+39 3491643371 info@ilariabellavia.it

Che cos’è l’ADHD?

Il disturbo da deficit di attenzione / iperattività (precedentemente noto come disturbo da deficit di attenzione o ADD) è un disturbo neurocomportamentale caratterizzato da sintomi fondamentali di disattenzione, distraibilità, iperattività e impulsività.

Si ritiene che l’ADHD sia il disturbo relativo all’infanzia più comune, con stime della sua prevalenza nei bambini che vanno dal 5 all’11%. Alcuni di questi bambini hanno difficoltà a concentrarsi sui compiti scolastici o su altri compiti e possono spesso iniziare a sognare ad occhi aperti. Altri diventano dirompenti, provocatori e hanno difficoltà ad andare d’accordo con genitori, colleghi o insegnanti. I bambini che lottano contro iperattività e impulsività, in particolare, spesso hanno difficoltà comportamentali che possono essere difficili da gestire per gli adulti. È anche possibile che entrambe le serie di sintomi esistano insieme, in quello che viene comunemente chiamato tipo combinato ADHD. Anche il funzionamento esecutivo (pianificazione, regolazione emotiva e processo decisionale) è invariabilmente influenzato.

Gli esperti non sono d’accordo sul fatto che il trattamento per l’ADHD debba essere comportamentale (terapia, allenamento dell’attenzione, aumento del gioco, maggiore struttura) o farmacologico, in genere si attua la prescrizione di stimolanti come il Ritalin e Adderall, sebbene le opzioni non stimolanti siano diventate più comuni negli ultimi anni . Numerosi studi di grandi dimensioni hanno concluso che una combinazione di entrambi potrebbe funzionare meglio.

La gestione delle attività lavorative, scolastiche e domestiche può essere una sfida per bambini e adulti con ADHD. Fortunatamente, possono fronteggiare la difficoltà attraverso il coping, in modo da aggirare le carenze e sfruttare i propri talenti, come hanno già fatto molte persone di successo con ADHD.

Quali sono le cause dell’ADHD?

Le cause dell’ADHD non sono chiare. Come con altri disturbi mentali e comportamentali, i geni svolgono probabilmente un ruolo, ma ricerche più recenti implicano anche l’esposizione a tossine ambientali come pesticidi o piombo, nonché il fumo prenatale di sigarette o l’assunzione di alcol. La credenza popolare secondo cui mangiare troppo zucchero possa causare la condizione di Adhd, non ha avuto riscontri nell’ambito della ricerca. La “cattiva genitorialità” non è sempre determinante nell’insorgenza dell’Adhd, ma gli stili e le strategie genitoriali possono avere un effetto sulle capacità di autoregolazione dei bambini. I bambini che sono esposti a una disciplina incoerente o che soffrono di abbandono, possono trovare più difficile frenare i loro impulsi o dirigere la loro attenzione in seguito.

Come risolvere problemi complessi (durante il sonno)

Si dice spesso che il modo migliore per arrivare al fondo di un problema difficile sia dormire su di esso. Ma quanto è accurato questo consiglio?

Un nuovo studio di prossima pubblicazione sulla rivista Psychological Science potrebbe svelarci la risposta.

Un team di ricercatori guidato da Kristin Sanders della Northwestern University ha progettato un esperimento per testare se l’indicazione della musica associata a “rompicapo” non risolti durante il sonno aumentasse la capacità delle persone di risolvere quegli stessi rompicapo la mattina successiva. In effetti, hanno scoperto che lo ha fatto.

“Numerosi studi sull’uomo e su altri animali dimostrano una migliore qualità della memoria dopo il sonno rispetto a un periodo simile di veglia”, affermano i ricercatori. “I processi di memoria relativi al sonno non solo rafforzano, ma possono anche ottimizzare, organizzare e trasformare le informazioni”.

Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno invitato 57 studenti della Northwestern University a partecipare a uno studio di tre giorni e due notti. Il primo giorno, ai partecipanti è stata presentata una serie di difficili puzzle spaziali e verbali.

Su una parete all’esterno di una porta dell’armadio sono presenti tre interruttori on / off standard. Uno (e solo uno) controlla una lampadina all’interno dell’armadio ermetico e ben isolato. Gli altri due interruttori non fanno nulla. Puoi aprire la porta dell’armadio solo una volta e non puoi cambiare alcun interruttore dopo che la porta è stata aperta (o richiusa, per quella materia). Danneggiare o smontare la porta, i muri o gli interruttori è contro le regole. All’interno di questi vincoli, come si può determinare con certezza quale interruttore controlla la lampadina? —Sanders et al. (2019)

Nell’esperimento sono stati usati quarantadue puzzle come quello presentato sopra. È importante sottolineare che ogni puzzle è stato accoppiato con una clip audio. Gli sperimentatori hanno incoraggiato i partecipanti a provare a risolvere i puzzle, nonché a ricordare le diverse clip audio associate a ciascun puzzle. I partecipanti hanno lavorato attraverso i rompicapo fino a quando un totale di sei puzzle è rimasto irrisolto.

