da Dr.ssa Ilaria Bellavia
L’ansia è una delle esperienze più comuni e, allo stesso tempo, una delle più fraintese. Tutti l’abbiamo provata prima di un esame, di un colloquio di lavoro o di una scelta importante. In quei momenti ci aiuta: ci rende attenti, pronti, concentrati.
A volte però l’ansia smette di essere un alleato e diventa una presenza costante. Si accende senza un motivo apparente, toglie il sonno, limita la vita quotidiana. È allora che vale la pena fermarsi e chiedersi che cosa stia cercando di comunicarci.
In questo articolo spiego che cos’è l’ansia, quali sono i sintomi dell’ansia più frequenti, quando diventa un disturbo e in che modo la psicoterapia può aiutare.
Che cos’è l’ansia e quando diventa un disturbo
L’ansia è una risposta naturale dell’organismo a una situazione percepita come minacciosa. Il corpo si prepara ad affrontare un pericolo: il cuore accelera, il respiro si fa più rapido, i muscoli si tendono.
Diventa un disturbo d’ansia quando questa risposta è troppo intensa, troppo frequente o sproporzionata rispetto alla situazione reale. Un altro segnale importante è la durata: la preoccupazione non passa, anche quando il motivo apparente è risolto.
Il criterio decisivo è l’impatto sulla vita. Se l’ansia porta a rinunciare a uscire, guidare, lavorare con serenità o stare con gli altri, non è più una semplice reazione allo stress. È una sofferenza che merita attenzione.
I sintomi dell’ansia
I sintomi dell’ansia coinvolgono il corpo, la mente e il comportamento. Spesso si presentano insieme e si alimentano a vicenda.
Nel corpo
- tachicardia, palpitazioni, senso di oppressione al petto
- respiro corto o sensazione di soffocamento
- tensione muscolare, mal di testa, dolori al collo e alle spalle
- disturbi gastrointestinali, nausea, nodo allo stomaco
- sudorazione, tremori, vertigini
- insonnia o risvegli notturni frequenti
Nella mente
- preoccupazioni continue e difficili da controllare
- pensieri catastrofici, la sensazione che stia per accadere qualcosa di grave
- difficoltà di concentrazione e vuoti di memoria
- irritabilità e stanchezza mentale
Nel comportamento
- evitare luoghi, situazioni o persone che scatenano l’ansia
- bisogno di controllare tutto o di essere sempre rassicurati
- iperattività, difficoltà a fermarsi e a riposare
Molte persone si rivolgono prima al medico per questi sintomi fisici. È giusto escludere cause organiche, ma quando gli esami sono negativi è utile considerare anche l’aspetto psicologico.
Le forme più comuni di ansia
L’ansia può assumere forme diverse. Le più frequenti sono tre.
Disturbo d’ansia generalizzato. È una preoccupazione costante e diffusa, che riguarda il lavoro, la salute, la famiglia, il futuro. La persona si sente sempre in allerta, fatica a rilassarsi e spesso dorme male.
Attacchi di panico. Sono episodi improvvisi di paura intensa, con sintomi fisici molto forti: cuore in gola, fiato corto, la sensazione di perdere il controllo o di stare per morire. Dopo il primo attacco può nascere la paura di averne altri, che porta a evitare luoghi come l’auto, i mezzi pubblici o i posti affollati.
Ansia sociale. È il timore di essere giudicati, di fare brutta figura o di sentirsi inadeguati davanti agli altri. Può rendere difficili il lavoro, le amicizie e le relazioni affettive.
Che cosa ci dice l’ansia: una lettura psicoanalitica
In un’ottica psicoanalitica l’ansia non è solo un sintomo da eliminare: è anche un messaggio. Spesso segnala che qualcosa dentro di noi chiede ascolto: un conflitto non risolto, un bisogno trascurato, un’emozione che non abbiamo potuto riconoscere.
Pensiamo a chi è sempre impegnato e non riesce mai a fermarsi. L’attività continua tiene lontano il disagio, ma appena si concede una pausa l’ansia ritorna. Oppure a chi ha costruito una vita ordinata e apparentemente soddisfacente, eppure sente un peso che non sa spiegare.
In questi casi l’ansia indica uno scarto tra la vita che viviamo e ciò di cui avremmo davvero bisogno. Comprenderne il significato, invece di limitarsi a combatterla, apre la possibilità di un cambiamento più profondo e duraturo.
