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Curare le Fobie?

Ad oggi un consistente numero di persone soffre di disturbi fobici e, spesse volte, non sa di soffrirne. Quando parliamo di fobie ci riferiamo a tutta quella area legata ai Disturbi d’Ansia. La fobia non è altro che una paura immotivata che attanaglia l’io della persona costringendo quest’ultimo a vivere una condizione penosa legata ad un disagio esistenziale significativo.

Le condizioni in cui l’ansia si manifesta possono essere molteplici: ci può essere un’ansia definita anticipatoria, un’ansia estrema che sfocia in un attacco di panico. I correlati neurofisiologici ai disturbi d’ansia si evidenziano nel momento in cui ci troviamo di fronte ad un soggetto con caratteristiche fobico-ansiose. Tra le caratteristiche neurofisiologiche abbiamo: meccanismi di agitazione estrema, aumento della funzione cardiaca, sudorazione eccessiva, senso di soffocamento, ecc….

Come si curano le Fobie?

Nelle famiglie dei soggetti che soffrono di ansia di grado elevato ci è quasi sempre la presenza di un familiare di primo o di secondo grado che ne è a sua volta sofferente. Siamo quindi di fronte ad una componente ereditaria.

La Psicoterapia è  uno strumento efficace per la risoluzione di quadri fobico-ansiosi, per gli attacchi di panico e per disturbi di elevata gravità, come i Disturbi Ossessivi.

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Siete dei “mangiatori emotivi”?

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Non sempre mangiamo semplicemente per soddisfare la fame. Ci rivolgiamo ai prodotti alimentari per ricercare un comfort, alleviare lo stress, o come ricompensa. Purtroppo, il “mangiare emotivo” non risolve i problemi emotivi. Di solito, anzi, fa sentire peggio. Dunque, non solo il problema emotivo originale rimane, ma  ci si sente anche in colpa per eccesso di cibo. Imparare a riconoscere i nostri impulsi riguardo il mangiare emotivo è il primo passo per liberarsi dal desiderio di cibo e dell’eccesso di cibo compulsivo, oltre a condurci a cambiare le abitudini che hanno sabotato le vostre diete in passato.

Capire il “mangiare emotivo”

Se avete tentato più volte di “fare spazio” nel vostro stomaco per il dessert anche se eravate già pieni o una Colomba insieme a del gelato, quando vi sentitavate giù, allora avete sperimentato il cosiddetto mangiare emotivo. Il mangiare emotivo induce il soggetto a procurarsi del cibo per farvi sentire meglio, ovvero un mangiare per riempire bisogni emotivi, piuttosto che per riempire lo stomaco.

Utilizzare il cibo di tanto in tanto come un pick me up, o come ricompensa, o per festeggiare non è necessariamente una cosa negativa. Ma quando si mangia è il tuo di coping emotivo primario ovvero un meccanismo caratterizzato da un impulso ad aprire il frigorifero ogni volta che sei arrabbiata, arrabbiato, solitario, stressato, esausto, o annoiato. Si rimane quindi bloccati in un ciclo malsano in cui il vero sentimento o il problema non viene affrontato.

La fame emotiva non può essere riempita con il cibo. Mangiare può  far sentire bene in un dato momento, ma i sentimenti che hanno innescato il mangiare sono ancora lì. Spesso ti senti peggio di quanto ti sentivi prima a causa delle inutili calorie  che hai consumato.

Sei un mangiatore emotivo? Prova il Test
  • Mangi di più quando si senti stressato?
  • Mangi quando non hai fame o quando sei pieno?
  • Mangi per sentirti meglio (per calmare e lenire te stesso quando sei triste, in difficoltà, annoiato, ansioso, ecc..)
  • Ti premi con il cibo?
  • Mangi regolarmente fino a quando hai “riempito” te stesso?
  • Avere molto cibo a disposizione ti fa sentire al sicuro? Pensi al cibo come ad un amico?
  • Ti senti impotente o fuori controllo intorno al cibo?

Se nelle tue risposte ha prevalso il Sì, allora hai buone probabilità di incorrere nel rischio di utilizzare il cibo come un catalizzatore di ansia, emozioni, stress e disagio. Puoi dunque rivolgerti ad uno specialista del settore.

 

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Incertezze sentimentali….perchè stiamo così male?

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Vi è un nucleo fondante in ogni soggetto rappresentativo di una instabilità emozionale dovuta a cause sentimentali. Motivazioni ed esperienze nelle quali la persona sente di non poter appagare desideri e sentimenti di natura affettiva ed amorosa. La Psicologia psicodinamica ha studiato questo settore in termini di conflitti non risolti. Da un lato l’Io della persona esprime caratteristiche che lo condurrebbe-ro verso l’appagamento di determinati istinti, dall’altro lato, la parte più “in ombra” dell’individuo, fa fatica ed esercitare pressioni al fine di ottenere ciò verso cui prova attrazione e benvolenza.

Nella clinica, il colloquio ha come specificità proprio il fatto di porre il soggetto di fronte ad una situazione-tipo che possa esacerbare proprio quelle attività del pensiero rivolte alla elaborazione di certi conflitti interni, ed esempio: “A giugno ho conosciuto una ragazza che fin dall’inizio mi ha attratto per la sua incredibile intelligenza e modi di fare. Inizialmente era nata come una amicizia in cui la sessualità era predominante e devo dire che l’ho vissuta magnificamente. Dopo circa una settimana lei mi ha rivelato che c’era di più oltre il sesso e che voleva sapere cosa ne pensassi al riguardo. Adesso, non so perché, io le ho detto che chiaramente non ero ancora innamorato di lei ma che mi piaceva, altrimenti non avrei mai avuto quel genere di rapporto con lei”.

