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In che modo le immagini a sfondo sessuale possono influenzare chi le guarda?

Oggi la pornografia è ovunque. Chiunque abbia accesso a internet può visionare tutto ciò che desidera mentre fino agli anni 80 per visionare delle immagini pornografiche ci si doveva recare in un cinema per adulti o procurarsi una copia di Playboy. Ma in che modo questa accessibilità così facile della pornografia ci influenza?

In una serie di ricerche, sono stati studiati gli effetti dell’esposizione a immagini sessuali su come le persone si sentono e su cosa desiderano fare. Le persone sono state invitate in laboratorio ed esposte a segnali sessuali subliminali (cioè elaborate al di fuori della consapevolezza) o sopraliminali (elaborate consapevolmente). I primi tre esperimenti hanno dimostrato che l’esposizione a segnali sessuali subliminali ha portato le persone a sentirsi più felici. In uno studio, è stato chiesto alle persone di segnalare il loro stato d’animo dopo l’esposizione. In un secondo studio invece, è stato utilizzato un compito cognitivo: si doveva indicare il più velocemente possibile se una stringa di lettere fosse una parola corretta e verificare essere l’esposizione a stimoli sessuali riduce il tempo impiegato dalle persone per identificare le parole correlate all’umore positivo. In un terzo studio, si è verificato se l’essere esposti a immagini sessuali prima di valutare dei simboli privi di significato rendesse questi simboli più piacevoli a queste persone. Nel quarto studio, è stato dimostrato che le emozioni positive risultanti dall’esposizione a segnali sessuali subliminali aumentavano la motivazione a continuare a svolgere un compito neutro. In altre parole, un compito che altrimenti sarebbe stato noioso o fastidioso è stato percepito come divertente dopo il “priming” sessuale subliminale. Nell’ultimo studio, è stato dimostrato che l’esposizione a immagini sessuali non aumentava semplicemente la motivazione a fare tutto e qualsiasi cosa quanto piuttosto aumentava la motivazione a impegnarsi in modo specifico nel sesso.

Prima di correre trarre conclusioni immediate si provi a pensare a questo: sebbene tutti noi abbiamo familiarità con l’idea che il sesso sia piacevole e che le persone siano motivate a fare sesso, pochissime ricerche in realtà si occupano di queste idee. Senza queste ricerche, le idee non sono altro che intuizioni o opinione. Inoltre è bene ricordare che i soggetti che hanno partecipato agli studi erano persone che non sapevano di cosa trattasse l’esperimento né che venissero essere esposte a immagini sessuali. Questo permette di dare un’occhiata, diciamo così, a quello che è appena al di sotto della loro consapevolezza e agli effetti delle stimolazioni sessuali rendendo trascurabile l’influenza di fattori come stigma, tabù, ecc.

In un’altra serie di studi, alcune persone sono state esposte in modo subliminale o sopraliminalmente, a parole e immagini erotiche, confrontandole poi con l’esposizione a parole e immagini di controllo. Si sono osservati specificamente gli effetti del priming sessuale sugli aspetti relazionali, cioè sulla tendenza ad avviare e mantenere relazioni strette. Ancora una volta, si sono valutate le tendenze utilizzando vari compiti cognitivi e comportamentali, nonché misure di auto-report. È stato scoperto che l’esposizione subliminale (ma non supraliminale) ai priming sessuali aumentava (a) la volontà di auto-rivelarsi, o di dire di più sulle proprie paure, sogni e altre vulnerabilità, (b) accessibilità dei pensieri legati all’intimità, (c) disponibilità al sacrificio per il proprio partner, e (d) preferenza per l’utilizzo di strategie positive di risoluzione dei conflitti. Le prime due scoperte supportano l’idea che quando le persone sono esposte a immagini sessuali, queste hanno maggiori probabilità di iniziare o di essere aperte nei confronti di nuovi legami relazionali o sessuali. Le ultime due invece supportano l’idea che le immagini sessuali aiutino a mantenere le relazioni in essere. I quattro studi dimostrano che l’esposizione a immagini sessuali (almeno in modo subliminale) può effettivamente aiutare a formare ed anche a mantenere relazioni. Non sappiamo ancora quale obiettivo (avviare o mantenere una relazione) sia prioritario. Ciò suggerisce che l’esposizione a segnali sessuali potrebbe potenzialmente portare a infedeltà ma potrebbe anche prevenire l’infedeltà aumentando la tendenza a mantenere la propria relazione.

