da Dr.ssa Ilaria Bellavia
Autostima significa “stima di sé”, ed è il concetto che abbiamo di noi stessi, l’insieme dei giudizi che abbiamo su di noi su aspetti come: il carattere, le capacità, l’aspetto fisico, i successi e gli insuccessi.
L’insieme di queste valutazioni determina appunto il nostro livello di autostima che può essere: più o meno alta,
bassa, positiva, negativa.
Spesso queste valutazioni sono associate a un’idea di valore, perché noi tendiamo a giudicarci in termini quantitativi:
“Quanto valgo?” – piuttosto che a sforzarsi di conoscerci, capirci, accettarci.
- Chi ha un’autostima bassa tende a concentrarsi sui suoi difetti e a sminuire i propri pregi. Si sente insicuro e rischia di diventare “dipendente” dal giudizio degli altri. L’insicurezza può creare paure immotivate e la vita quotidiana, il lavoro e le relazioni ne risentono in modo negativo.
- Chi ha un’autostima esagerata al contrario si concentra sui suoi pregi, tende a sopravvalutare le proprie capacità e, a volte, può sentirsi troppo sicuro di sé o addirittura infallibile.
Come spesso accade la virtù sta in mezzo a questi due poli.
Chi ha un’autostima alta ha un buon giudizio su di sé e lo mantiene anche nelle situazioni sfavorevoli. Mostra una certa stabilità mentale ed emotiva. In genere non si fa condizionare dal giudizio degli altri, affronta le situazioni problematiche senza perdere la fiducia in se stesso.
- L’Autostima: avere fiducia in se stessi
L’errore che spesso si compie è pensare che la propria autostima debba andare di pari passo alle proprie capacità, invece dovrebbe esserci a prescindere da quello che siamo capaci di fare, fa parte del “volersi bene”. Dovrebbe quindi essere indipendente dalle capacità e dai risultati.
Le persone con una buona stima di sè, infatti, sono capaci di riconoscere i propri pregi ma anche i propri difetti e i propri limiti. Si accettano così come sono, hanno fiducia in se stessi e nel fatto che si può sempre migliorare.
L’insicurezza data dalla bassa autostima può spingere a fare cose contro il proprio desiderio: Lara sarebbe voluta andare con gli amici, ma non è andata. Sarebbe voluta diventare una scrittrice, ma ha rinunciato.
In altri casi l’insicurezza e la bassa stima di sè stessi portano a fare cose che non vorremmo fare, solo per piacere agli altri ed essere accettati.
Come ritrovare fiducia? Concentrarsi sui propri lati positivi e svilupparli, non farsi abbattere da ciò che non si sa fare, da quello che non si riesce ad essere, accettarsi per come si è, sapere di poter sempre migliorare, ci permette di vivere la vita in modo pieno. Quasi senza accorgercene cose che prima ci spaventavano, non ci toccano più, e ci sentiamo gratificati.
da Dr.ssa Ilaria Bellavia

