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Come definiresti la Paranoia?

Il significato della paranoia non è sempre lo stesso. Ci sarà capitato di ascoltare qualcuno che si definiva paranoico perché i suoi pensieri iniziavano ad amplificare il significato persecutorio di tanti piccoli eventi.

In condizioni di elevato stress può infatti capitare a diverse persone di iniziare ad attribuire un significato agli eventi nella modalità tipica della paranoia. Quando si vive un periodo particolarmente stressante, si può sviluppare una percezione persecutoria del proprio mondo relazionale, però dopo poco tempo e una volta superata l’iperattivazione e il disagio dovuti allo stress, il soggetto ritorna a fidarsi o perlomeno rivede sotto un’altra luce quella che prima poteva apparirgli come una percezione inequivocabilmente aderente alla realtà.

L’attribuzione di significato della paranoia è trasversale a differenti posizioni soggettive e a diversi stili di personalità. Va però sottolineato che la tendenza paranoidea del pensiero umano ha un significato clinico differente dal disturbo di personalità paranoideo.

L’atteggiamento paranoico è ben diverso da un disturbo di personalità di tipo paranoico, perché in quest’ultimo la malevolenza che viene attribuita agli altri non viene mai messa in dubbio e assume i connotati della certezza inconfutabile, come se entrasse in azione una visione del mondo o una prospettiva scientifica che non ha bisogno di verifiche per essere sentita vera dal soggetto.

Persona empatica: significato

L’empatico è una persona che sa accostarsi agli altri accogliendo la loro differenza. Il significato del termine empatico indica anche un livello della relazione che va oltre la logica del rispecchiamento. L’empatico vive la relazione con gli altri sperimentando l’inevitabile separazione e differenza che caratterizza un rapporto autentico con l’alterità.

L’empatia viene comunemente associata alla simpatia, alla compassione e all’altruismo. Attorno all’empatia gravitano allora una costellazione di fenomeni che comprendono la disposizione innata agli istinti sociali e alla protezione e cura degli altri fino alla capacità di simulare in sé stessi l’esperienza vissuta dall’Altro. Se seguiamo questa accezione di empatia rischiamo però di confondere il soggetto empatico con chi è capace di “mettersi nei panni” dell’Altro. Dovremmo invece considerare empatico chi sa abitare la relazione con l’Altro senza utilizzare il proprio vissuto come parametro per comprendere l’alterità radicale dell’Altro.

Sul piano relazionale empatico è contrario a simmetrico e speculare. Il livello empatico della relazione non si basa sul rispecchiamente tra Sé e l’Altro, ma sulla differenza simbolica tra soggetto e Altro. Empatico indica anche l’aspetto inassimilabile della relazione, quella dimensione che non si lascia addomesticare dalla propria capacità di immaginare il vissuto dell’Altro. Il livello empatico della relazione non si fonda dunque sull’immedesimazione e sull’identificazione con l’Altro.

Empatico è ciò che resta di una relazione quando l’illusione del rispecchiamento si dissolve per effetto dell’incontro con la dimensione assoluta dell’Altro. Ab-soluta, cioè sciolta da ogni legame e tuttavia sorgente di ogni apertura al legame. Empatico è dunque un modo etico di vivere la relazione a partire dalla differenza e dall’unicità dell’Altro. 

La razionalità non basta

Razionalità, logica e varie strategie cognitive possono essere utili in una varietà di situazioni della vita, ma non offrono molta chiarezza in termini di come affrontare gli aspetti più profondi della propria personalità.

Sfortunatamente, non possiamo pensarci fuori da situazioni incerte, complesse, ambigue, prive di significato o disorientanti che provocano angoscia psicologica. L’eccessiva razionalizzazione può farci perdere la capacità di interagire con il mistero o la curiosità, farci lottare con un senso di mancanza di scopo e farci rimanere bloccati in schemi controproducenti. Senza nemmeno rendersene conto, molte persone che si identificano come logiche possono prendere le distanze dagli altri o persino dalla propria natura incarnata.