La linea di fondo qui è che gli effetti dell’esposizione a immagini sessuali sono più complicati di quanto la gente tenda a credere. Le persone possono usare immagini sessuali o pornografiche per aiutare le loro relazioni, aumentare l’eccitazione e trovare nuovi modi per rendere più stimolante la loro vita sessuale. È importante sottolineare che anche il modo in cui i segnali vengono elaborati, consciamente o inconsciamente, è importante. Restano dunque ancora molti aspetti da studiare a fondo.

Tradotto e adattato dall’originale: “How do sexual images affect you and your relationships”

Ciclotimia, diagnosi e cura

Cosa si intende per ciclotimia?

Con il termine ciclotimia si indica un disturbo dell’umore caratterizzato da un’alternanza tra stati di depressione moderatastati di euforia ed eccitazione.

I dati ci dicono che questo tipo di problema in diverse occasioni passa come inosservato e la sua diagnosi rischia di non essere accurata. Spesso le persone che soffrono di questo disturbo hanno successo nel mondo degli affari. Oppure, al contrario, si ritrovano in una condizione di instabilità lavorativa e affettiva, spesso con decisioni repentine e inaspettate.

Come riconoscere un ciclotimico ?

La persona che soffre di ciclotimia sperimenta un’oscillazione dell’umore estremamente accentuata.

Le principali manifestazioni sono:

  • eccezionale autostima
  • eccessivo senso di benessere e felicità
  • agitazione e irritabilità nei comportamenti
  • velocità nei pensieri e bassa capacità di giudizio
  • facilità nel distrarsi
  • incapacità di raggiungere una soglia di concentrazione efficace
  • capacità di giudizio ridotta, fino al compiere azioni potenzialmente pericolose.

Accanto alla sintomatologia appena descritta, esiste una serie di condizioni che ricordano la depressione maggiore, che comprendono:

  • variazioni nel peso
  • disturbi della sfera del sonno
  • sensi di colpa o di inutilità
  • senso di tristezza e vuoto
  • pensieri leagti al suicidio
  • lentezza e fatica nel compiere azioni
  • perdita di interesse nei confronti delle attività che davano interesse o gioia
  • pianto e irritabilità, soprattutto nei soggetti più giovani.

L’alternarsi di questi stati può stancare il soggetto, gettandolo in preda ad emozioni complicate e prostranti. Le possibilità di sviluppare un disturbo bipolare diventano concrete. Il soggetto , per esempio, può sviluppare dipendenza da sostanze stupefacenti o alcol.

Allo stesso tempo, si registra una tendenza allo sviluppo dei disturbi d’ansia, che rischiano di rendere il quadro comportamentale e psichico del soggetto, ancora più complesso e delicato.

Cosa dicono i dati a nostra disposizione?

Secondo le indicazioni del DSM-5, si può parlare di ciclotimia quando si verificano le seguenti condizioni:

  • gli episodi e i sintomi depressivi si alternano agli episodi ipomaniacali da almeno due anni, quando si tratta di individui adulti; da un anno, se si ha a che fare con adolescenti o tardo adolescenti (ricordiamo che la ciclotimia può avere insorgenza durante l’adolescenza)
  • i periodi di stabilità d’umore non vanno oltre i due mesi
  • l’ambito sociale, lavorativo e affettivo sono seriamente compromessidall’oscillazione dell’umore
  • i sintomi emersi in sede diagnostica non hanno a che vedere con altri disturbi quali distimiadisturbo bipolare o disturbo depressivo maggiore
  • il soggetto non abusa di alcol, sostanze stupefacenti, non presenta dunque dipendenze patologiche né alcuno dei sintomi è riconducibile a cause di natura strettamente fisica.