Successivamente, i partecipanti hanno portato a casa un dispositivo di monitoraggio del sonno e un sistema di indicazione del suono che ha raccolto dati e riprodotto musica mentre dormivano. Ad esempio, ogni volta che la macchina ha rilevato il sonno ad onde lente (ovvero il tipo di sonno in cui si pensa che si verifichino sogni e riorganizzazione della memoria), la macchina ha dato impulso alla musica associata ad alcuni, ma non a tutti, i rompicapo del cervello irrisolti .

La mattina dopo, ai partecipanti è stato chiesto di provare a capire i puzzle che non erano in grado di risolvere il giorno prima. L’esperimento è stato ripetuto più tardi quel giorno e quella notte, e i partecipanti hanno nuovamente tentato di risolvere i puzzle irrisolti la mattina successiva.

Nel corso delle due sessioni sperimentali, i ricercatori hanno scoperto che i partecipanti avevano il 55% in più di probabilità di risolvere gli enigmi al loro secondo tentativo quando il corrispondente clip audio veniva suonato di nascosto mentre dormivano. Hanno anche riferito che l’effetto non dipendeva dal tipo di puzzle; le percentuali di risoluzione di enigmi spaziali e verbali sono aumentate se stimolate durante il sonno.

Come migliorare la relazione con il nostro corpo

Scrive Stephanie Roth-Goldberg, che vi sono almeno 4 motivi per entrare in sintonia ed apprezzare il proprio corpo:

  1. Evitare quel particolare dialogo interiore che rafforza una relazione problematica tra esercizio fisico e cibo.

Separare mentalmente il cibo dall’esercizio. Si dovrebbe avere il permesso di gustare un pasto indipendentemente dalle calorie che si sono bruciate quel giorno. Concentrarsi sulle calorie interferisce con l’ascolto del proprio corpo: se si ha fame o si desidera qualcosa, non è necessario guadagnarselo per poterlo mangiare.

2. Imparare ad ascoltare il proprio corpo.

Il desiderio di muoversi è qualcosa di naturale: basta osservare i bambini che, già prima di diventare autocoscienti, si dilettano nell’attività fisica. Se ci si forza ad allenarsi in momenti in cui non se ne ha voglia, non si fa altro che rafforzare l’idea che l’esercizio sia qualcosa di spiacevole.

Potersi concedere dei giorni di pausa e di riposo è un modo semplice per dimostrare rispetto per il proprio corpo; ancora più importante: ignorare il bisogno di riposo del proprio corpo mette seriamente a rischio di lesioni.

Certo, ci sono alcune attività per le quali può essere importante spingersi un po’ oltre quanto si è abituati a fare: in questi casi è importante distinguere tra lavorare duro e punirsi ed è fondamentale essere seguiti da una persona competente e qualificata.

3. Concentrarsi sui benefici derivanti dall’esercizio che non siano la semplice perdita di peso.

Ecco alcuni esempi:

  • Mi sento stressato, ho intenzione di ricaricarmi e rilassarmi facendo una bella passeggiata.
  • Mi sento più energico quando faccio esercizio.
  • Porterò i bambini a fare un giro in bicicletta, sarà un ottimo modo per passare del tempo insieme.
  • Sono arrabbiato e vorrei colpire qualcosa, forse posso iscrivermi ad un corso di boxe.
  • Adoro la musica di quel corso di ballo, è un ottimo modo per trascorrere un’ora piacevole.

Se un tipo di attività fisica tradizionale non risulta molto attraente, può essere utile considerare dei vantaggi secondari connessi al movimento. Ad esempio, una persona può avere difficoltà a lasciar fluire i propri pensieri ma scoprire che nuotare in piscina permette alla sua mente di vagare.

4. Divertirsi! 

Numerosi studi indicano che è più probabile impegnarsi con costanza se si svolgono attività soddisfacenti o divertenti. Non sempre è necessario andare in palestra o indossare abbigliamento tecnico per l’allenamento. Qualcosa di semplice come ballare in giro per casa può essere un ottimo esercizio.

Ma soprattutto: avere consapevolezza di come si sente il proprio corpo in un determinato giorno è essenziale per godersi l’attività fisica e poterne beneficiare.

Slegare il cibo dall’esercizio fisico aumenta la capacità godere di entrambe le cose. L’esercizio dovrebbe essere un modo divertente per trarre piacere dalla propria vita e non per cambiare il proprio corpo e conformarsi a un ideale culturale.

