Con Binswanger e Jasper si delinea un quadro legato alla psichiatria fenomenologica che, non è più interessata agli aspetti organicisti (legati al modello della psichiatria tradizionale) della malattia mentale, ma alla soggettività dell’individuo ed alla capacità del medico di poter individuare i vissuti di sofferenza e di disperazione del paziente.
Solo così è possibile curare la persona, affermano i fenomenologi. Allo stesso tempo la Psicoterapia fenomenologico-esistenziale fa riferimento anch’essa al costrutto fenomenologico di Binswanger.
Scrive B.: “La psicologia non ha mai a che fare con un soggetto privo del suo mondo, perché un simile soggetto non sarebbe altro che un oggetto,nè tantomeno con la scissione soggetto-oggetto, perché questa scissione non la si può intendere se non come avente alla base l’esserci umano nel mondo. La psicologia inizia quando comprende la presenza umana come originario essere nel mondo e considera i determinati modi fondamentali in cui la presenza umana di fatto esiste”.
Il termine binge è definito come un breve periodo di gratificazione o appagamento incontrollato ed eccessivo ed è comunemente usato per descrivere il consumo di cibo o di alcol. In italiano potremmo tradurre la parola binge come abbuffata, alcolica o di cibo.
La maggior parte degli studi ha evidenziano che sono molto più frequenti i comportamenti di binge relativi all’assunzione di alcol ma è stato visto anche che chi fa abbuffate alcoliche (binge drinking) ha anche una maggiore frequenza di comportamenti di abbuffate di cibo (binge eating) (Ferriter & Ray, 2011).
Molto spesso sentiamo parlare di binge drinking riferendosi alle condotte disregolate del weekend dei giovani e degli adolescenti, purtroppo talvolta associati a eventi di cronaca.
Secondo l’Osservatore Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità il termine binge drinking corrisponde all’assunzione in un’unica occasione di consumo, ed in breve tempo, di almeno 6 Unità Alcoliche (UA = 12 grammi di alcol puro) di una qualsiasi bevanda alcolica.
Un’unità alcolica equivale a una birra da 330 ml, a un bicchiere di vino da 125 ml, a un cocktail da 80 ml e un bicchiere di superalcolico da 40 ml.
Quello che desta allarme è che condotte reiterate di abuso di alcol possono condurre, secondo l’OMS, a una serie di conseguenze fisiche, psicologiche, sociali e sfociare più facilmente in una dipendenza da alcol. Assumere alcol in qualsiasi quantità prima dei 21 anni è estremamente pericoloso per la salute e per lo sviluppo psicofisico, e in particolare per la salute della donna, in quanto le donne hanno un metabolismo che le rende più sensibili agli effetti dannosi dell’alcol e l’alcol costituisce un notevole fattore di rischio di nascita di bambini affetti da Sindrome feto-alcolica (FASD) nel caso in cui la donna assuma qualsiasi quantità di alcol durante la gravidanza (Primo Rapporto Alcol e Salute – CRARL A.A. V.V., 2019).
Cos’è invece il binge eating e che relazione ha con il binge drinking?
Il binge eating, invece, è definito, dall’ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5, APA, 2013), un episodio di abbuffata in cui la persona mangia in un determinato periodo di tempo, rapidamente, una quantità di cibo significativamente più grande di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili. Generalmente un episodio di abbuffata avviene quando la persona è sola, a causa dell’imbarazzo causato dalle quantità di cibo introdotte, e si associa ad emozioni di disgusto verso se stessi, a depressione, ansia e senso di colpa per aver mangiato così tanto. Il binge eating può essere la caratteristica principale del Disturbo da Alimentazione Incontrollata e riguarda circa il 2% della popolazione, oppure essere un comportamento disfunzionale a se stante, per esempio negli individui con obesità che ricercano un trattamento per la perdita di peso ha una prevalenza del 10%.
Una serie di studi hanno dimostrato che esiste una frequente associazione tra binge eatinge binge drinking, soprattutto nelle donne (Luce, Engler, & Crowther, 2007). A volte assume le forme della “Drunkorexia” che consiste nel manipolare l’assunzione di cibo e l’esercizio fisico in risposta a, o in previsione di, un consumo eccessivo di alcol. La restrizione dietetica prima di bere ha un duplice scopo: controllare il peso e ubriacarsi più rapidamente. È un comportamento molto preoccupante, in quanto aumenta gli effetti psicotropi dell’alcol e aumenta la probabilità di eventi avversi in seguito all’ubriachezza, come perdita di memoria dell’accaduto, incidenti o traumi ed esperienze sessuali indesiderate (Hunt & Forbush, 2016; Pompili & Laghi, 2018).
Ma cosa hanno in comune questi due comportamenti?