Quali terapie risultano efficaci?

Le persone che soffrono di disturbo ciclotimico hanno a propria disposizione due possibili trattamenti: un trattamento farmacologico, in altri termini l’assunzione di psicofarmaci, e un trattamento psicologico.

L’approccio migliore, comunque, è di solito quello che integra psicofarmaci e psicoterapia.

Terapia psicodinamica per la ciclotimia

L’approccio psicodinamico risulta efficace nel trattamento di questa sintomatologia

La prognosi, per chi soffre di ciclotimia, è buona, a patto che ci si rivolga a un professionista, per una visita, ai primi possibili segni di questo disturbo, e si seguano scrupolosamente le indicazioni della professionista

Depressione, farmaci o psicoterapia?

Sebbene la terapia farmacologi­ca sia lo strumento più studiato e testato per quanto riguarda il trattamento della depressione, da diversi anni si vanno accumulando sull’efficacia della psicoterapia numerosi indici che ne indicano la buona riuscita in termini di cura e trattamento.

Certamente gran parte delle spiegazioni oggi disponibili relative all’efficacia della psicoterapia fanno ricorso a concetti propri della psicologia ma, dato che il vissuto psichico di questo malessere ha una faccia neurobiologica, è naturale che i ricercatori si chiedano come e dove la psicoterapia agisca a livello cerebrale. La possibilità di dare una prima risposta a questo interrogativo viene dalle tecniche di brain imaging, (Pet) e (fMRI).

Per questo alcuni ricercatori del Rotman Research Institute di Toronto hanno sottopo­sto a Pet un gruppo di pazienti affetti da de­pressione maggiore prima e dopo un ciclo di psicoterapia. Come ri­ferito, hanno potuto rilevare che la risposta positiva al trattamento era associata ad alcune variazio­ni nel metabolismo cerebrale.

Ciò che è apparso singolare ai ricercatori è che le modificazioni evidenziate sono in parte differenti da quelle che si verifi­cano quando il miglioramento della depressione è conseguente a un trattamento di tipo farmacologico.

Entrambe le terapie dimostrano dunque di avere un effetto organico, modulando il fun­zionamento di alcune regioni del cervello, ma sembrano seguire due strade differenti. I far­maci antidepressivi oggi disponibili modifica­no l’equilibrio biochimico – e quindi il fun­zionamento – delle aree più legate ai centri che governano l’emotività e i ritmi circadiani.

La psicoterapia invece, agendo sul modo in cui il soggetto interpre­ta gli stimoli e i comportamenti provenienti dal mondo esterno, fa probabilmente in modo che dalla corteccia partano meno segnali ne­gativi verso il sistema limbico. Si può dire che mentre nel primo caso la terapia procede dal­le profondità delle parti più arcaiche del cer­vello per arrivare a influenzare quelle che ela­borano la nostra visione del mondo.

La scoperta deve essere sottoposta a ulte­riori verifiche, ma resta aperta la questione se in futuro diverrà possibile distinguere condi­zioni patologiche in cui una delle due terapie sia da preferire all’altra o se la differenza eviden­ziata non riguardi piuttosto due componenti complementari di uno stesso disturbo. In que­st’ultimo caso, la scelta migliore resterebbe quella che già oggi è considerata la via d’ele­zione da gran parte del mondo psichiatrico per i disturbi depressivi più gravi, ossia l’uso integrato di trattamento farmaco­logico e psicoterapia.

6 segni di sfiducia/schema di abuso

Mi piace sottolineare che gli schemi sono ciò che noi, durante l’ infanzia , prendiamo come “le regole” di come funziona il mondo, come funzionano le relazioni, come dovremmo sopravvivere e spesso come dovremmo sentirci riguardo a noi stessi. Le persone che hanno lo schema sfiducia /abuso hanno imparato le regole da quello che hanno vissuto come un mondo crudele, meschino e abusante nei loro confronti. Questa esperienza è forgiata nelle prime relazioni di abuso con genitori, adulti e caregiver in situazioni di abbandono e abuso fisico, emotivo e/o sessuale.

