+39 3491643371 info@ilariabellavia.it

Cosa sono i meccanismi di difesa?

I meccanismi di difesa sono strategie psicologiche che vengono utilizzate inconsciamente per proteggere una persona dall’ansia derivante da pensieri o sentimenti inaccettabili.

Perché abbiamo bisogno delle difese dell’Io?

Usiamo meccanismi di difesa per proteggerci da sentimenti di ansia o colpa, che sorgono perché ci sentiamo minacciati o perché il nostro Es o Super-io diventa troppo esigente.

I meccanismi di difesa operano a livello inconscio e aiutano a scongiurare sentimenti spiacevoli (cioè ansia) oa far sentire meglio le cose buone per l’individuo.

I meccanismi di difesa dell’ego sono naturali e normali. Quando diventano sproporzionate (cioè usate con frequenza), si sviluppano nevrosi, come stati d’ansia, fobie, ossessioni o isteria.

Di seguito sono riportati alcuni meccanismi di difesa comuni: Esistono numerosi meccanismi di difesa; le principali sono riassunte di seguito.

  Ecco alcuni meccanismi di difesa comuni:

  1. Rifiuto
  2. Repressione
  3. Proiezione
  4. Dislocamento
  5. Regressione
  6. Sublimazione
  7. Razionalizzazione
  8. Formazione di reazione
  9. Identificazione con l’aggressore

1. Negazione

La negazione è un meccanismo di difesa proposto da Anna Freud che implica il rifiuto di accettare la realtà, bloccando così la consapevolezza degli eventi esterni.

Se una situazione è semplicemente troppo da gestire, la persona può rispondere rifiutandosi di percepirla o negando che esista.

Come puoi immaginare, questa è una difesa primitiva e pericolosa: nessuno ignora la realtà e la fa franca a lungo! Può funzionare da solo o, più comunemente, in combinazione con altri meccanismi più sottili che lo supportano.

Qual è un esempio di negazione?

Molte persone usano la negazione nella loro vita quotidiana per evitare di affrontare sentimenti dolorosi o aree della loro vita che non desiderano ammettere.

Ad esempio, un marito può rifiutarsi di riconoscere i segni evidenti dell’infedeltà della moglie. Uno studente può rifiutarsi di riconoscere la propria evidente mancanza di preparazione per un esame!

2. Repressione

La repressione è un meccanismo di difesa inconscio impiegato dall’Io per impedire che pensieri disturbanti o minacciosi diventino coscienti. 

I pensieri che sono spesso repressi sono quelli che risulterebbero in sensi di colpa dal Super-io.

Questa non è una difesa molto efficace a lungo termine poiché implica la forzatura di desideri, idee o ricordi disturbanti nell’inconscio, dove, sebbene nascosti, creeranno ansia.

I ricordi repressi possono apparire attraverso mezzi subconsci e in forme alterate, come sogni o lapsus (“lapsus freudiana”).

Qual è un esempio di repressione?

Ad esempio, nel complesso edipico , i pensieri aggressivi sui genitori dello stesso sesso vengono repressi e spinti nell’inconscio.

3. Proiezione

La proiezione è un meccanismo di difesa psicologica proposto da Anna Freud in cui un individuo attribuisce pensieri, sentimenti e motivazioni indesiderate a un’altra persona.

Qual è un esempio di proiezione?

I pensieri più comunemente proiettati su un altro sono quelli che causerebbero sensi di colpa come fantasie o pensieri aggressivi e sessuali. 

Ad esempio, potresti odiare qualcuno, ma il tuo Super-io ti dice che tale odio è inaccettabile. Puoi “risolvere” il problema credendo che ti odino.

4. Spostamento

Lo spostamento è il reindirizzamento di un impulso (solitamente aggressività) su un bersaglio sostitutivo impotente. Il bersaglio può essere una persona o un oggetto che può fungere da sostituto simbolico.

Lo spostamento si verifica quando l’Es vuole fare qualcosa che il Super ego non consente. L’Ego trova così un altro modo per liberare l’energia psichica dell’Es. Quindi c’è un trasferimento di energia da un investimento oggettuale rimosso a un oggetto più accettabile.

Qual è un esempio di spostamento?

Qualcuno che si sente a disagio con il proprio desiderio sessuale per una persona reale può sostituire un feticcio. 

Qualcuno che è frustrato dai suoi superiori può tornare a casa e prendere a calci il cane, picchiare un membro della famiglia o impegnarsi in ustioni incrociate.

