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Perche’ al divorzio consegue un aumento di depressione e di ansia?

Il divorzio può essere non solo sconvolgente e costoso, ma anche dannoso per la salute, portando picchi di pressione alta e depressione che possono aumentare il rischio di una morte prematura. E’ quanto emerge da uno studio dell’Universita’ dell’Arizona, negli Usa, pubblicato sulla rivista Health Psychology. Secondo gli studiosi la chiave starebbe tutta nei problemi di sonno conseguenti alla rottura del matrimonio: se nei primi mesi dopo la separazione, infatti, difficoltà a riposare sono normali, fanno parte di una sorta di “processo di aggiustamento” che l’organismo in genere riesce a tollerare bene, se persistono possono significare qualcosa di diverso e rendono suscettibili a sviluppare depressione e problemi di salute da non trascurare. (fonte:Ansa)

 

In seguito ad un esperimento su 138 soggetti incorsi in una separazione o in un divorzio e analizzati sul piano medico, e’ emerso come questi ultimi soffrissero di pressione alta e di problematiche inerenti il sonno e il calo del tono dell’umore.

 

Dai dati analizzati inoltre e’ emerso che più persistevano i problemi di sonno dopo la separazione, per dieci settimane o più, maggiore era la probabilità che questi problemi avessero un ulteriore effetto negativo sulla pressione sanguigna, con ciascuna segnalazione di difficoltà a riposare collegata in particolare a un aumento di circa sei punti del valore della pressione sistolica. Tra i rimedi consigliati per incorrere il meno possibile in questi problemi il ricorso, in caso di bisogno, ad un percorso di psicoterapia e la revisione della routine giornaliera in modo da favorire il relax serale e quindi il sonno.

 

 

Come mantenere viva la relazione di coppia

In queste poche righe illustrero’ quelle che sono le strategie piu’ accurate per mantenere in vita una relazione di coppia in modo sano e soddisfacente.

La relazione di coppia rappresenta un punto di approdo nella vita di ogni persona che riveste una importanza cruciale. Perche’ si parla di felicita’ all’interno di una coppia?

Dobbiamo distinguere almeno 2 fasi: una prima fase, quella iniziale, detta anche “luna di miele” che vede i membri della coppia talmente intrisi di amore, passione e seduzione, tale da non permettere ad altri (esterni alla coppia) di poter invadere il proprio guscio o nido fatto di intimita’, continua ricerca di vicinanza, sintonia emotivo-affettiva.

In questa fase tutto sembra decollare alla perfezione, niente vacilla e ognuno dei membri si definisce totalmente appagato.

Alcuni pazienti riferiscono in seduta di sentirsi come “su un altro pianeta”. Condivido con loro questa immagine onirica, ma sfortunatamente, il piu’ delle volte, le cose fanno fatica a mantenersi a quel livello di gratificazione.

Perche’? Come accennato all’inizio dell’articolo, le fasi implicate sono almeno 2.

La seconda, in particolare, risponde a criteri differenti, ovvero ci troviamo di fronte ad un ridimensionamento e ad un ri-adattamento delle dinamiche di coppia.

In seduta molti dicono “non e’ piu’ come all’inizio del nostro rapporto” e non posso non essere d’accordo con loro, in quanto la relazione amorosa per definizione risponde agli stimoli esterni, alla percezione soggettiva che ogni membro della coppia vive nell”hic et nunc’ del vivere quotidiano.

Se tracciamo una linea orizzontale su un foglio bianco e suddividiamo la linea in decadi che rappresentano l’arco della nostra vita e pensiamo alle varie fasi in cui la nostra relazione di coppia si e’ venuta a trovare, vedremo che la linea tracciata non fara’ altro che riprodurre un’ immagine che rimanda ad un tracciato elettromiografico.

Questo di per se’ spiega il perche’ all’interno di una coppia, ad esclusione della fase detta anche “luna di miele”, si vivono continue oscillazioni, sino ad arrivare (talvolta) a vere e proprie rotture.