Stress da rientro. Come fronteggiarlo?

Si parla spesso di post-vacation blues per indicare quello stato in cui si trova chi fa rientro dalle vacanze ed è in procinto di dover riprendere le normali attività lavorative. Una sorta di malessere contemporaneo che lascia segni evidenti sulle persone.

Ma quali accorgimenti è bene seguire?

Riprendere con gradualità le attività lavorative, concedendosi un periodo di “assestamento” prima di rientrare pienamente nella routine quotidiana (anche un paio di giorni possono essere sufficienti) ed iniziando ad affrontare gli impegni a partire dai meno complessi;

Introdurre abitudini salutari: ad esempio resettare il ritmo sonno-veglia, che solitamente in vacanza è meno regolare, aumentando le ore di sonno; 

Prendersi cura dell’alimentazione, bere molta acqua e ridurre il consumo di caffeina e di alcolici, se in vacanza è stato più abbondante del solito;

Praticare regolarmente la mindfulness;

Dedicare del tempo alla cura di sé: ritagliare uno spazio per le piccole attività gratificanti (ad es. fare un bagno rilassante, una passeggiata con amici, prendere appuntamento dal parrucchiere)

Praticare attività fisica: lo sport, anche una semplice camminata a passo sostenuto, facilita il rilascio di endorfine a favore del buonumore;

Ricordare la vacanza attraverso fotografie o oggetti: tornare ai momenti felici trascorsi può essere utile a fronteggiare i momenti nei quali ci si sente particolarmente sotto pressione;

Porsi un obiettivo: ad esempio cimentarsi in nuove attività che si rinviano da tempo, come iscriversi ad un corso di ballo o di formazione, oppure seguire un seminario;

La psichiatria fenomenologica e lo spazio vissuto

Con Binswanger e Jasper si delinea un quadro legato alla psichiatria fenomenologica che, non è più interessata agli aspetti organicisti (legati al modello della psichiatria tradizionale) della malattia mentale, ma alla soggettività dell’individuo ed alla capacità del medico di poter individuare i vissuti di sofferenza e di disperazione del paziente.

Solo così è possibile curare la persona, affermano i fenomenologi. Allo stesso tempo la Psicoterapia fenomenologico-esistenziale fa riferimento anch’essa al costrutto fenomenologico di Binswanger.

Scrive B.: “La psicologia non ha mai a che fare con un soggetto privo del suo mondo, perché un simile soggetto non sarebbe altro che un oggetto,nè tantomeno con la scissione soggetto-oggetto, perché questa scissione non la si può intendere se non come avente alla base l’esserci umano nel mondo. La psicologia inizia quando comprende la presenza umana come originario essere nel mondo e considera i determinati modi fondamentali in cui la presenza umana di fatto esiste”.

Binge eating, Bing drinking: dall’impulsività alla dipendenza

Il termine binge è definito come un breve periodo di gratificazione o appagamento incontrollato ed eccessivo ed è comunemente usato per descrivere il consumo di cibo o di alcol. In italiano potremmo tradurre la parola binge come abbuffata, alcolica o di cibo.

La maggior parte degli studi ha evidenziano che sono molto più frequenti i comportamenti di binge relativi all’assunzione di alcol ma è stato visto anche che chi fa abbuffate alcoliche (binge drinking) ha anche una maggiore frequenza di comportamenti di abbuffate di cibo (binge eating) (Ferriter & Ray, 2011).

Molto spesso sentiamo parlare di binge drinking riferendosi alle condotte disregolate del weekend dei giovani e degli adolescenti, purtroppo talvolta associati a eventi di cronaca.

Secondo l’Osservatore Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità il termine binge drinking corrisponde all’assunzione in un’unica occasione di consumo, ed in breve tempo, di almeno 6 Unità Alcoliche (UA = 12 grammi di alcol puro) di una qualsiasi bevanda alcolica.

Un’unità alcolica equivale a una birra da 330 ml, a un bicchiere di vino da 125 ml, a un cocktail da 80 ml e un bicchiere di superalcolico da 40 ml.

Quello che desta allarme è che condotte reiterate di abuso di alcol possono condurre, secondo l’OMS, a una serie di conseguenze fisiche, psicologiche, sociali e sfociare più facilmente in una dipendenza da alcol. Assumere alcol in qualsiasi quantità prima dei 21 anni è estremamente pericoloso per la salute e per lo sviluppo psicofisico, e in particolare per la salute della donna, in quanto le donne hanno un metabolismo che le rende più sensibili agli effetti dannosi dell’alcol e l’alcol costituisce un notevole fattore di rischio di nascita di bambini affetti da Sindrome feto-alcolica (FASD) nel caso in cui la donna assuma qualsiasi quantità di alcol durante la gravidanza (Primo Rapporto Alcol e Salute – CRARL A.A. V.V., 2019).