5. Regressione

La regressione è un meccanismo di difesa proposto da Anna Freud in base al quale l’Io ritorna a uno stadio precedente di sviluppo, solitamente in risposta a situazioni di stress.

La regressione funziona come una forma di ritiro, consentendo a una persona di tornare psicologicamente indietro nel tempo a un periodo in cui la persona si sentiva più sicura.

Qual è un esempio di regressione?

Quando siamo turbati o spaventati, i nostri comportamenti spesso diventano più infantili o primitivi. 

Un bambino può iniziare di nuovo a succhiarsi il pollice o bagnare il letto quando ha bisogno di trascorrere un po ‘di tempo in ospedale. Gli adolescenti possono ridacchiare in modo incontrollabile quando vengono introdotti in una situazione sociale che coinvolge il sesso opposto.

6. Sublimazione

La sublimazione è simile allo spostamento, ma si verifica quando riusciamo a spostare le nostre emozioni inaccettabili in comportamenti costruttivi e socialmente accettabili, piuttosto che attività distruttive. La sublimazione è uno dei meccanismi di difesa originali di Anna Freud.

La sublimazione per Freud era la pietra angolare della vita civile, poiché le arti e la scienza sono tutte sessualità sublimata. (NB. Questo è un concetto carico di valore, basato sulle aspirazioni di una società europea alla fine del 1800).

Qual è un esempio di sublimazione?

Molti grandi artisti e musicisti hanno avuto vite infelici e hanno usato l’arte della musica per esprimersi. Lo sport è un altro esempio di come mettere le nostre emozioni (ad esempio l’aggressività) in qualcosa di costruttivo.

Ad esempio, la fissazione nella fase orale dello sviluppo può in seguito portare alla ricerca del piacere orale da adulto succhiandosi il pollice, la penna o la sigaretta. Inoltre, la fissazione durante la fase anale può indurre una persona a sublimare il proprio desiderio di manipolare le feci con il piacere della ceramica.

7. Razionalizzazione

La razionalizzazione è un meccanismo di difesa proposto da Anna Freud che comporta una distorsione cognitiva dei “fatti” per rendere meno minaccioso un evento o un impulso. Lo facciamo abbastanza spesso a un livello abbastanza consapevole quando ci forniamo delle scuse. 

Ma per molte persone, con un ego sensibile, trovare scuse è così facile che non ne sono mai veramente consapevoli. In altre parole, molti di noi sono abbastanza preparati a credere alle nostre bugie.

Qual è un esempio di razionalizzazione?

Quando una persona trova una situazione difficile da accettare, troverà una ragione logica per cui è accaduta. Ad esempio, una persona può spiegare un disastro naturale come “volontà di Dio”.

Perfezionismo: impedimento o risorsa?

Il termine “perfezionismo” può avere due letture,

Da un lato, è definito come “un’aspirazione, talvolta eccessiva, a raggiungere la perfezione, nella propria vita o nel proprio lavoro”; dall’altro, è “una tendenza ossessiva, che impedisce all’individuo di realizzare qualcosa, per eccesso di narcisismo o autocritica”.

Il perfezionismo può essere quindi visto come un ostacolo o una risorsa, a seconda di come la persona ha imparato a convivere con questa caratteristica di personalità.

Vediamo quali possono essere i 10 tratti del cosiddetto perfezionista

  1. Precisione
    La precisione si può annoverare fra le caratteristiche positive del perfezionista. Egli, infatti, è meticoloso, accurato, attento ai dettagli e ciò gli permette di raggiungere risultati eccellenti.
    Attenzione però: chi è eccessivamente preciso rischia di perdere tempo, concentrandosi su particolari inutili.
     
  2. Determinazione
    Una persona che mira alla perfezione è anche molto determinata nel raggiungere dei propri obiettivi. È organizzata e tenace, orientata alla prestazione, vuole che i propri successi siano riconosciuti.
    Attenzione: può arrivare a dipendere eccessivamente dal risultato e dall’approvazione degli altri.
     
  3. Ambizione
    Il successo è la misura del suo impegno, per questo tende a voler superare sempre se stesso. L’ambizione è il carburante che gli consente di raggiungere mete elevate.
    Il rischio è quello di non accontentarsi, di non godersi ciò che raggiunge e di vivere una continua frustrazione.
     
  4. Responsabilità
    Determinazione, ambizione e precisione, fanno del perfezionista un individuo responsabile, di cui potersi fidare. Raggiungere l’obiettivo è per lui il compito fondamentale, sia nel lavoro che nella vita privata.
    Un difetto: tende a voler fare tutto da solo, perché non si fida degli altri o perché non li reputa alla sua altezza.
     