Sicuramente condividono caratteristiche di personalità, aspetti temperamentali e motivazioni che conducono a reiterare il comportamento, In particolare la ricerca suggerisce che l’associazione tra i due comportamenti è una combinazione di genetica, problemi di impulsività e desiderio di sfuggire alle emozioni negative. I due comportamenti condividono gli stessi circuiti cerebrali della ricompensa, e inoltre, condividono il craving ovveroil desiderio impulsivo di assumere alcol o cibo con un effetto gratificante. Il desiderio impulsivo è il nucleo centrale del comportamento di dipendenza e ne sostiene il mantenimento. Infatti, il bere eccessivo e le abbuffate sono spesso considerati comportamenti di dipendenza in quanto sono presenti la restrizione, l’impulsività e la perdita di controllo, ed entrambi i comportamenti sono spesso seguiti da sentimenti di colpa e vergogna.
Due teorie predominanti spiegano perché il binge drinking e il binge eating coesistono solitamente negli individui. La prima sostiene che il comportamento disfunzionale viene messo in atto per gratificarsi e sperimentare una ricompensa emotiva. Questa sensibilità alla ricompensa può aumentare la vulnerabilità delle persone all’abuso di alcol e al binge eating quando si sentono in difficoltà o stressate. La seconda teoria afferma che le persone che abusano di alcol e cibo sono spesso depresse e/o hanno subito traumi passati; e quindi l’abbuffata è utilizzata come una sospensione temporanea o un tentativo di allontanamento da emozioni negative (Trojanowski, Adams, & Fischer, 2019).
Spesso le persone raccontano che durante l’abbuffata, ma anche prima e dopo, sperimentano un blackout di memoria che non gli permette di ricordare nulla dell’episodio, con un aumento del rischio di diventare vittima di aggressioni o incorrere in incidenti gravi. Tutto questo per fronteggiare emozioni negative che la persona non ha gli strumenti per gestire, con l’avvio di una spirale negativa da cui è difficile venire fuori (Luce et al., 2007)
Sembrerebbe quindi che i comportamenti di binge siano l’espressione di una regolazione emotiva disfunzionale, che poi costituirebbe un importante fattore di vulnerabilità per lo sviluppo di un disturbo alimentare o di una dipendenza dall’alcol o da altre sostanze (Eichen, Chen, Schmitz, Arlt, & McCloskey, 2016; Rolland et al., 2017).
È importante perciò conoscere e riconoscere le caratteristiche di queste tipologie di problemi per poter chiedere informazioni ed eventuale aiuto ai professionisti della salute, non solo relativamente ai problemi fisici ma soprattutto delle difficoltà di gestione delle emozioni, in considerazione del fatto che la disregolazione emotiva risulta il fattore di vulnerabilità più potente alla base di questi comportamenti disfunzionali.
Fra le anoressie primarie riveste senz’altro un significato preponderante l’anoressia nervosa o mentale, che attualmente si tende a considerare come un’entità nosografica a sé stante, nell’ambito delle psicosi endogene. L’anoressia mentale è caratterizzata da un costante rifiuto ad alimentarsi e non da un rifiuto o ripugnanza nei confronti del cibo in quanto tale, che anzi sovente è vissuto dai soggetti anoressici come interessante e piacevole. È l’atto del nutrirsi che per l’anoressico è carico di significati angoscianti e minacciosi, tale da indurlo a uno stato di iponutrizione cronica globale e persino alla cachessia. Secondo H. Bruch (1988), l’anoressia nervosa si può riconoscere per tre segni particolari, di cui i primi due sono direttamente connessi con il corpo: a) un disturbo nella percezione dell’immagine del proprio corpo, che può assumere anche modalità deliranti e che spiega perché chi soffre di anoressia nervosa non è preoccupato – anzi sembra distaccato o talora gratificato – anche quando la diminuzione di peso assume proporzioni vistose; b) un disturbo nei processi percettivo-cognitivi che riguardano gli stimoli provenienti dal corpo e danno luogo a fenomeni di negazione compensatoria, come per es. l’iperattività, anche quando è evidente l’esaurimento di energia fisica; c) un senso di impotenza, quasi di paralisi, che si collega con il terrore di perdere il controllo delle spinte istintuali orali e quindi di essere travolti dall’impulso incontrollato e incontrollabile ad assumere cibo (bulimia). Dal punto di vista psicodinamico, all’origine di questi processi vi è una forte situazione conflittuale, dovuta a una figura materna o a una famiglia iperprotettiva che non riesce a favorire lo sviluppo autonomo dei figli. In queste situazioni, seppure inconsciamente, si attribuisce un valore simbolico troppo elevato all’atto del nutrirsi e si usa il rapporto con il cibo come ricatto affettivo. L’anoressia nervosa si manifesta prevalentemente nelle giovani anziché nei ragazzi, con un rapporto di circa 15 a 1. La fascia d’età più colpita va dai 12 ai 24 anni.