Negli ultimi anni, nella pratica clinica contemporanea, si osserva un aumento significativo di pazienti che portano in terapia un disagio legato alla percezione del proprio corpo. Non si tratta soltanto di disturbi alimentari o di preoccupazioni estetiche, ma di vissuti più profondi, che riguardano il senso stesso di identità. Il corpo, in questi casi, diventa il teatro in cui si esprime una fragilità del Sé, una difficoltà a sentirsi coesi, continui e riconoscibili nel tempo.
In una prospettiva psicoanalitica, il corpo non è mai solo un dato biologico: è un corpo vissuto, investito affettivamente, costruito nelle relazioni precoci. È attraverso lo sguardo dell’altro, il contatto, la cura, che il bambino inizia a percepire se stesso come un’unità. Quando queste esperienze sono state disorganizzate, incoerenti o emotivamente carenti, può svilupparsi un senso di sé fragile, discontinuo, che trova nel corpo un punto di appoggio instabile.
Il corpo come contenitore fragile del Sé
Nei disturbi del Sé, la persona può sperimentare una sensazione di vuoto interno, di inconsistenza, di mancanza di definizione. In questi casi, il corpo diventa il luogo in cui cercare confini e definizioni. Alcuni pazienti descrivono il proprio corpo come estraneo, lontano, quasi non appartenente. Altri, al contrario, vivono il corpo in modo ipercontrollato, come se fosse l’unico elemento su cui esercitare un senso di padronanza.
La percezione corporea può oscillare tra due poli:
un senso di distacco e depersonalizzazione, in cui il corpo appare irreale o distante;
una focalizzazione intensa su sensazioni fisiche, difetti percepiti o modificazioni corporee.
Queste oscillazioni riflettono la difficoltà a mantenere un senso stabile del Sé. Il corpo diventa allora una superficie su cui proiettare conflitti interni non mentalizzati.
Depersonalizzazione e derealizzazione corporea
Molti pazienti riferiscono esperienze di estraneità rispetto al proprio corpo: “mi sento come se non fossi dentro il mio corpo”, “mi guardo allo specchio e non mi riconosco”. Queste esperienze, spesso molto angoscianti, indicano una frattura tra l’esperienza emotiva e la rappresentazione corporea.
In chiave psicoanalitica, tali vissuti possono essere compresi come difese dissociative. Quando le emozioni sono troppo intense o non mentalizzabili, la psiche può “allontanarsi” dall’esperienza corporea. Il prezzo di questa difesa è però una perdita di continuità del Sé.
Il corpo come luogo di regolazione emotiva
Nei disturbi del Sé, il corpo viene spesso utilizzato per regolare stati affettivi difficili. Questo può avvenire attraverso:
condotte alimentari disfunzionali
iperattività fisica
focalizzazione ossessiva su difetti corporei
comportamenti autolesivi
somatizzazioni diffuse
In queste situazioni, il corpo diventa un linguaggio. Dove manca la possibilità di pensare e simbolizzare, il corpo parla. Il dolore fisico, la tensione, la trasformazione corporea diventano modi per dare forma a emozioni altrimenti inafferrabili.
Specchio e costruzione dell’identità corporea
Lo specchio assume spesso un ruolo centrale. Alcuni pazienti controllano continuamente il proprio aspetto, mentre altri evitano lo specchio perché fonte di angoscia. Lo sguardo su di sé è in realtà lo sguardo interiorizzato dell’altro. Se l’immagine di sé è stata costruita in un contesto relazionale critico, instabile o poco sintonizzato, la percezione del corpo resterà fragile.
La persona può sentirsi:
troppo visibile
invisibile
deformata
non coerente con ciò che sente dentro
Questo scollamento tra esperienza interna e immagine corporea è uno degli elementi più tipici dei disturbi del Sé.
Corpo e identità nell’epoca contemporanea
Il contesto attuale accentua queste difficoltà. L’esposizione continua a modelli corporei irrealistici, l’attenzione costante all’immagine, la pressione verso la performance contribuiscono a rendere il corpo un oggetto da perfezionare più che da abitare. Nei soggetti con un Sé fragile, questo scenario amplifica il senso di inadeguatezza e la difficoltà a sentirsi autentici.
Il corpo rischia di diventare:
un oggetto da correggere
una superficie da controllare
uno strumento per ottenere riconoscimento
un campo di battaglia interno
Il lavoro terapeutico
Nel percorso psicoanalitico, l’obiettivo non è modificare direttamente la percezione del corpo, ma rafforzare il senso del Sé. Quando il paziente inizia a sentirsi più stabile, più riconosciuto nella relazione terapeutica, anche il vissuto corporeo cambia. Il corpo diventa gradualmente più abitabile, meno estraneo.
Il lavoro terapeutico passa attraverso:
la costruzione di un’esperienza relazionale sicura
la possibilità di nominare e pensare le emozioni
l’integrazione tra vissuti corporei e rappresentazioni mentali
la ricostruzione della continuità del Sé
Nel tempo, il paziente può passare da un corpo vissuto come oggetto a un corpo vissuto come parte di sé. Questo processo non è immediato, ma rappresenta uno dei cambiamenti più profondi e trasformativi della terapia.