L’esemplificazione riassume alcune caratteristiche di una situazione che crea una sofferenza interna al soggetto e che necessita di una comprensione e di un accompagnamento.

La sofferenza emotiva mette in moto meccanismi psichici di natura conflittuale che trovano un riscontro effettivo all’interno di un caleidoscopio di sintomi (ansia, sintomi neurovegetativi, depressione, disturbi alimentari).

La cura elettiva è quella che concerne un trattamento psicoterapico in cui l’empatia ad opera del professionista permetta un dispiegamento delle sofferenze del paziente.

 

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Orientamento sessuale: ansia e calo del desiderio sessuale

images14Molti giovani adulti mi pongono problematiche che riguardano difficoltà nella percezione di un proprio orientamento sessuale chiaro e definito. A ciò si aggiungono sintomatologie che spaziano dal disturbo d’ansia fino ad un disturbo somatoforme che sembra aver reciso un contatto reale con il proprio corpo.

Il corpo rappresenta uno spartiacque tra “un dentro ” e “un fuori”. L’Io pelle come è stato definito da Anzieau scaturisce da sensazioni epidermiche che ben si collegano a processi intrapsichici dell’individuo. Nello sviluppo umano accade anche di avvertire sensazioni, desideri, prima ignoti che ci pongono in una situazione nuova.

Cosa si può ottenere da una terapia che indaga su questi fenomeni?

Lo Psicoterapeuta aiuta il paziente che si trova in un processo di transizione che porta sofferenze e disagio significativo, attraverso un percorso di accettazione di quelli che sono i propri desideri nascosti.

Il contenuto inconscio deve essere rievocato alla mente tramite l’uso della parola, la cosiddetta talking cure, strumento per eccellenza di chi lavora in questo campo.

L’orientamento sessuale è da sempre stato oggetto di numerose dissertazioni in letteratura. La scelta di un partner dello stesso sesso o di sesso opoosto deriva da molteplici fattori.

Un orientamento omosessuale non ha bisogno di etichettamenti ma di comprensione e di elaborazione. Alla base di tutto ciò vi è un desiderio sessuale per un soggetto dello stesso sesso. Le Neuroscienze indicano che alla base di questo fenomeno ci siano componenti biologiche, ormonali, ma anche di stampo ambientale, ovvero legate a stereotipi educativi,  a processi psicologici e a dinamiche interne al nucleo familiare, caratterizzate da figure genitoriali che “amplificano” uno sviluppo orientato all’omosessualità, piuttosto che alla eterosessualità. Quand’anche ciò si verifichi, il sistema-ambiente di per sè non può essere l’unico responsabile delle scelte sessuali del figlio/a. Al contempo è necessario che altre variabili (di  tipo biologico ad esempio) entrino in gioco.

 

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Essere Oppositivo Provocatori..

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Il Disturbo oppositivo provocatorio si riferisce ad un modello ricorrente di livelli inadeguati di comportamento evolutivamente negativistico, provocatorio, disobbediente, e ostile verso le figure di autorità. I comportamenti associati al disturbo oppositivo-provocatorio sono, ad esempio, lo sfidare attivamente rifiutando di rispettare le norme e le richieste degli adulti, scoppi di collera frequenti. I genitori di bambini con disturbo oppositivo provocatorio sono più propensi a utilizzare i servizi di salute mentale rispetto a genitori di bambini con altri disturbi del comportamento dirompente.

Nonostante la sua rilevanza clinica, si sa ancora troppo poco circa il disturbo oppositivo provocatorio. Ciò può essere dovuto, in parte, ad una tendenza a visualizzare il disturbo oppositivo semplicemente come una variante del disturbo della condotta.

In effetti, la maggior parte degli studi sui disturbi da comportamento dirompente hanno messo insieme i bambini con disturbo oppositivo provocatorio e quelli con disturbo della condotta in un’unica categoria generica, spesso chiamati “problemi della condotta”. 

Certamente una chiara sovrapposizione è stata stabilita tra disturbo della condotta e disturbo oppositivo provocatorio, e ci sono prove che suggeriscono che il disturbo oppositivo provocatorio precede il disturbo della condotta in una percentuale sostanziale di casi . Tuttavia, la maggior parte dei bambini con disturbo oppositivo provocatorio non ha disturbi della condotta, e molti bambini con disturbo oppositivo provocatorio presentano comportamenti di opposizione in corso senza mai sviluppare un vero e proprio disturbo della condotta . Infatti, le diagnosi di disturbo della condotta nei giovani con disturbo oppositivo provocatorio sono piuttosto rare al di là dei 6 anni di vita.

Una migliore comprensione del disturbo oppositivo provocatorio pertanto richiede l’esame dei correlati clinici della malattia indipendentemente dalla sua associazione con il disturbo della condotta. Tali informazioni possono rafforzare la nostra comprensione del disturbo oppositivo provocatorio come entità nosologica significativa e portare ad approcci terapeutici migliori volti a migliorare il disturbo. A questo fine, lo scopo è quello di determinare il significato clinico del disturbo oppositivo provocatorio da solo (cioè indipendentemente dal disturbo della condotta) esaminando le interazioni familiari, il funzionamento sociale, e la comorbidità psichiatrica con il disturbo oppositivo provocatorio o con il disturbo della condotta in comorbidità.

 

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