Perche’ quindi parlare con un professionista del campo?

Perche’ e’ l’unica persona in grado di accompagnarvi, con continue sollecitazioni, verso una comprensione profonda di cio’ che state vivendo in modo risolutivo. Investire in una psicoterapia di coppia risulta essere l’unico strumento utile a far chiarezza dentro di voi e all’interno della vostra vita sentimentale.

 

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Quali sono gli effetti psicologici dell’essere “multitasking”?

Proviamo a pensare a come puo’ essere faticoso e controproducente assumere certi comportamenti come inviare mail, guardare la tv, ascoltare la radio, usare tablet e cellulare, tutto nello stesso momento. Un comportamento sempre più comune, soprattutto tra i giovani. Ma essere ‘multitasking tecnologici’ – ovvero utilizzare più media contemporaneamente – può determinare delle modifiche nella struttura del cervello, con effetti negativi a livello di attenzione, ansia e depressione. A dimostrarlo è uno studio dell’Università del Sussex pubblicato sulla rivista PlosOne.

Il ‘multitasking’, dunque, lungi dall’essere una qualità, può rivelarsi un’abitudine rischiosa: lo studio ha infatti evidenziato come soggetti con indici maggiori di ‘media multitasking’ presentassero, a livello cerebrale, una minore densità di materia grigia in una particolare area del cervello, la corteccia cingolata anteriore. I ricercatori hanno monitorato 75 soggetti con comportamenti multitasking, ossia che abitualmente utilizzano vari dispositivi multimediali contemporaneamente. Hanno quindi osservato il cervello dei singoli soggetti sottoponendoli a Risonanza magnetica, rilevando così che la loro struttura cerebrale era modificata nell’area della corteccia cingolata anteriore, coinvolta nell’elaborazione delle emozioni e delle informazioni. Ciò potrebbe aumentare il rischio di scarsa attenzione, perdita di memoria ed ansia.
La casistica di pazienti che ricorre allo Psicologo per gestire Depressione e Ansia scaturite da atteggiamenti multitasking aumenta sempre di piu’. La situazione e’ realmente difficile e controversa. Come professionisti siamo veramente chiamati a svolgere un ruolo importante.

La sofferenza generata negli individui rispetto a questa nuova forma di dipendenza (potremmo dire “pluri-dipendenza”) e’ ormai ampiamente visibile a tutti noi.

Cercare quindi un sostegno psicologico, psicoterapico e’ fondamentale per uscire da una situazione cosi’ ingestibile.

 

 

I tredicenni vittime di cyberbullismo

Ecco cosa accade il piu’ delle volte ad un pre adolescente su social network o sulle chat: insulti e minacce che non sono altro che atti di cyberbullismo, di cui ben il 31% dei tredicenni è stato vittima almeno una volta, mentre il 56% dichiara di avere amici che lo hanno subìto. Ma nell’85% dei casi questi episodi non arrivano a conoscenza degli adulti. Lo dicono i risultati dell’Indagine “Abitudini e stili di vita degli adolescenti” condotta dalla Società Italiana di Pediatria (Sip) su un campione di 2.107 studenti delle scuole secondarie di primo grado. I dati sono stati presentati agli Stati Generali della Pediatria organizzati presso dalla Sip e dalla Polizia di Stato in occasione della Giornata Mondiale del Bambino e dell’Adolescente.

Le persecuzioni online viaggiano nel 39,4% sui social network, nel 38,9% sulle chat, ma anche via sms (29,8%). Nel 15% si arriva alla pubblicazione di foto o filmati e nel 12,1% dalla creazione di profili falsi su Facebook. Un fenomeno sempre più diffuso ma sempre più sommerso. Oltre la metà delle vittime dice di “difendersi da soli” (60% dei maschi e 49% delle femmine).