Stress è una parola molto usata ai nostri giorni, in genere con un significato negativo e non sempre corretto. Lo stress infatti è una reazione naturale e utile per adattarsi a una situazione nuova, improvvisa o difficile.
In Medicina per esempio è considerata una Sindrome di adattamento.
In pratica succede che – di fronte a una situazione particolare e inaspettata – vengano richiesti al corpo e alla mente degli sforzi per affrontare o gestire la situazione.
Lo stress mette sotto pressione l’organismo e la psiche per “attivarli”. Non tutti riescono pero’ ad adattarsi a standard cosi’ elevati.
Ogni persona reagisce in maniera diversa alle situazioni che si trova ad affrontare.
C’è chi attiva tutte le risorse per affrontarle, riesce a trovare qualcosa di positivo nelle avversità (Resilienza) e diventa “più forte”. C’è chi invece resta come “schiacciato” dagli eventi, fa fatica a riprendersi e corre il rischio di sviluppare uno stress cronico.
Questo può accadere anche a una persona che è sempre stata forte nella vita, e magari “crolla” per un evento di piccola entità rispetto ai problemi gravissimi che è riuscita a superare in passato.
La reazione allo stress è quindi soggettiva.
L’importante è imparare a gestirlo e comprendere che non è di per sé negativo.
Perche’ lo stress?
Gli agenti che possono interrompere l’equilibrio psichico delle persone sono definiti Stressor.
Fra quelli più sentiti dalle persone in maniera negativa secondo i sondaggi ci sono:
- morte del partner/coniuge;
- morte di un parente stretto;
- separazione e divorzio;
- incidenti; infortuni; traumi;
- licenziamento dal lavoro;
- calamità naturali (ad es. terremoto);
- ritmo snervante e stile di vita logorante.
In generale quello che provoca stress è un cambiamento improvviso oppure radicale e – come dicevamo – non per forza negativo. Anche il matrimonio infatti rientra fra le cause principali dello stress, come anche un improvviso “salto” di carriera.
Sintomi e gestione dello Stress
Ci sono varie strade da percorrere per fare in modo che lo stress serva ad affrontare una nuova condizione o una nuova sfida e per imparare a gestirlo.
Innanzitutto è importante ammettere a se stessi di essere stressati e cercare di capirne la causa: se è uno stress emotivo, sociale, lavorativo ecc. Spesso questo è già sufficiente a ridurne la portata.
Una volta acquisita questa consapevolezza, è importante riuscire a guardare la situazione da punti di vista diversi per non ingigantire il problema e in molti casi è utile agire: a volte infatti è più stressante l’idea di dover affrontare una cosa che non farlo veramente.
Sintomi piu’ frequenti:
- dolori fisici, stanchezza;
- emozioni spiacevoli (demoralizzazione);
- alterazioni nel comportamento (irritabilità);
- alterazioni del sonno (insonnia, incubi).
Affinché questa condizione non si trasformi in stress cronico è consigliabile cercare di porvi rimedio facendosi aiutare dagli specialisti.
Come combattere lo stress?
Esistono corsi e gruppi per imparare a gestire lo stress, in cui “si lavora” sulla propria Autostima, si sviluppa l’Assertività (capacità di saper dire di si quando si vuole una cosa e di no quando non la si vuole), la Creatività e tecniche di Problem solving.
Oppure, oltre ai Corsi e ai Gruppi, si può scegliere di fare un percorso individuale psicologico o terapeutico.
Essere seguiti da un esperto si rivela utile sia nel caso ci si trovi ad affrontare un grosso trauma – si è stati vittima o spettatori di un fatto grave, come una rapina, un incidente o un terremoto (Disturbo post-traumatico da Stress) – sia se si vive una situazione estremamente stressante a livello personale o lavorativo (Burnout o Stress Lavoro Correlato).

da Dr.ssa Ilaria Bellavia

Il bravo medico o il bravo psicologo è capace di stabilire relazioni proficue con i suoi pazienti. E’ capace di narrare e di ascoltare le narrazioni dell’altro. E attraverso questo scambio sa trovare la cura giusta per tutti coloro che a lui si affidano.
Se ci pensiamo bene sin dai tempi dei Sofisti il racconto, la narrazione hanno assunto un carattere preminente. Non solo, l’ascolto rappresentava un momento di estrema intensita’ sul piano psicologico, di condivisione e di riflessione.
Compiendo un’operazione di traslazione dall’Antica Grecia ai giorni nostri, potremmo dire che il Medico/Psicologo competente e preparato nel campo della Medicina Narrativa gioca un ruolo di rilievo nella presa in carico dei propri pazienti. Ha come si dice “una marcia in piu’ “.
Spesso l’errore piu’ comune e’ quello di intendere la “Psicologia Narrativa” come un ibrido tra letteratura e Psicologia. Tutto cio’ e’ fuorviante perche’ in realta’ l’approccio narrativo ha un fondamento scientifico basato su tutta una serie di dati di ricerca (predominanti in area medica) che attestano il carattere terapeutico di questo specifico modo intendere la cura di persone che vivono determianti stati di sofferenza.

(Medicina Narrativa. Storie e parole nella relazione di cura. G. Bert)