È davvero importante capire quanto questo schema possa essere onnicomprensivo nell’esperienza di un bambino. Quando aggiungi i sintomi di un trauma complesso al mix, anche quando un bambino inizia a crescere nell’adolescenza, è molto difficile sfuggire all’esperienza ripetuta di sentirsi e di essere maltrattato. Sembra il destino, come se il mondo fosse così: un luogo crudele e doloroso. Non c’è via di scampo, quindi, la persona non fa altro che adattarsi.

Questo è uno schema difficile e doloroso e molto spesso gli adulti non sono consapevoli di averlo assunto. Ma come può essere?

Per chi ha questo schema, una volta cresciuto e diventato autonomo, sembrerebbe che “il pericolo è passato”, non deve fare affidamento su un mondo governato da adulti dannosi e può prendersi cura di se stesso. Anche se è vero, se hai questo schema, stai ancora operando intuitivamente secondo le regole che hai imparato crescendo. Il cervello della persona abusata considera le relazioni una potenziale minaccia, quindi mantiene attiva la risposta allo stress . Se vedi qualcuno come una potenziale minaccia, è più difficile credere o anche solo vedere i buoni gesti che potrebbero farti.

È come se, da adulto, la persona avesse sviluppato un punto cieco tutte le volte che le altre persone si occupano e si preoccupano per lui/lei.

E questo punto cieco può portare a periodi di depressione o ansia nella vita delle persone, mentre continuano a cercare di far fronte alle relazioni, al desiderio e al bisogno mentre, in realtà, sono intrappolati all’interno delle schema medesimo.

6 Segni di sfiducia/schema di abuso

  1. Hai difficoltà a fidarti delle persone, anche quelle vicine a te come il tuo partner o il tuo coniuge. Potresti ritrovarti a credere che stiano cercando di controllarti.
  2. Credi che le persone siano per natura egoiste e trarranno vantaggio se riescono a farla franca o a trovare un punto debole.

3. Dal momento che tutti sono potenzialmente dannosi e inaffidabili, decidi che potresti anche stare con qualcuno, anche se ti trattano male.

4. Potresti perdere le bandiere rosse che qualcuno non è buono per te quando lo incontri e finisci per essere ferito, il che rafforza la tua prospettiva di sfiducia.

5. Puoi associare le relazioni al dover sottomettersi all’altro.

6. Potresti avere una parte meschina o sadica di te stesso che si scaglia contro gli altri quando sei ferito.

Come iniziare a lasciar andare questo schema???


L’idea di lasciar andare lo schema di sfiducia/abuso è come dire a te stesso: “Ehi, che ne dici di andare nel mondo completamente indifeso e vulnerabile dove chiunque può ferirti profondamente?” Per la parte di risposta allo stress del tuo cervello, questo suona assolutamente sconsiderato e folle. Le persone con questo schema spesso hanno difficoltà a connettersi profondamente con un terapeuta, perché mentre il terapeuta cerca di aiutarli a creare fiducia, semplicemente seguono il programma senza credere profondamente in una relazione di fiducia. Un terapeuta esperto vedrà questi segni, rispetterà da dove provengono e incontrerà il cliente dove si trova, aiutandolo a diventare più consapevole e costruendo la fiducia passo dopo passo, fuori dallo scetticismo e dalla cautela.

È difficile discutere lo schema di sfiducia/abuso senza discutere di traumi complessi e l’idea che, per una questione di sopravvivenza, le persone con questo schema spesso si distaccano o si dissociano da determinati pensieri, credenze o sentimenti. Quindi potresti avere l’esperienza di voler consapevolmente davvero fidarti del tuo coniuge, ma criticare te stesso per non essere in grado di farlo, il che ti fa sentire imperfetto.