Cos’è invece il binge eating e che relazione ha con il binge drinking?

Il binge eating, invece, è definito, dall’ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5, APA, 2013), un episodio di abbuffata in cui la persona mangia in un determinato periodo di tempo, rapidamente, una quantità di cibo significativamente più grande di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili. Generalmente un episodio di abbuffata avviene quando la persona è sola, a causa dell’imbarazzo causato dalle quantità di cibo introdotte, e si associa ad emozioni di disgusto verso se stessi, a depressione, ansia e senso di colpa per aver mangiato così tanto. Il binge eating può essere la caratteristica principale del Disturbo da Alimentazione Incontrollata e riguarda circa il 2% della popolazione, oppure essere un comportamento disfunzionale a se stante, per esempio negli individui con obesità che ricercano un trattamento per la perdita di peso ha una prevalenza del 10%.

Una serie di studi hanno dimostrato che esiste una frequente associazione tra binge eatinge binge drinking, soprattutto nelle donne (Luce, Engler, & Crowther, 2007). A volte assume le forme della “Drunkorexia” che consiste nel manipolare l’assunzione di cibo e l’esercizio fisico in risposta a, o in previsione di, un consumo eccessivo di alcol. La restrizione dietetica prima di bere ha un duplice scopo: controllare il peso e ubriacarsi più rapidamente. È un comportamento molto preoccupante, in quanto aumenta gli effetti psicotropi dell’alcol e aumenta la probabilità di eventi avversi in seguito all’ubriachezza, come perdita di memoria dell’accaduto, incidenti o traumi ed esperienze sessuali indesiderate (Hunt & Forbush, 2016; Pompili & Laghi, 2018).

Ma cosa hanno in comune questi due comportamenti?

Sicuramente condividono caratteristiche di personalità, aspetti temperamentali e motivazioni che conducono a reiterare il comportamento, In particolare la ricerca suggerisce che l’associazione tra i due comportamenti è una combinazione di genetica, problemi di impulsività e desiderio di sfuggire alle emozioni negative. I due comportamenti condividono gli stessi circuiti cerebrali della ricompensa, e inoltre, condividono il craving ovvero il desiderio impulsivo di assumere alcol o cibo con un effetto gratificante. Il desiderio impulsivo è il nucleo centrale del comportamento di dipendenza e ne sostiene il mantenimento. Infatti, il bere eccessivo e le abbuffate sono spesso considerati comportamenti di dipendenza in quanto sono presenti la restrizione, l’impulsività e la perdita di controllo, ed entrambi i comportamenti sono spesso seguiti da sentimenti di colpa e vergogna.

Due teorie predominanti spiegano perché il binge drinking e il binge eating coesistono solitamente negli individui. La prima sostiene che il comportamento disfunzionale viene messo in atto per gratificarsi e sperimentare una ricompensa emotiva. Questa sensibilità alla ricompensa può aumentare la vulnerabilità delle persone all’abuso di alcol e al binge eating quando si sentono in difficoltà o stressate. La seconda teoria afferma che le persone che abusano di alcol e cibo sono spesso depresse e/o hanno subito traumi passati; e quindi l’abbuffata è utilizzata come una sospensione temporanea o un tentativo di allontanamento da emozioni negative (Trojanowski, Adams, & Fischer, 2019).

Spesso le persone raccontano che durante l’abbuffata, ma anche prima e dopo, sperimentano un blackout di memoria che non gli permette di ricordare nulla dell’episodio, con un aumento del rischio di diventare vittima di aggressioni o incorrere in incidenti gravi. Tutto questo per fronteggiare emozioni negative che la persona non ha gli strumenti per gestire, con l’avvio di una spirale negativa da cui è difficile venire fuori (Luce et al., 2007)

Sembrerebbe quindi che i comportamenti di binge siano l’espressione di una regolazione emotiva disfunzionale, che poi costituirebbe un importante fattore di vulnerabilità per lo sviluppo di un disturbo alimentare o di una dipendenza dall’alcol o da altre sostanze (Eichen, Chen, Schmitz, Arlt, & McCloskey, 2016; Rolland et al., 2017).

È importante perciò conoscere e riconoscere le caratteristiche di queste tipologie di problemi per poter chiedere informazioni ed eventuale aiuto ai professionisti della salute, non solo relativamente ai problemi fisici ma soprattutto delle difficoltà di gestione delle emozioni, in considerazione del fatto che la disregolazione emotiva risulta il fattore di vulnerabilità più potente alla base di questi comportamenti disfunzionali.

Call Now Button