Quando le persone avvertono segnali poco incoraggianti nel vivere le relazioni con gli altri, quando queste relazioni rendono evidente la difficoltà, per queste persone, di poter gestire i rapporti interpersonali nel loro significato più profondo, allora siamo di fronte ad un potenziale ostacolo nella vita di relazione di questi soggetti.
Parliamo di ansia sociale quando si presentano i seguenti sintomi:
a. la persona rimugina a lungo su quelle che sono le possibili conseguenze di una situazione di socializzazione
b. l’impatto che tali situazioni hanno sulla persona includono sensazioni di profonda inadeguatezza, tremori, sudorazione, arrossamenti del volto
c. presenza di ansia anticipatoria, rispetto alla quale il soggetto vive momenti di estremo disagio solo al pensiero di dover affrontare quell’evento
Come risolvere tutto ciò?
La Psicoterapia Psicodinamica propone un approccio (terapia dinamica breve) focalizzato esclusivamente sulla risoluzione del sintomo ansioso e sulle cause sottostanti.
E’ probabile, quindi, che il soggetto viva momenti di grossa difficoltà sul piano interpersonale a causa di una serie di conflitti interni non risolti. Come è anche probabile che dietro a questo disturbo ci possa essere una situazione legata ad una forte insicurezza ed inadeguatezza nell’affrontare le normali vicende della quotidianità.
Nella maggior parte dei casi sono gli episodi relazionali (traumi, abusi, esperienze svalutanti…) a diventare il punto focale e primario della diagnosi e dell’intervento.
La difficoltà originaria diventa un problema quando le persone non riescono ad affrontare la questione in modo efficace, continuando così a fare un uso forsennato di una stessa soluzione ed entrando, quindi, in un circolo vizioso, piuttosto che virtuoso.
Ad esempio si diventa ossessivi nel momento in cui siamo sottoposti ad un forte stress per via del lavoro, degli impegni familiari. Dobbiamo quindi trovare una “via di fuga” al cronicizzarsi di certi eventi.
In altri casi persiste dentro di noi un andamento depressivo che è causa di malesseri, somatizzazioni, senso di inadeguatezza. In questi casi il cibo può essere strumento di compensazione, un riempitivo rispetto ad un vuoto interiore che fa la sua comparsa.
Come nascono dunque le problematiche e i malesseri psicologici negli individui?
Non c’è un inizio univoco, c’è piuttosto una compartecipazione di più fattori (direi ambientali e specifici di quella persona) che rendono quel soggetto “sensibile” alla cronicizzazione e all’implementazione di problematiche psicologiche. I cosiddetti tratti di personalità si stabilizzano fino a dare vita ad un vero e proprio disturbo della personalità.
Quali sono i più comuni disturbi della personalità?
Possiamo raggrupparli in tre aree (A,B,C).
Gruppo A / Disturbi caratterizzati da comportamento bizzarro
Sono contraddistinti da modalità strane, insolite, eccentriche o paranoiche e dalla tendenza alla diffidenza e all’isolamento.
–Disturbo di Personalità Paranoide
Caratterizzato da sfiducia e sospettosità; per questo le motivazioni e i comportamenti degli altri vengono tendenzialmente interpretati come malevoli o minacciosi. La persona viene così percepita come ostinata, polemica, non dialogica.
–Disturbo di Personalità Schizoide
Caratterizzato da una espressione emotiva ristretta, dal distacco dalle dinamiche relazionali e dal non desiderio di instaurarle e/o mantenerle; in tal modo vi è mancanza di relazioni e vita molto riservata ed isolata. La persona viene allora percepita come appartata o isolata.
–Disturbo di Personalità Schizotipico
Caratterizzato da intenso disagio nelle relazioni, emotività inappropriata, atteggiamenti insoliti, distorsioni percettive o cognitive (presenza di credenze magiche e/o bizzarre), isolamento sociale, eccentricità; vi è dunque scarso contatto con la realtà.
–Gruppo B / Disturbi caratterizzati da alta emotività
Sono contraddistinti da modalità emotive, teatrali, instabili, estreme, imprevedibili e dalla mancanza di empatia.
Caratterizzato da una continua inosservanza e violazione delle leggi e dei diritti altrui, così come dalla mancanza di sensi di colpa circa gli atti criminosi commessi.
–Disturbo di Personalità Borderline
Caratterizzato da forte instabilità delle relazioni, dell’immagine del proprio Sé e delle dinamiche affettive; è presente inoltre impulsività ed instabilità dell’umore e forte oscillazione tra poli opposti in molte altre aree funzionali della vita.
–Disturbo di Personalità Istrionico
Caratterizzato da eccessiva emotività e seduttività, manifestazioni emotive teatrali, continua ricerca di attenzione degli altri, eloquio e comportamenti iperattivati.
–Disturbo di Personalità Narcisistico
Caratterizzato da senso di grandiosità ed unicità, necessità di continua ammirazione ed attenzione, ipersuscettibilità alle critiche, mancanza di empatia e di intelligenza emotiva (riconoscere e capire le dinamiche interne altrui).
–Gruppo C / Disturbi caratterizzati da forte ansietà
Sono contraddistinti da modalità ansiose e/o paurose e da una considerevole inibizione e scarsa autostima.
–Disturbo di Personalità Evitante
Caratterizzato da assoluto evitamento delle dinamiche e delle situazioni socialmente connotate, senso di inadeguatezza, ipersensibilità e intollerabilità verso i giudizi negativi degli altri, forte inibizione e timidezza.
–Disturbo di Personalità Dipendente
Caratterizzato da eccessivo bisogno di essere accuditi, atteggiamento sottomesso, delega di tutte le personali decisioni, mancanza di autostima, paura dell’abbandono.
–Disturbo di Personalità Ossessivo-Compulsivo
Caratterizzato da una forte tendenza al perfezionismo, intensa preoccupazione per l’ordine e la precisione, ipercontrollo delle dinamiche interne, degli avvenimenti e degli impegni, marcata rigidità nei pensieri e negli atteggiamenti.
Il cosiddetto analfabetismo emozionale (dal greco a- «mancanza», lexis «parola» e thymos «emozione» dunque: «mancanza di parole per [esprimere] emozioni), facilmente rintracciabile nella società contemporanea.
Cosa dicono gli Psicologi esperti del settore?
La forma alessitimica, nei soggetti predisposti a questo tipo di quadro psicopatologico, si evidenzia nel momento in cui la persona perde o, meglio ancora, non ha mai avuto modo di costruire dentro di sé un bagaglio emozionale che la mettesse in condizione di poter esprimere tutta una serie e una gamma di vissuti emotivi che sono parte di ogni essere umano.
In particolare, sembra che queste persone siano carenti di aspetti di regolazione emozionale sin dall’infanzia e che, l’ambiente in cui hanno vissuto, non abbia posto in essere misure compensative a questo “deficit”.
Ci sono test attendibili che valutano il grado di Alessitimia?
La comunità scientifica nazionale e internazionale ha messo a punto una serie di reattivi che indagano il disturbo alessitimico, uno di questi è il Tas-20 ( Toronto Alexithymia Scale. G.J. TAYLOR, R.M. BAGBY, J.D.A. PARKER, 1992).
La Psicoterapia è utile in questi casi?
Ovviamente sì, si tratta di “traghettare” la persona in canali a lei/lui sconosciuti per ri-appropriarsi di parti di sé (talvolta di natura traumatogena) che hanno congelato la sfera emozionale. In questo senso la psicoterapia e la relazione con un’altra persona funzionano da “cassa di risonanza” di malesseri e sofferenze intercorsi negli anni e nella vita di quella persona.