Per trovare una via d’uscita speranzosa dallo schema di sfiducia/abuso, ci sono due obiettivi principali :

È importante prendere in considerazione l’idea che ciò che hai vissuto da bambino non deve essere regole per vivere da adulto.
E poi puoi concentrarti sull’allenamento per avere confini diversi e iniziare a testare l’idea che puoi fidarti degli altri dopo aver prima usato il buon giudizio sul loro carattere.
Facile da dire per me! Questi due obiettivi sono ingannevolmente semplici, ma implicano molta pratica, fare piccoli passi e correre piccoli rischi fidandosi degli altri, quindi basandosi sulle vittorie.

Un’importante intuizione a cui aggrapparsi in questo processo è che quando il tuo schema di sfiducia/abuso viene attivato, è come se si attivasse la parte del tuo cervello dell’infanzia, come una mossa di autoprotezione. Questa parte del tuo cervello da bambino abusato prende il sopravvento. E quando ti connetti così profondamente con il flashback dell’esperienza infantile del pericolo e della perdita di controllo, è come se una parte di te diventasse di nuovo quel bambino impotente.

Sembra che tu non abbia scelta nella gestione dei confini della tua relazione.

E questa è la chiave del recupero: allenare il cervello a capire che non sei più un bambino impotente. Devi imparare a fidarti di te stesso come adulto con potere che ha scelte e può prendersi cura di sè.

Anoressia nervosa negli adulti: caratteristiche cliniche, decorso della malattia, valutazione e diagnosi

L’anoressia nervosa è caratterizzata da un peso corporeo anormalmente basso, intensa paura di aumentare di peso e percezione distorta del peso corporeo e della forma. Il disturbo è stato riconosciuto per centinaia di anni in diverse culture . Tuttavia, il termine “anoressia” è un termine improprio perché i pazienti spesso mantengono l’appetito .
Questo argomento esamina le caratteristiche cliniche, la psicopatologia e la comorbidità, il decorso della malattia, la valutazione, la diagnosi e la diagnosi differenziale dell’anoressia nervosa. L’epidemiologia, le potenziali complicanze mediche, la valutazione per rilevare complicazioni mediche e il trattamento dell’anoressia nervosa sono discussi separatamente, così come la sindrome da rialimentazione come complicanza del trattamento.

CARATTERISTICHE CLINICHE

Caratteristiche principali — Le caratteristiche cliniche essenziali dell’anoressia nervosa sono :

●Restrizione persistente dell’assunzione di energia che porta a un peso corporeo anormalmente basso

●Paura intensa di ingrassare o ingrassare, o comportamento persistente che impedisce l’aumento di peso

●Percezione distorta e/o importanza del peso corporeo e della forma

Caratteristiche associate — L’anoressia nervosa è associata ad altri segni e sintomi psicologici e comportamentali, tra cui:

●Incessante ricerca della magrezza

●Preoccupazione ossessiva per il cibo (p. es., raccogliere ricette o accumulare cibo)

●Paura di certi cibi

●Repertorio ristretto di cibi

●Preferenza per cibi a basso contenuto calorico (bassa densità energetica)

●Sovrastima del numero di calorie consumate

●Uso eccessivo di condimenti e/o prodotti zuccherati artificialmente

●Rituali legati al cibo (p. es., tagliare il cibo in piccoli pezzi o rifiutarsi di mescolare diversi tipi o colori di cibo nel piatto)

●Preoccupazioni per mangiare in pubblico

●Ritiro sociale

●Rituali legati all’esercizio (p. es., camminare o correre per una determinata distanza ogni giorno; nuotare per un determinato numero di vasche in una piscina)

●Irrequietezza o iperattività

●Conoscenza limitata o negazione delle caratteristiche cliniche principali

●Resistenza al trattamento e aumento di peso

●Espressione inibita e disregolazione delle emozioni

●Sentimenti di inefficacia

●Dormire male

●Bassa libido

●Disforia (p. es., umore depresso o ansioso)