Conclusione
I disturbi del Sé e le difficoltà nella percezione del corpo rappresentano una delle forme più diffuse del disagio contemporaneo. Il corpo, lungi dall’essere solo una questione estetica, diventa il luogo in cui si esprime la fragilità dell’identità. Comprendere questi fenomeni in chiave psicoanalitica permette di andare oltre il sintomo e di lavorare sulle radici profonde del disagio.
Quando il Sé si rafforza, il corpo smette di essere un campo di conflitto e torna a essere ciò che originariamente è: il luogo in cui la persona può sentirsi presente, viva e autentica.
Il transfert è un fenomeno in cui una persona sembra dirigere sentimenti o desideri relativi a una figura importante nella propria vita – come un genitore – verso qualcuno che non è quella persona. Nel contesto della psicoanalisi e delle relative forme di terapia, si pensa che un paziente dimostri il transfert quando esprime sentimenti verso il terapeuta che sembrano essere basati sui sentimenti passati del paziente verso qualcun altro.
Contenuto
Cos'è il transfert?
Come funziona il transfert in terapia
Cos’è il transfert?
Il concetto di transfert è emerso dalla pratica psicoanalitica di Sigmund Freud negli anni 1890. Freud credeva che le esperienze dell’infanzia e i conflitti interni costituissero la base dello sviluppo e della personalità di un adulto. La psicoanalisi mira a scoprire quei conflitti inconsci, che possono essere responsabili degli attuali modelli di emozione e comportamento. Il transfert è un metodo attraverso il quale questi conflitti possono essere riconosciuti e, si spera, risolti.
Qual è un esempio di transfert?
Se la madre di un paziente era estremamente critica nei suoi confronti da bambina, e il terapeuta fa un’osservazione che il paziente percepisce come critica, il paziente potrebbe esprimerlo e persino scagliarsi contro il terapeuta. Questa risposta potrebbe essere interpretata come se applicasse al terapeuta gli stessi sentimenti che provava verso sua madre. La risposta di un paziente ad un terapeuta può anche assomigliare alla sua risposta ad un partner romantico o a qualche altra persona nella sua vita.
Il transfert avviene al di fuori della terapia?
Gli psicologi sostengono che il transfert si verifica nella vita quotidiana, anche se viene esaminato più da vicino in alcune forme di terapia. Per esempio, una donna potrebbe sentirsi eccessivamente protettiva nei confronti di un’amica più giovane che le ricorda la sua sorellina. Un giovane impiegato potrebbe provare lo stesso tipo di sentimenti che prova nei confronti di suo padre quando si trova in presenza di un capo che gli assomiglia in qualche modo.
Il transfert è conscio o inconscio? Qual è la differenza tra transfert e proiezione? Come funziona il transfert in terapia
Mentre gran parte del quadro di Freud si è dimostrato difficile da convalidare empiricamente, le sue teorie hanno stimolato la crescita della psicologia, e molte delle sue idee – incluso il transfert – rimangono rilevanti per i terapeuti di oggi. Specialmente nella psicoanalisi e nelle forme psicodinamiche di psicoterapia, il transfert è considerato un utile strumento terapeutico.
Quali sono i diversi tipi di transfert in terapia?
In terapia, possono verificarsi sia tipi di transfert sfumati positivamente che negativamente. Il “transfert idealizzato” descrive quando un paziente assume che il terapeuta abbia certe caratteristiche positive (come la saggezza). Se i sentimenti positivi non sono troppo esagerati, questa forma di transfert può essere utile per l’alleanza terapeuta-paziente. Il transfert negativo potrebbe essere all’opera quando un paziente ha sentimenti sul terapeuta, come il sospetto o la rabbia, che sembrano essere basati su esperienze di relazioni passate.
Cos’è il transfert sessualizzato?
L’esperienza di un paziente rispetto a sentimenti sessuali o romantici sul terapeuta è stata chiamata transfert sessualizzato. Il concetto risale a Freud, che postulava che alcuni pazienti si innamorano del loro terapeuta a causa del contesto della psicoanalisi, non a causa delle caratteristiche reali del terapeuta. Teorici successivi hanno distinto tra “transfert erotico”, che può coinvolgere fantasie sessuali che un paziente si rende conto che non sono realistiche, e “transfert erotizzato” – un modello più intenso e problematico che può includere esplicite proposte sessuali da parte di un paziente.
Altri spunti possono essere:
Come si comportano i terapeuti con il transfert? Cos’è il controtransfert? Come affrontano i terapeuti il controtransfert? Come è collegato il transfert al concetto di “schermo bianco”?
La psicosi si verifica quando un individuo perde il contatto con la realtà – una rottura che può essere terrificante da sperimentare o da osservare in una persona cara. La psicosi può includere allucinazioni, deliri, discorsi disorganizzati e movimenti anormali. Le allucinazioni – percepire qualcosa che non esiste – e i deliri o le false credenze sono segni distintivi della psicosi. Il discorso disorganizzato può manifestarsi come balbettii incoerenti e i movimenti anormali possono includere l’immobilità, uno stato chiamato catatonia.
