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Che origine ha la fobia sociale?

I precursori di un livello alto relativamente all’ansia fobia, ci conducono nella direzione di porre attenzione alle prime esperienze infantili. Tutti noi, sin dai primi istanti di vita, siamo entrati in contatto con figure adulte che non avevano altro compito se non quello di occuparsi di noi, ma molti di noi sono impattati in situazioni non proprio congeniali dove la sicurezza, la fiducia e altre caratteristiche inerenti quella “fiducia di base” , sono venute meno sin dai primi istanti di vita.

Quindi?

L’ansia fobica non è altro che il risultato di questa mancata fiducia di base. Il bambino, dunque, non ha trovato quel terreno fertile che avrebbe dovuto consentirgli di esplorare il mondo circostante, allontanarsi dal proprio “porto sicuro” per poi farvi ritorno, ecc…..

Quali i sintomi dell’ansia fobica?

Suddividiamo le Fobie a seconda dell’oggetto a cui è riferito:

  • animale
  • veicolo
  • spazio chiuso e sovraffollato
  • spazio aperto

Vediamo le strategie note ai professionisti esperti con le quali, gran parte delle persone, tenta di far fronte a questa problematica:

  • evitamento
  • fuga
  • ricerca di elementi che possano far distrarre dalla situazione ansiogena
  • controllo o discontrollo degli impulsi

 

Quale trattamento?

La terapia Psicodinamica che, rispetto a quella cognitivo-comportamentale, permette un lavoro di maggior profondità, è al momento (vedi i dati tratti dalla letteratura attuale) il trattamento di elezione che meglio risponde alla risoluzione dei sintomi ansiosi e di quelli fobici.

Non solo, sempre i dati della letteratura, sottolineano come il Setting Psicodinamico garantisca una durata maggiore (vedi studi di follow-up) rispetto alla guarigione di cui sopra.

 

Perché è così difficile parlare di Depressione?

Tutti ormai parlano di depressione, chiunque (o la maggior parte delle persone) può confondere una normale tristezza con un grado più strutturato di melanconia.

Il più delle volte, però, ci sono delle differenze piuttosto marcate tra chi, effettivamente, è affetto da un quadro depressivo e chi, invece, sta semplicemente passando una fase “pseudo depressiva”.

Ma quali possono essere i sintomi più ricorrenti all’interno di un quadro depressivo?

  • tono dell’umore in senso negativo
  • irritabilità
  • appiattimento degli affetti
  • astenia
  • senso di colpa persistente

 

Perché la psicoterapia può essere utile?

L’ascolto empatico del paziente, il senso di accoglimento che il terapeuta offre alla persona in cura, conducono la coppia terapeuta-paziente nella direzione di una risoluzione e di un innalzamento del tono dell’umore (talvolta anche senza necessariamente alcun supporto farmacologico).

Ciò che è di fondamentale importanza, all’interno della terapia, è che si crei una buona alleanza terapeutica, ovvero che la persona senta di potersi affidare al terapeuta in tutte le sue declinazioni e sfaccettature .

 

Quali effetti della musica sul cervello

La musica è potente come una droga. E non è uno scherzo! Salimpoor e altri colleghi (2011) hanno recentemente dimostrato che lo stimolo musicale ha lo stesso effetto di una droga psicoattiva nel nostro organismo portandolo a rilasciare dopamina nel cervello. Le sensazioni della persona in seguito ad un dato stimolo musicale possono essere sia piacevoli che spiacevoli a seconda di quale pensiero o ricordo viene evocato da quella musica.

Ascoltare musica è un’esperienza polisensoriale che va dalla semplice percezione sonora, tramite il sistema uditivo, ad una più complessa esperienza emozionale.

Oltre ad essere un’esperienza polisensoriale, la musica è anche un’esperienza aggregativa perché “ogni volta che degli esseri umani si riuniscono, per qualsiasi motivo, c’è anche la musica: matrimoni, funerali, lauree, soldati in marcia verso il fronte, eventi sportivi negli stadi, una notte di baldoria, la preghiera, una cena romantica, una mamma che culla il suo bambino per addormentarlo e gli studenti del college che studiano con la musica in sottofondo (Levitin, 2008)”.

La musica fa parte della nostra cultura e senza di essa sarebbe difficile stare. A maggior ragione nei giorni nostri dove, con i nuovi mezzi di comunicazione, a partire dalla radio fino ad arrivare a youtube, la fruizione di musica è immediata e costante nell’arco della giornata. Ci fa compagnia in macchina mentre stiamo andando al lavoro e in palestra mentre facciamo il corso di zumba; la musica accompagna gli spot pubblicitari prima del TG e i servizi stessi del TG come anche il film che ci guardiamo sul divano. Insomma, come dice Ball (2011) “la musica non è qualcosa che noi, in quanto specie, pratichiamo per scelta; essa è radicata nelle nostre funzioni cognitive e motorie, ed è implicata nel modo in cui costruiamo il nostro paesaggio sonoro”.

La musica è costituita da diversi elementi come il ritmo, il tono, il battito, la ripetizione, la frequenza, e la lirica. Tutte queste componenti arrivano al nostro cervello e vengono elaborate influenzando così le nostre emozioni.

Gli effetti della musica sull’individuo non sono, però, solo legati alle emozioni che essa suscita ma modificano anche il sistema cardiovascolare influenzando il battito cardiaco e la pressione sanguigna. Non stupisce, infatti, che la musica sia spesso usata per migliorare la performance e la concentrazione degli sportivi. Si vedono spesso, per esempio, i calciatori che, prima di entrare in campo, si isolano e ascoltano la musica che preferiscono per concentrarsi sulla partita e racimolare tutte le energie necessarie per avere una performance ottimale sul campo.

Essa non viene, però, solo utilizzata per acquisire forza ed energia ma, al contrario, può essere anche utilizzata per rilassarsi.

Finora abbiamo parlato di musica in generale ma, come ben si sa, esistono svariati generi e stili di musica che provocano nell’individuo effetti talvolta molto diversi. Sappiamo, per esempio, che la musica rilassante riduce i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) nel sangue. Al contrario, un crescendo di un’orchestra può portare ad una vasocostrizione della pelle del viso e ad un aumento della pressione sanguigna. La musica classica o meditativa, invece, riduce il dolore e lo stress. La musica ritmata, come quella dance, può migliorare l’umore, la concentrazione e la motivazione.

Ma qual è la musica che riduce maggiormente lo stress?

La musica classica riesce a diminuire maggiormente i livelli di stress. I benefici maggiori sull’organismo sono sul sistema cardiovascolare e quello immunitario che sono i due sistemi coinvolti nella risposta allo stress. Dal punto di vista mentale, questo tipo di musica aumenta la concentrazione e, soprattutto, diminuisce la depressione.

 

Qui di seguito ti propongo alcune musiche che, statisticamente, risultano essere tra le più rilassanti in assoluto:

  • Pachelbel: Canone
  • Bach: Suite per orchestra n.3
  • Schubert: Sinfonia n. 8 in si minore
  • Chopin: Notturni
  • Mozart: Concerto per pianoforte n. 21
  • Beethoven: Sinfonia n. 6
  • Musiche new age
  • Suoni della natura (ad esempio il suono di una foresta tropicale oppure il suono delle onde)

 

 

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