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Difficoltà nelle relazioni?

Difficoltà nelle relazioni?

Gran parte delle persone lamentano uno stato di sofferenza che si collega ad un sentimento di non accordo tra le aspettative (in campo amoroso e sentimentale) e e ciò che effettivamente sperimentano nella realtà. C’è un Gap molto ampio, vengono delusi i desideri e le fantasie relative al sentirsi amati/e nel modo più adeguato possibile.

 

 Molte coppie vanno incontro a periodi di separazione proprio per questo motivo: il non sentirsi amati nel modo in cui vorremmo. L’essere ricambiati sentimentalmente è una forma di contatto estremamente importante, ovvero è per quella persona (e non per un’altra) che intendo agire in quel modo.

 

 Se mi sottraggo a questo tipo di comportamento, elimino gran parte della possibilità di soddisfare l’altro/a nelle sue richieste, nei suoi desideri.

 

 Ogni persona ha espresso fantasie di amore illimitato, sin da piccolo/a, prima nei confronti dei genitori, poi nei confronti di persone esterne all’ambito familiare. E’ così che accade, è così che milioni di persone ogni giorno affrontano il rapporto di coppia, con questo tipo di aspettative e fantasie.

 

Come affrontare i sensi di colpa per non amare abbastanza?

I sensi di colpa che affliggono persone carenti sul piano dell’intimità di coppia risultano frequenti e di varia natura, vediamone alcuni:

a. Mi ritengo un compagno fedele ma in difficoltà nell’esperienza intima e di vicinanza affettiva alla mia partner

b. Non amo dover ricambiare costantemente le premure che lui/lei ha nei miei confronti

c. Vorrei poter stare per conto mio molteplici volte ma poi ci ripenso e mi sento sbagliato/a a pensare una cosa del genere

d. Vivo sempre con l’ansia che un giorno mi stancherò di questo rapporto

 

Queste testimonianze sono il risultato di situazioni nelle quali manca un senso reale di complicità all’interno della coppia, non si fanno le cose perché si è disposti a farle, ma perché si deve, in qualche modo, sottostare ad un senso del dovere.

La terapia psicologica interviene laddove le situazioni che riguardano il singolo, sono di per sé frustranti e fonte di ansia e disagio. Il clinico aiuta la persona all’interno di un percorso di conoscenza di sé e dei propri desideri e aspettative. Non è mai semplice accettare di non sentirsi amati nel modo in cui vorremmo o, dall’altro lato, non riuscire ad amare l’altro/a con la stessa intensità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ricerca della felicità e dipendenza da Internet

Dipendere da un social network è, ad oggi, uno dei complessi più frequenti che una persona si attribuisce, pur sapendo che è possibile controllare questo tipo di inclinazione.

La maggior parte delle persone che consultano uno Psicologo per questa problematica sono persone di età compresa tra i 25 ed i 55 anni di età.

Nella società liquida, per dirla con le parole del sociologo Bauman, le sensazioni più importanti della nostra vita risultano essere ormai considerate effimere, non c’è tempo per soffermarsi a pensare ad una dimensione piacevole, che tocchi, talvolta, la nostra interiorità in modo profondo.

Cosa fa lo Psicologo/Psicoterapeuta in questi casi?

Sostiene la parte più matura del Sè di quella persona, alla ricerca di un possibile intervento chiarificatore che inglobi l’intera persona per quella che effettivamente è, oltre al fatto che ciò che la maggior parte delle persone rincorrono nella loro vita è un equilibrio interiore che consenta loro di vivere in modo sereno.

Perché la felicità? Il senso della ricerca della felicità si contrappone all’evitamento di esperienze sgradevoli mal tollerate dall’individuo in senso lato. Internet dà questa illusione, ovvero che la possibilità di esporsi agli altri, di sapere cosa gli altri fanno in qualsiasi momento, funzioni da deterrente per non impegnarsi in una ricerca seria e approfondita di sé e delle priorità che decidiamo di seguire nella nostra esistenza.

Quando la felicità non è più a portata di mano

 

Non è sempre così automatico poter disporre della “felicità”. Ad esempio, alcune persone sono gratificate dal proporsi agli altri come “benefattori” o persone che, prima di tutto, gestiscono il bene degli altri. Questo è per loro motivo di “felicità.

Ma siamo così sicuri di questo? cosa dicono gli Psicologi?

Non è tutto così lineare quando si parla di comportamenti umani e di funzionamento della mente umana. Le cose sono un tantino più complesse. Molte persone, ad esempio, non riescono a contro-bilanciare un atteggiamento altruistico, in cui si possono rintracciare sentimenti di benevolenza gratuita nei confronti degli altri, ad un atteggiamento che prenda in considerazione anche loro stessi (ovvero, mi prendo cura di me stesso/a, cerco di volermi bene, ecc…..).

Qual è il risultato di questa mancanza?

Non vi è un unico risultato, ma ve ne sono molteplici. Intanto, sembra che persone così etero-centrate, vadano incontro, nel tempo, a sentimenti di inutilità, indifferenza nei confronti del mondo, bassa autostima, sintomi depressivi.

In questo senso la psicoterapia ad orientamento psicoanalitico dà modo a queste persone di recuperare quell’attenzione amorevole che, evidentemente, non hanno sperimentato in età infantile e questo non è poco.

 

 

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