La psicosi è un sintomo, non un disturbo classificabile di per sé. I sintomi persistenti della psicosi possono portare alla diagnosi di un disturbo dello spettro schizofrenico, come la schizofrenia, il disturbo schizoaffettivo o il disturbo schizofreniforme. La psicosi può anche essere uno dei sintomi del disturbo bipolare. Ma la psicosi può derivare da altre fonti, come la mancanza di sonno, l’alcol o le droghe. È importante cercare un aiuto professionale non appena si sperimenta o si sospetta una psicosi.
Capire la psicosi
Prima che i giovani adulti sperimentino il loro primo episodio psicotico, spesso mostrano segni che qualcosa non va. Il loro comportamento può sembrare insolito, confuso o ritirato, e possono iniziare ad avere difficoltà a scuola o al lavoro. Cercare aiuto durante questa fase è fondamentale. Il trattamento può permettere alle persone di gestire la condizione e continuare il loro percorso di vita durante gli anni della prima età adulta.
Quali sono i segni di avvertimento e i sintomi della psicosi?
I cambiamenti comportamentali possono essere sperimentati e osservati prima di un episodio psicotico completo. Questi segni includono
Ritiro dagli amici e dalle attività sociali
Un calo dei voti o delle prestazioni lavorative
Emozioni smussate o inappropriate
Un’incapacità di pensare chiaramente e la sensazione che qualcosa sia “fuori posto”.
Sospetti sul comportamento degli altri
Aggressione verso gli altri
Problemi di memoria e distraibilità
Sensibilità agli stimoli come luci intense, rumore, colori e tessuti
Uso peculiare di parole e frasi, e sintassi manipolata
Discorso rapido e affermazioni senza senso.
Cos’è il primo episodio psicotico (FEP)?
La psicosi emerge più spesso nell’adolescenza e nella giovane età adulta. Infatti, circa 100.000 individui, ad esempio negli Stati Uniti, sperimentano un primo episodio di psicosi, o FEP, ogni anno. Questo può essere preceduto da una fase in cui la loro presa sulla realtà si incrina e scivola via. Possono percepire cose che non ci sono, interpretare male le interazioni sociali o lottare con il pensiero astratto.
Quanto dura un episodio psicotico? Quali disturbi di salute mentale includono la psicosi? Le persone che hanno psicosi sono pericolose? Cause della psicosi
Gli scienziati non hanno ancora una chiara comprensione di ciò che causa la psicosi. La genetica gioca un ruolo, perché il rischio di sviluppare la schizofrenia è più alto per i gemelli e i parenti stretti con la condizione. Ma lo sviluppo della psicosi comprende molto di più del profilo genetico: è probabile che sia dovuto a una combinazione di fattori biologici, psicologici e sociali. Per coloro che sono più vulnerabili ad essa, la psicosi può emergere a causa di stress, traumi o altri eventi.
Cosa scatena un episodio psicotico?
Gli episodi psicotici, in alcuni casi, possono essere innescati da fattori specifici. Oltre alla presenza sottostante di condizioni come la schizofrenia e il disturbo bipolare, i sintomi possono essere provocati da ansia e stress, dall’uso di alcol o droghe e dalla mancanza di sonno.
La cannabis può causare psicosi?
La relazione tra psicosi e cannabis è complicata, ed è difficile distinguere se una causa l’altra. Ma alcune ricerche suggeriscono che l’uso quotidiano di cannabis e l’uso di cannabis ad alto contenuto di THC sono associati ad un aumento delle probabilità di sviluppare psicosi.
La caffeina può indurre psicosi? Il COVID-19 può indurre psicosi? Trattare la psicosi
Un singolo episodio di psicosi, specialmente il primo (primo episodio di psicosi) può essere controllato con i farmaci; e una recidiva può spesso essere prevenuta una volta identificata la causa sottostante. Per prevenire ulteriori episodi, è fondamentale cercare immediatamente un trattamento.
I sintomi della psicosi sono trattati sia con farmaci antipsicotici che con la psicoterapia. Gli antipsicotici possono assumere la forma di pillole, liquidi o iniezioni mensili. Le allucinazioni tendono a placarsi in un paio di giorni e i deliri in poche settimane, ma i farmaci richiedono circa sei settimane per essere completamente efficaci. Quando gli individui aderiscono a un piano di trattamento, anche coloro che hanno sperimentato più episodi psicotici possono gestire efficacemente i loro sintomi e condurre una vita soddisfacente.
La psicosi può essere curata?
Mentre la psicosi può essere gestita con successo nel tempo, non ci sono farmaci o terapie che mirano e curano il disturbo sottostante. Il trattamento si concentra invece sul contenimento dei sintomi della psicosi con la terapia farmacologica e con la psicoterapia, relativamente alle altre dinamiche presenti.