●Pensiero inflessibile

●Perfezionismo

●Necessità di controllare il proprio ambiente

●Rigidità comportamentale (p. es., acquisto di cibo solo in determinati negozi o da determinati venditori, incapacità di adattarsi a cambiamenti di programma o ambiente)

COMORBIDITÀ

Disturbi mentali — La comorbidità psichiatrica è comune tra i pazienti con anoressia nervosa . Tuttavia, molti disturbi concomitanti sono secondari al disturbo alimentare e si risolvono con il ripristino del peso . Ciò è particolarmente vero per la comorbidità della depressione maggiore, che è frequente ma raramente accompagnata da malinconia o quadri psicotici. Pertanto, il trattamento dovrebbe inizialmente concentrarsi sull’anoressia nervosa . Dopo la remissione, il paziente deve essere rivalutato per eventuali comorbidità che richiedono un trattamento. Un grave disturbo da uso di sostanze è l’unica eccezione, a cui dovrebbe essere data la priorità per gestire i fenomeni di astinenza .

Sebbene il tasso specifico di comorbidità differisca tra le indagini epidemiologiche e gli studi in ambito clinico, vi è accordo generale sul fatto che i pazienti con anoressia nervosa spesso soffrano di:

●Disturbi d’ansia

●Disturbo ossessivo compulsivo

●Disturbo di dismorfismo corporeo

●Disturbo post traumatico da stress

●Disturbi depressivi

●Disturbi da uso di sostanze

●Disturbi dirompenti, del controllo degli impulsi e della condotta

I pazienti con anoressia nervosa possono anche avere tratti di comorbidità che non sono abbastanza gravi da soddisfare i criteri per un disturbo di personalità, ma che tuttavia causano angoscia e compromettono il funzionamento :

●Perfezionismo: perseguire standard irrealisticamente elevati nonostante il verificarsi di conseguenze negative

●Compulsività: insistere su ordine, simmetria, esattezza e controllo

●Narcisismo: brama di ammirazione e convalida esterna da parte degli altri; eccessiva preoccupazione per l’aspetto fisico

Approccio al trattamento del disturbo d’ansia sociale negli adulti

Il disturbo d’ansia sociale (SAD), noto anche come fobia sociale, è una condizione caratterizzata da un’estrema paura di situazioni che implicano un possibile controllo da parte degli altri. L’individuo è preoccupato che ne deriveranno imbarazzo o umiliazione, quindi evita tali situazioni o le sopporta con intensa ansia.

Non tutti i pazienti con disturbo d’ansia sociale (SAD) richiedono un trattamento immediato. I giovani adulti, in particolare, possono trarre beneficio dall’educazione sul loro disturbo e potrebbero aver bisogno di tempo per riflettere sulla misura in cui l’ansia sociale e l’evitamento hanno avuto un impatto negativo sulle loro vite. Non è insolito che un paziente con SAD di nuova diagnosi sia sorpreso dal fatto che questi sintomi possano diminuire o risolversi con il trattamento invece di essere un aspetto inalterabile di se stessi. La necessità di trattamento del SAD è raramente un’emergenza. La maggior parte dei pazienti soffre di SAD da molti anni e la decisione di cercare una diagnosi potrebbe aver richiesto molto tempo.

Dopo che la diagnosi di SAD è stata stabilita, se il paziente preferisce incontrarsi ulteriormente prima di decidere sul trattamento, il terapeuta e il paziente possono discutere ulteriormente la necessità di un trattamento nel contesto di una valutazione longitudinale della misura in cui l’ansia sociale ha influenzato la qualità dell’individuo della vita, nonché la considerazione degli obiettivi della vita futura e di come questi possono essere influenzati dall’ansia sociale e dall’evitamento. Una volta raggiunta una decisione reciproca sull’indicazione del trattamento, il passaggio successivo prevede la discussione delle opzioni terapeutiche.

Il trattamento psicodinamico lavora su aspetti conflittuali del paziente, su contraddizioni, somatizzazioni. E’ uno dei trattamenti elettivi per la cura del SAD.

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