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Identita’ e concetto di sè.

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L’adolescenza (10-18 anni) e l’emerging adulthood (19-29) rappresentano due fasi del ciclo di vita in cui il compito di sviluppo fondamentale e’ rappresentato dalla ristrutturazione del proprio concetto di se’.

Non a caso, in questi periodi, le domande “Chi sono?”, “Cos’e’ che mi definisce?”, ecc…diventano il nodo centrale attorno a cui avviene lo sviluppo individuale.

Prima di esporre alcuni brevi cenni tratti dalla teoria piu’ aggiornata, proviamo a tracciare un profilo di un adolescente-tipo. Potra’ sorprenderci il fatto di trovarci di fronte ad un soggetto del tutto diverso da quello che siamo soliti pensare.

Vediamo insieme 3 punti basilari:

1. E’ errato affermare che l’adolescente ha rapporti burrascosi e conflittuali con i genitori

2. E’ errato pensare che l’adolescenza di per se’ e’ un periodo definibile “critico”

3. E’ errato interpretare ogni richiesta o comportamento dell’adolescente come indizio di una problematica in atto. Ed e’ quindi altamente sconsigliato che un genitori crei falsi allarmismi

Lo studioso Marcia (1966) ha invece individuato quattro stati dell’identita’:

  • acquisizione
  • chiusura
  • moratorium
  • diffusione

 

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Cosa NON e’ la Psicoterapia

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Più di ogni altra professione, la psicoterapia è oggetto di una satira spietata e agguerrita. Pensate ai Film diretti e interpretati da Woody Allen nei quali la Psicoanalisi o comunque la cura attraverso l’uso delle parole assume carattere il piu’ delle volte cameratesco.

Come in ogni professione esistono anche terapeuti incompetenti e ciò può aver contribuito alla percezione distorta di ciò che il terapeuta fa.

Inoltre, per un principio cognitivo ben noto, gli esseri umani notano e ricordano molto di più ciò che va male rispetto a ciò che va bene.

Ben lo sanno imprenditori e commercianti, per i quali è faticosissimo farsi un nome e facilissimo perderlo a causa di una sola partita di merce avariata. E lo stesso vale per le professioni (Pologe, 2008).

Vediamo quindi, innanzitutto, di definire ciò che la psicoterapia non è.

1. Non è attenzione positiva e incondizionata, anche se a volte è anche questo. Non c’è niente di male nel dare conforto e sostegno ma ciò non è, di per sé, psicoterapia.

2. È necessario sentire che si può aver fiducia nel proprio terapeuta, ma non è necessario sentirsi in ogni momento a proprio agio durante le sedute. Infatti, se le domande e le osservazioni del vostro terapeuta non vi provocassero mai neanche il più piccolo disagio, potreste non arrivare mai da alcuna parte.

3. A volte la terapia può raggiungere punte molto alte d’intensità, mentre con altri pazienti o in altri momenti può presentarsi come un processo amorfo, vago e privo di meta.

4. In entrambi i casi, però, dovrebbero sempre essere percepibili i cambiamenti che ci si aspettano dal trattamento. Diversamente, la terapia non sta funzionando.

La psicoterapia non è dare consigli. Il mondo è pieno di consigli e consiglieri.

Parte di ciò che fa arrivare le persone in terapia è proprio l’essersi persi in tutti quei consigli, il non riuscire più a metterli in ordine e a dare il giusto peso a ciò che è importante e a ciò che non lo è.

L’ultima cosa di cui il paziente ha bisogno, quindi, è ancora un altro consiglio. L’obiettivo del trattamento è riscoprire la propria voce, le proprie priorità e il coraggio per agire su di esse.

Non c’è bisogno di dire a un paziente cosa fare del suo matrimonio, della sua carriera o delle sue ansie.

Se si riesce a fargli percepire il problema da una differente angolatura, saprà meglio di chiunque altro cosa è meglio per sé.

E la volta successiva che si troverà di fronte a situazioni simili, non si confonderà di nuovo così facilmente.

 

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Psicologia giuridica

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La psicologia giuridica studia sotto il profilo psicologico (gli aspetti intellettivi, caratterologici ed attitudinali della psiche umana) la persona in rapporto alla posizione giuridica ed al ruolo rivestito nella famiglia, nella scuola, nel mondo del lavoro e delle professioni e nella società. La psicologia giuridica studia quindi principalmente il vissuto personale (profilo psicologico) delle persone coinvolte in procedimenti giudiziari, al fine di raccogliere dati comportamentali e sottoporli al vaglio dell’autorità giudiziaria incaricata del processo civile o penale.

L’ambito concerne lo studio di:

  • fattori della personalità (intelligenza, carattere, attitudini, bisogni, tendenze, motivazioni, stimoli, socializzazione);
  • condizioni della personalità (fragilità psichica, deficit intellettivo, stress psicosomatico, affaticamento mentale, morbilità psichica, pericolosità sociale);
  • aspetti psicologici conseguenti a separazione, divorzio, adozione nazionale e internazionale, affido etero-familiare del minore, maltrattamento di minori e abuso sessuale, violenza di gruppo, turbamento mentale e psicofisico della vittima, pedofilia e sette;
  • minori a rischio di devianza, principali fattori delle “carriere criminali”, bullismo, “branco”, dipendenze e sfruttamento;
  • aspetti psicologici della responsabilità penale dei minori e degli adulti;
  • comportamento del “testimone”, effetti dello stato di reclusione;
  • valutazione/misurazione del danno psichico;
  • osservazione e descrizione psicologica del comportamento deviato e della colpa;
  • consulenza tecnica e perizia psicologica, in ambito civile e penale, per il Tribunale.

 

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