C’è un vecchio detto nella tradizione della psicoterapia orientata alla profondità che afferma: se non puoi sentirlo, non puoi guarirlo. Questa semplice ma evocativa affermazione evidenzia come le emozioni siano una componente fondamentale della vita psicologica. Il tentativo di distaccarsi dai nostri sentimenti può causare disconnessione, frammentazione interna e persino “immobilizzazione.”

Per fortuna, c’è un’alternativa all’uso della razionalità per risolvere tutte le sfide della vita. Possiamo fare scelte attive per affrontare la nostra sofferenza con maggiore apertura e imparare ad avvicinarci a noi stessi in modo più autentico. In effetti, le psicoterapie orientate alla profondità, come quelle psicodinamiche, sottolineano come la nostra esperienza felt-sense delle cose sia essenziale per imparare a convivere, elaborare o integrare varie forme di sofferenza umana e/o esperienze traumatiche all’interno della propria storia di vita.

Gli approcci psicodinamici differiscono dagli approcci cognitivi

Nella psicologia del profondo, l’intenzione non è solo quella di portare maggiore consapevolezza ai pensieri di una persona, ma anche di coltivare l’intuizione intorno a sentimenti, sensazioni corporee, speranze, fantasie , sogni e persino esperienze simboliche, creative o transpersonali. All’interno di questo approccio terapeutico, le emozioni sono viste come parte integrante dell’esperienza umana e la trasformazione psicologica non è possibile senza sentimenti, ovvero senza il sentire. Dopotutto, molte persone intelligenti o logiche possono discutere delle loro difficoltà nella vita, eppure questa comprensione cognitiva non le aiuta a superare le loro sfide personali.

La verità è che le intuizioni emotive differiscono dalle intuizioni cognitive. Questo è il motivo per cui gli psicoterapeuti orientati alla psicodinamicamente spesso aiutano le persone a imparare come affrontare sentimenti travolgenti, minacciosi o persino contraddittori da un luogo di sicurezza e consapevolezza che è, appunto, quello della relazione terapeutica. Lo sviluppo della relazione mente-corpo è stato un tema crescente all’interno della letteratura psicoterapeutica orientata psicoanaliticamente, poiché è diventato chiaro che l’attenzione alla nostra esperienza del felt sense spesso risuona a un livello molto più profondo per facilitare un cambiamento positivo.

Cos’è esattamente la psicoterapia psicodinamica ?

La psicoterapia psicodinamica può essere definita in molti modi, ma questo approccio esplora fondamentalmente gli aspetti più profondi dei problemi di salute psicologica. Questa tradizione terapeutica sfida l’idea che abbiamo un’unica identità . Invece, il nostro senso di sé è considerato molto più dinamico, fluido, espansivo e complicato di quanto la maggior parte delle persone creda.

Riconosce come le difficoltà della vita possano essere radicate in parti di noi stessi di cui potremmo non essere consapevoli. Spesso l’intenzione è quella di stabilire una relazione con gli aspetti nascosti o inconsci del nostro senso di sé. Questo perché è nel profondo della nostra psiche che esistono le nostre più profonde ferite emotive, così come le più straordinarie opportunità di auto-espansione.

Le psicoterapie orientate in senso psicodinamico cercano di promuovere un senso di integrità dentro di noi. Questo approccio terapeutico è costituito da molte diverse tradizioni terapeutiche come le terapie psicodinamiche o orientate all’attaccamento ; ci sono anche molte sovrapposizioni con altre terapie relazionali o esperienziali come i sistemi familiari interni e le psicoterapie transpersonali.

È importante notare che le prospettive moderne in questa tradizione terapeutica non vedono le persone come individui isolati. Piuttosto, gli approcci contemporanei , orientati in tal senso, riconoscono che esistiamo in relazioni intime con diversi aspetti della nostra personalità , così come con altre persone, famiglie, comunità . La psicoterapia del profondo incoraggia le persone a connettersi più profondamente al loro mondo interno, poiché questo spesso supporta le persone nell’espandere il loro senso di consapevolezza verso il mondo esterno e le esperienze collettive dell’umanità.

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