quadro sintomatologico. Dati certi indicano come sia efficace un intervento tempestivo in merito a queste problematiche. Al contrario, non intervenire nell’immediatezza provoca un peggioramento del quadro clinico.

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Di cosa si parla quando si parla di Narcisismo?

La maggior parte delle persone pensa erroneamente che la parola Narcisismo abbia a che fare con la sindrome del Don Giovanni. Non e’ proprio cosi’. Cerchiamo di fare chiarezza.

Il concetto di Narcisismo, appena escluso dal DSM (Manuale dei Disturbi Mentali) versione V, ha visto il susseguirsi di numerose costellazioni teoriche che hanno teso a inquadrare la problematica del soggetto narcisista all’interno di un variegato quadro psicopatologico.

Al momento, secondo quanto riferito da Psicoanalisti di area statunitense, siamo tutti immersi in una societa’ che da’ ampio spazio ad un atteggiamento narcisista. Gli stessi Psicoanalisti rintracciano in questa evoluzione sociale la causa di una diminuzione drastica di pazienti all’interno dei loro studi. E’ dunque impossibile porsi come terapeuti di una categoria nosografica diventata “fantasma”?

Ecco alcuni punti che possono esservi utili per rintracciare adeguate informazioni relativamente ad un concetto di cui si e’ ampiamente dibattuto e sul quale adesso sembriamo non avere piu’ molto da dire:

a. Il Narcisista sostiene di poter fare meglio di altri qualunque cosa. Non vi stupite se lo mette nero su bianco in molteplici occasioni.

b. Le esperienze di vita del narcisista tendono all’eccesso, all’essere e al sentirsi onnipotente. Non per questo dovete svalutare voi stessi nell’interazione con lui/lei.

c. Se vi innamorate di un presunto narcisista cercate di capire le sue reali intenzioni e motivazioni. Non lasciatevi prendere dal panico, potreste incorrere in situazioni davvero improprie.

d. Consultate uno specialista qualora non riusciate a capire voi stessi cosa e’ meglio fare. Non e’ detto che chi e’ tendenzialmente narcisista, non abbia anche la capacita’ interiore di mettersi in discussione.

 

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