Una moltitudine di vissuti psicologici si annidano intorno all’argomento Coronavirus. Si va dalla paura incontrastante di poter contrarre il virus, fino all’angoscia più profonda di chi, non conoscendo a fondo il tema, rischia di chiudersi in se stesso, perdendo qualsiasi tipo di spinta vitale.
La popolazione anziana è quella più a rischio. Molti si chiedono se non sia il caso di far finta che il problema non sussista, in modo da scongiurare il rischio di contagio. Si diventa, quindi, scaramantici.
Ebbene, quello che è invece importante per noi operatori della salute mentale, è il fatto di poter parlare con le persone più a disagio per poter dare loro un supporto psicologico adeguato.
Molti pazienti all’interno degli studi professionali parlano di questo tema, non rendendosi conto dell’effetto psicologico che questo argomento ha su di loro.
AUMENTARE IL LIVELLO DI CONSAPEVOLEZZA?
Diciamo, piuttosto, aumentare la fiducia nella scienza e in chi si sta adoperando per porre rimedio a questa Epidemia. La paura si gestisce psicologicamente affidandosi ad un professionista del settore.
Una delle domande più comuni che i genitori si pongono è “In che modo si dovrebbe parlare di sesso ai propri figli” e “a quale età i bambini possono iniziare ad avere informazioni sul sesso?”
Quindi cosa è utile che i genitori sappiano per muoversi con successo in questa discussione? Ecco una breve guida dello psicologo americano Justin J. Lehmiller, del Kinsey Institute:
Iniziare presto e continuare a farlo nel tempo. Troppi genitori aspettano che il momento “giusto” per introdurre il discorso, solo per scoprire che questo momento non arriverà mai, finendo così per non parlarne affatto o per farlo solo dopo che i loro figli saranno diventati già sessualmente attivi, cioè troppo tardi! Iniziando a parlarne sin da quando i figli sono piccoli, si ha la possibilità di facilitare le cose e assicurarsi i bambini abbiano le informazioni di cui hanno bisogno quando ne avranno bisogno.
È importante tenere conto del fatto che ogni discorso deve essere adeguato all’età e che non è necessario che si parli di tutto in un’unica volta. Ad esempio, nella prima infanzia, l’attenzione può essere focalizzata sull’apprendimento dei nomi anatomici corretti per tutte le loro parti del corpo, riconoscendo che persone diverse hanno corpi diversi e chiarendo la differenza tra un contatto corporeo appropriato e un contatto inappropriato. Man mano che crescono, si può parlare di come sono fatti i bambini e dei cambiamenti fisici e psicologici che si verificano durante la pubertà e l’adolescenza. Successivamente, si potrà parlare di sesso sicuro, di consenso sessuale e di come vivere le relazioni con i partner sessuali.
L’obiettivo è avere in mente una modalità di discussione che si evolva in relazione all’età del bambino e in risposta a ciò che il bambino deve e desidera sapere.
Cercare di sapere cosa i figli stanno imparando a scuola a proposito del sesso e prepararsi a colmare le lacune, integrandole o correggendo le informazioni errate. Prendere in considerazione la possibilità di frequentare il programma di educazione sessuale a cui i figli partecipano (se ve ne è uno), oppure di parlare con gli insegnanti di ciò che sarà esattamente trattato nel loro corso. Non dare per scontato che i ragazzi a scuola stiano ricevendo tutte le conoscenze di cui hanno bisogno! Ed essere pronti a rispondere alle domande dei propri figli.
Riconoscere che l’incertezza e l’imbarazzo sono reazioni comuni ma non lasciare che finiscano con l’interrompere la comunicazione. Molti persone che sono genitori oggi non hanno mai parlato apertamente di sessualità a loro volta con i propri genitori, il che può rendere il processo di conversazione con i figli ancora più difficile perché non è possibile avere a disposizione un modello su come dovrebbero andare le cose. In realtà non esiste un modo “corretto” per parlare ai figli di sesso.
I bambini, inoltre, mettono sempre in imbarazzo i loro genitori con domande curiose perché cercano di dare un senso al mondo, quindi fare una chiacchierata sul sesso non farà eccezione in questo senso. Se si è preoccupati di non riuscire a trovare le parole giuste o di non essere in grado di descrivere le cose facilmente, si possono sempre leggere dei libri o chiedere una consultazione con un sessuologo.
Non lasciare gli argomenti più difficili fuori dalla discussione. La sessualità umana è complicata: i ragazzi vogliono (ed hanno bisogno) sapere non tanto come si fanno i bambini ma come evitare le malattie sessualmente trasmissibili o una gravidanza indesiderata. Anche argomenti come l’orientamento sessuale, la masturbazione, alcune pratiche sessuali particolari e i reati sessuali devono essere affrontati.
Ricordarsi che non tutti i bambini sono eterosessuali: a seconda dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale dei propri figli, potrebbe essere necessario conoscere diverse informazioni quando si tratta di discutere di sessualità: “sesso” non significa necessariamente la stessa cosa per ognuno.
Non è semplice cominciare un lavoro di Psicoterapia e portarlo avanti nelle migliori condizioni. Spesse volte la persona trova difficoltà a mantenere a lungo un contatto con se stessa e con le proprie problematiche. Tutto diventa complicato, soprattutto perché una psicoterapia non ha una breve durata, tranne che in alcuni casi specifici, per esempio vi può essere un trattamento breve dell’ansia che può essere circoscritto nel tempo.
Cerchiamo di capire quali sono i motivi reali che rendono difficile portare a termine una psicoterapia:
Vorrei vedere risultati immediati e invece è necessario del tempo che non avevo preventivato;
Sono migliorato/a in vari fronti della mia vita ma è necessario continuare a lavorare su aspetti più profondi e questo mi crea insicurezza;
Ho la sensazione di aver sviluppato un meccanismo di dipendenza dal terapeuta e questo mi preoccupa;
Tra una seduta e l’altra non posso fare a meno di ripensare alle cose emerse in seduta e questo mi provoca stress;
Non sopporto di dover dipendere da qualcun altro per risolvere le mie problematiche;
Temo che, una volta finita la psicoterapia, i sintomi che avevo inizialmente possano riaffiorare;
Temo che dovrò stare in terapia per il resto della mia vita;
Una volta finita la psicoterapia, quanto tempo passerà perché debba sottopormi ad un altro lavoro di terapia?
Vorrei sentirmi libero di interrompere la terapia in qualsiasi momento;