  5. Pignoleria
    La precisione diventa un limite quando si trasforma in pignoleria. Il rischio è quello di trasformare un compito in ossessione.
    Essere eccessivamente puntiglioso, può portare il perfezionista a non completare affatto un lavoro o a trascurare gli altri aspetti della propria vita.
     
  6. Eccellenza 
    Mirare all’eccellenza è motivante e sprona al continuo miglioramento. 
    Nella versione estrema, il perfezionista è ostinato a perseguire risultati eccellenti secondo standard irragionevoli. Non riconosce i propri limiti, è ansioso e rigido, teso a produrre una prestazione senza sbavature.
    Anche questo atteggiamento, se esasperato, può portare allo sviluppo di un’ossessione.
     
  7. Dipendenza
    Alla base del comportamento del perfezionista, c’è una forte dipendenza dall’approvazione altrui. Si preoccupa di essere riconosciuto per le sue doti e lodato, di soddisfare le loro aspettative.
    È spaventato dalla possibilità di commettere errori, che vede come macchie e non come possibilità per crescere.
     
  8. Controllo
    Il perfezionista non è abituato ad esprimere le proprie emozioni, ma solo a fornire prestazioni. Ha imparato ad essere apprezzato per quello che fa e non per quello che è.
    Per questo motivo, appare freddo e distaccato, cerca di contenere le emozioni perché le considera d’intralcio.
     
  9. Autocritica
    Il giudizio che il perfezionista ha di se stesso è sempre critico. Egli crede di non fare mai abbastanza, si punisce per gli errori invece di imparare da essi.
    Non si accetta ed è sempre insicuro, lo spettro del fallimento lo immobilizza. Allo stesso modo, anche nei confronti degli altri è molto giudicante.
     
  10. Insoddisfazione
    Se il perfezionista non impara ad apprezzare i propri successi, oltre che a raggiungerli, non sarà mai soddisfatto di sé.
    Spesso, infatti, si sente frustrato dal fatto che poteva fare ancora meglio. In questo modo, non riuscirà mai ad accettarsi e a sentirsi veramente realizzato.



Il colore grigio della Depressione

 

Il grigio sembra essere davvero il colore della depressione, stando a una ricerca i cui risultati sono ora pubblicati sulla rivista BMC Medical Research Methodology.

Il singolare studio si è svolto per iniziativa di uno studioso, Peter Whorwell, docente di medicina presso lo University Hospital of South Manchester, in collaborazione con l’Università di Manchester, nel Regno Unito, il quale ha ideato la cosiddetta “ruota dei colori”, uno strumento che permette alle persone di scegliere un colore in risposta a una domanda.

“I colori sono utilizzati frequentemente per descrivere le emozioni, basti pensare a espressioni idiomatiche come ‘nero di rabbia’ o ‘verde d’invidia’”, ha spiegato Whorwell.

I ricercatori hanno così realizzato una ruota dei colori di varie intensità, comprese varie sfumature di grigio. Hanno poi chiesto ad alcuni soggetti sani del gruppo di controllo di indicare quale colore li attirava di più, quale fosse in generale il loro preferito e infine quale fosse quello che descriveva meglio il loro stato d’animo momentaneo.

Quando il test è stato ripetuto con soggetti ansiosi e depressi, la maggior parte di essi ha scelto lo stesso colore dell’altro gruppo, il giallo, come quello che li attirava maggiormente, e lo stesso colore preferito, il blu. Per quanto riguarda invece il colore indicato per rappresentare il proprio umore, la maggior parte ha scelto il grigio, a differenza del soggetti sani, che ha scelto una tonalità di giallo.

Un altro gruppo di volontari, infine, doveva scegliere i colori da associare all’umore positivo e a quello negativo. Come ha sintetizzato Whorwell, “quando si usano questi risultati per separare i colori nei gruppi positivo, negativo e neutro, si è trovato che i soggetti depressi mostravano una notevole preferenza per i colori negativi rispetto al gruppo di controllo. I soggetti ansiosi hanno fornito risultati intermedi tra sani e depressi.”

Dunque, sembra che il colore grigio sia destinato a coloro che hanno un umore tendenzialmente “basso”, una incrinatura verso ambiti come la tristezza e la melanconia.

La psicoterapia per i disturbi d’ansia e depressivi lavora nel tentativo di sostenere il soggetto attraverso l’uso della parola, in modo tale da travalicare gli aspetti ansioso-depressivi, per poi giungere ad una dimensione emozionale più equilibrata.

 

 

 

Call Now Button