Come si cura l’ansia: il ruolo della psicoterapia
La psicoterapia per l’ansia aiuta a ridurre i sintomi e, allo stesso tempo, a comprenderne le radici. Il lavoro si svolge passo dopo passo, nel rispetto dei tempi di ciascuno.
Il percorso inizia con una consultazione psicologica: alcuni colloqui per mettere a fuoco la difficoltà e capire insieme quale strada sia la più adatta. Può seguire una psicoterapia a cadenza settimanale oppure una psicoterapia psicoanalitica, più intensiva, quando si desidera lavorare in profondità sulle cause.
In terapia la persona impara a riconoscere i propri segnali d’allarme e a dare un nome a ciò che prova. Scopre le modalità con cui finora si è difesa dal dolore e che, nel tempo, hanno finito per alimentare l’ansia. Da questa nuova consapevolezza nascono scelte più libere e una relazione diversa con sé stessi e con gli altri.
In alcuni casi può essere utile affiancare una terapia farmacologica, prescritta dal medico o dallo psichiatra. I farmaci possono attenuare i sintomi più intensi, mentre la psicoterapia lavora sulle cause: i due approcci possono integrarsi.
Quando chiedere aiuto
È il momento di rivolgersi a uno psicologo o a uno psicoterapeuta quando:
- l’ansia dura da settimane o da mesi senza migliorare
- si iniziano a evitare situazioni, luoghi o persone
- il sonno, il lavoro o le relazioni ne risentono
- si sono avuti uno o più attacchi di panico
- si ha la sensazione di non riuscire più a farcela da soli
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza. È il primo passo per smettere di subire l’ansia e iniziare a comprenderla.
Sono psicologa e psicoterapeuta a Firenze, a orientamento psicoanalitico. Ricevo in studio e online, anche in lingua inglese. Se senti che l’ansia sta limitando la tua vita, puoi scrivermi dal modulo nella pagina Contatti per fissare un primo colloquio.
da Dr.ssa Ilaria Bellavia
La sessualità è una dimensione fondamentale della nostra vita, eppure resta uno dei temi di cui è più difficile parlare. Spesso la si riduce alla sola sfera fisica, dimenticando quanto sia intrecciata con le emozioni, la storia personale e le relazioni.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera la salute sessuale parte integrante del benessere psicologico. Prendersene cura significa prendersi cura di sé nel suo insieme.
Sessualità, emozioni e relazione
Il desiderio non nasce solo dal corpo. Risente del nostro stato d’animo, dello stress, dell’autostima e del modo in cui ci sentiamo nella relazione con l’altro.
Periodi di stanchezza, preoccupazioni lavorative o cambiamenti di vita, come la nascita di un figlio, possono modificare l’intimità. Si tratta spesso di oscillazioni naturali, che diventano un problema solo quando generano sofferenza o distanza.
Le difficoltà sessuali più comuni
Le difficoltà sessuali sono molto più diffuse di quanto si pensi, e riguardano uomini e donne di ogni età. Tra le più frequenti:
- calo del desiderio o perdita di interesse per l’intimità;
- ansia da prestazione, la paura di non essere all’altezza;
- difficoltà di eccitazione o di raggiungimento del piacere;
- dolore o disagio nei rapporti;
- blocchi emotivi legati a esperienze passate, educazione o sensi di colpa.
Quando un medico ha escluso cause organiche, è utile guardare anche alla dimensione psicologica. Spesso il sintomo sessuale parla di qualcosa che non trova altre parole.
Lo sguardo psicoanalitico
Freud fu tra i primi a riconoscere il ruolo centrale della sessualità nello sviluppo psichico, ben oltre l’atto sessuale. Per la psicoanalisi, il modo in cui viviamo il desiderio e il piacere porta con sé le tracce delle nostre prime relazioni affettive.
La psicoanalisi relazionale contemporanea, con autori come Stephen Mitchell, ha mostrato quanto desiderio e legame di attaccamento si influenzino a vicenda. Sentirsi al sicuro con l’altro e, insieme, mantenere vivo il desiderio è una delle sfide più delicate delle relazioni durature.
In terapia la sessualità non viene trattata come una funzione da “aggiustare”. Diventa una via per comprendere la propria identità, le proprie paure e il proprio modo di stare in relazione.
La sessualità nella coppia
Nella coppia la sessualità è anche una forma di comunicazione. Quando l’intimità si spegne, spesso non manca il desiderio in sé, ma la possibilità di esprimere bisogni, aspettative e vulnerabilità.
Parlare apertamente, senza accuse, è il primo passo. Per alcune coppie una terapia di coppia può offrire uno spazio protetto dove ritrovare il dialogo e riscoprire la complicità.
