fbpx

La vergogna di essere obesi



LA VERGOGNA

La sensazione di avere un corpo che non “ci appartiene” è, per molti, occasione e spinta verso la richiesta di un aiuto psicologico.

Le persone tendono, talvolta, a sottostimare il carico emotivo che deriva da una situazione di fallimento e di vergogna. Pensano, ad esempio, che il problema di un corpo grasso o informe non sia, di per sé, fonte di disagio e di malessere. Al contempo, il più delle volte, negano a se stessi il ripetuto ricorrere a ingenti quantità di cibo.

La vergogna è un tema pregnante che impedisce alle persone di esprimere se stesse all’interno della società contemporanea. Il termine grasso viene spesso associato a sollecitazioni negative che non contemplano la possibilità di essere apprezzati e desiderati sul piano fisico.

Si pensa, infatti, che la maggior parte delle persone cosiddette “overeating” non si rendano minimamente conto della sovrabbondanza di cibo ingurgitato nell’arco di un tempo relativamente breve.

Scrive un paziente: “Mi sentivo bene psicologicamente tutte le volte che avevo a mio disposizione grosse quantità di cibo, dal salato, al dolce, allora potevo permettermi di dedicarmi a quell’attività così piacevole…funzionava come antidepressivo, mi sentivo bene, in pace con me stesso…”

AFFRONTARE LA VERGOGNA

Primo passo, rispetto alla consulenza psicologica (e magari psicoterapica in un secondo momento), è quello di affrontare con consapevolezza il proprio senso di vergogna. Essere, quindi, egodistonici rispetto al proprio disagio, attraverso una serie di semplici passaggi:

a. porsi alcuni interrogativi in merito alla percezione del proprio corpo nel tempo e nello spazio a 360 gradi

b. imparare a descrivere se stessi in termini di come si è in quel dato momento, nonché in termini di ideale dell’Io

c. cercare di analizzare a fondo il gap esistente tra un piano di realtà propriamente detto ed un piano di idealizzazione degli altri, rispetto a sé

d. confrontarsi con una immagine di sé che evidentemente, fino a quel momento, ci ha rimandato solo sensazioni spiacevoli

Ilaria Bellavia, Psicologa Psicoterapeuta Psicodinamica

Mindful Eating

Un rimedio efficace ad una alimentazione INCONTROLLATA?

Lo studioso Kabat Zinn ci ha edotti rispetto al fatto che poter controllare la respirazione nei vari momenti della giornata, in relazione ai nostri stati emotivi, apporta un senso di benessere e di equilibrio interiore che, altrimenti, faremmo fatica a mantenere.

In effetti, all’interno della popolazione italiana (tra coloro che risultano essere dei mangiatori compulsivi) si rintracciano aspetti legati ad un senso di VUOTO interiore, ad una marcata solitudine, ad un senso di VERGOGNA nel rapportarci agli altri.

E allora il cibo diventa un fenomeno di compensazione, un riempitivo da non sottovalutare. Ci si alimenta, non tanto per una ricerca di gusto e di corretta alimentazione, ma piuttosto per un processo di disillusione di fronte ai drammi dell’esistenza, o come difesa rispetto al continuo senso di infelicità che le persone provano quotidianamente.

Nel testo Mindful Eating, della collega Montesarchio si affronta tutto questo. La respirazione consapevole, afferma la collega, ci aiuta a ridurre al massimo tutte quelle sensazioni di disagio che trovano solitamente soluzioni e rimedi frettolosi e inefficaci come il ricorrere ad una alimentazione incontrollata.

Ma, naturalmente, la Psicoterapia in sé raccoglie tutta una serie di tecniche e di procedure utili a rinforzare un senso di sé più organizzato, una maggiore autostima, un abbassamento del livello di ansia e di depressione. Vero è che i dati scientifici in nostro possesso ci dicono che la respirazione/meditazione controllata rende efficaci tutta una serie di altre procedure di intervento che vanno nella direzione di innalzare il senso di benessere dell’individuo.

______________________________________________________________________________

Quando la felicità non è più a portata di mano

 

Non è sempre così automatico poter disporre della “felicità”. Ad esempio, alcune persone sono gratificate dal proporsi agli altri come “benefattori” o persone che, prima di tutto, gestiscono il bene degli altri. Questo è per loro motivo di “felicità.

Ma siamo così sicuri di questo? cosa dicono gli Psicologi?

Non è tutto così lineare quando si parla di comportamenti umani e di funzionamento della mente umana. Le cose sono un tantino più complesse. Molte persone, ad esempio, non riescono a contro-bilanciare un atteggiamento altruistico, in cui si possono rintracciare sentimenti di benevolenza gratuita nei confronti degli altri, ad un atteggiamento che prenda in considerazione anche loro stessi (ovvero, mi prendo cura di me stesso/a, cerco di volermi bene, ecc…..).

Qual è il risultato di questa mancanza?

Non vi è un unico risultato, ma ve ne sono molteplici. Intanto, sembra che persone così etero-centrate, vadano incontro, nel tempo, a sentimenti di inutilità, indifferenza nei confronti del mondo, bassa autostima, sintomi depressivi.

In questo senso la psicoterapia ad orientamento psicoanalitico dà modo a queste persone di recuperare quell’attenzione amorevole che, evidentemente, non hanno sperimentato in età infantile e questo non è poco.

 

 

Call Now Button