Solo il 16,8% delle vittime ha informato un adulto, il 14,2% ne ha parlato con un amico, l’11,7% subisce senza fare niente. Una minima parte, il 3,2% arriva a denunciarlo alla polizia postale.

Il cyberbullismo è un problema di salute pubblica internazionale, ed e’ una delle reali cause di sofferenza psicologica negli adolescenti. L’intervento psicologico pone attenzione alle dinamiche connesse all’uso eccessivo di Internet e soprattutto nei confronti di un fenomeno abbastanza studiato come il “social addicted”.

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Eccesso di selfie

Gli uomini che si fanno troppi selfie? Egositi e con tratti anti-sociali. E’ uno studio dei ricercatori della Ohio State University, pubblicato sul Journal Personality and Individual Differences, a mettere in risalto che un uomo selfie-addicted, ovvero che ha una vera e propria mania per l’autoscatto, è spesso un narciso e può presentare persino dei tratti psicopatici legati all’aggressività che possono sfociare in depressione e problemi alimentari.

Lo studio ha coinvolto 800 uomini tra i 18 e i 40 anni, ai quali è stato chiesto di compilare un questionario on line.

Oltre a chiedere con quale frequenza pubblicano loro foto sui profili Facebook o Instagram, è stato chiesto quante volte modificano le immagini prima di pubblicarle. Secondo gli autori tale ‘mania’ nasconde comportamenti narcisistici, anti-sociali, impulsivi e mancanza di empatia. Lo studio dimostra quanto la pubblicazione continua di selfie, fenomeno preoccupante soprattutto tra i ragazzi, sia fonte di disturbi legati alla sfera psicologica. Chi è ossessionato ha un problema di compulsività che andrebbe assolutamente curato. La selfie-mania, inoltre, produce grande vuoto interiore perché basata sull’apparenza, e può portare a patologie psichiche importanti come anoressia e disturbi ossessivi di controllo.

 

Depressione da Facebook: quando il social diventa nocivo

Ognuno di noi e’ potenzialmente incline a sviluppare un quadro depressivo se l’uso del social network porta a provare invidia. A suggerirlo uno studio pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior e condotto presso l’università del Missouri.

ATTENZIONE: Secondo il lavoro, diretto da Margaret Duffy, se Facebook scatena l’invidia verso qualcuno dei nostri amici, può addirittura portarci a manifestare sintomi della depressione.

”Facebook può essere un’attività divertente e salutare se usato per rimanere in contatto con amici e parenti e aggiornarsi sulle loro vite – spiega Duffy – ma se usato per vedere come vanno le cose a un vecchio amico, se sta economicamente bene o vive un amore felice, allora questo può scatenare invidia e portare a sentimenti di depressione”.

Gli esperti hanno coinvolto nella ricerca un campione di giovani utilizzatori di Facebook e riscontrato due modalità principali di utilizzo, da una parte quello ‘sano’ e positivo di rimanere in contatto con i propri amici vicini e lontani.

Dall’altra quello invece ‘nocivo’ di confrontarsi con gli altri e vedere chi sta meglio di noi: si tratta del cosiddetto ‘uso di sorveglianza’, quando il social network viene utilizzato per vedere la vita di amici anche di vecchia data, vedere cosa hanno fatto nel tempo, quanti successi hanno avuto, se sono felicemente sposati o hanno traslocato in una nuova casa o avuto una promozione a lavoro o sono appena tornati da un viaggio da sogno.

Chi usa Facebook in questo modo rischia di restare preda dell’invidia e infatti nel campione di giovani analizzato tra questi soggetti vi è una maggiore frequenza di segnali e sintomi di depressione.

Facciamo attenzione quindi a come si usa Facebook, ricordiamoci sempre che si tratta di un ‘backstage’ dove tutti tendono a mettere in primo piano solo gli aspetti positivi della propria vita, i successi e non i problemi, dando una visione falsata della realtà.

 

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