Quando rivolgersi a uno psicologo
Se una difficoltà sessuale dura nel tempo, genera ansia o vergogna, o crea tensioni nella relazione, può essere utile parlarne con uno psicologo o uno psicoterapeuta. Non c’è nulla di cui vergognarsi: è un tema che riguarda la salute, come qualsiasi altro.
In uno spazio di ascolto riservato e libero da giudizio è possibile comprendere il significato di ciò che si vive e ritrovare una sessualità più serena e consapevole.
Dott.ssa Ilaria Bellavia — Psicologa e psicoterapeuta psicoanalitica a Firenze
da Dr.ssa Ilaria Bellavia
Viviamo immersi in un flusso continuo di notifiche, scadenze e pensieri che corrono avanti, verso il futuro, o indietro, verso ciò che è già accaduto. Spesso ci accorgiamo di essere stanchi solo quando il corpo ce lo segnala con tensione, insonnia o irritabilità.
In questo scenario la mindfulness, o consapevolezza, è diventata una parola molto diffusa. Ma che cosa significa davvero, e come può aiutarci a ritrovare un rapporto più autentico con noi stessi?
Che cos’è la mindfulness
La mindfulness è la capacità di prestare attenzione al momento presente, in modo intenzionale e senza giudizio. Nasce dalla tradizione meditativa buddhista ed è stata introdotta in Occidente da Jon Kabat-Zinn alla fine degli anni Settanta, con il protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction).
Praticare la mindfulness non significa svuotare la mente o eliminare i pensieri. Significa osservarli mentre arrivano e se ne vanno, insieme a emozioni e sensazioni corporee, senza esserne travolti. È un modo diverso di stare con ciò che accade dentro di noi.
I benefici della mindfulness
La ricerca scientifica ha mostrato che una pratica regolare può portare benefici concreti al benessere psicologico. Tra quelli più studiati:
- riduzione dello stress e della tensione muscolare;
- maggiore capacità di gestire ansia e attacchi di panico;
- prevenzione delle ricadute nella depressione;
- miglioramento della qualità del sonno e della concentrazione;
- una migliore regolazione emotiva, cioè la capacità di riconoscere le emozioni prima di reagire.
Non si tratta di una soluzione magica, ma di un allenamento. Come per un muscolo, i risultati arrivano con la costanza.
Mindfulness e psicoterapia psicoanalitica
A prima vista mindfulness e psicoanalisi sembrano mondi lontani. In realtà condividono un gesto fondamentale: fermarsi ad ascoltare ciò che accade dentro di sé, senza fretta di cambiarlo.
Già Freud parlava di attenzione fluttuante, l’atteggiamento con cui l’analista accoglie le parole del paziente senza selezionarle in anticipo. Oggi il concetto di mentalizzazione, sviluppato da Peter Fonagy, descrive la capacità di riconoscere i propri stati mentali e quelli degli altri: una competenza che la consapevolezza aiuta a coltivare.
La mindfulness può quindi essere un valido alleato del percorso di psicoterapia. La pratica aiuta a osservare le emozioni; la terapia aiuta a comprenderne il significato e la storia.
Un esercizio per iniziare: tre minuti di respiro
Per avvicinarti alla mindfulness bastano pochi minuti al giorno. Prova questo semplice esercizio di respirazione consapevole:
- Siediti comodo, con la schiena dritta e i piedi appoggiati a terra. Chiudi gli occhi o abbassa lo sguardo.
- Porta l’attenzione al respiro: senti l’aria che entra ed esce dalle narici, il petto e l’addome che si muovono.
- Quando la mente si distrae, e succederà, nota dove è andata e riporta gentilmente l’attenzione al respiro.
- Dopo circa tre minuti allarga l’attenzione a tutto il corpo, poi riapri lentamente gli occhi.
Distrarsi non è un errore. Ogni volta che torni al respiro stai allenando la tua consapevolezza.
Quando rivolgersi a uno psicologo
La mindfulness è una risorsa preziosa, ma non sostituisce un percorso di cura. Se l’ansia, la tristezza o lo stress diventano persistenti e limitano la tua vita quotidiana, può essere utile chiedere il supporto di uno psicologo o di uno psicoterapeuta.
In uno spazio di ascolto sicuro è possibile dare un senso a ciò che si prova e costruire un benessere più profondo e duraturo.
Dott.ssa Ilaria Bellavia — Psicologa e psicoterapeuta psicoanalitica a Firenze