Hai mai sentito un dolore fisico per cui i medici non trovano spiegazioni? Mal di testa
ricorrenti, stanchezza cronica, dolori allo stomaco, tensioni muscolari che non passano mai?
Se ti è capitato, non sei solo/a. E soprattutto: non stai inventando nulla.
Esiste un disturbo, riconosciuto dalla psicologia e dalla medicina, che si chiama disturbo da
sintomi somatici — e riguarda moltissime persone che soffrono nel corpo, ma la cui
sofferenza ha radici profonde nella mente e nelle emozioni.
Che cos’è il disturbo da sintomi somatici?
Il disturbo da sintomi somatici (DSS) è una condizione in cui una persona sperimenta
sintomi fisici reali e disturbanti — dolori, affaticamento, difficoltà respiratorie, disturbi
gastrointestinali — che non possono essere spiegati completamente da una causa medica
organica, oppure che risultano sproporzionati rispetto alla patologia fisica eventualmente
presente.
La parola chiave è: questi sintomi non sono immaginati né simulati. Chi ne soffre prova un
disagio fisico autentico, spesso molto intenso, che influenza profondamente la qualità della
vita quotidiana.
Il disturbo da sintomi somatici si caratterizza tipicamente per la presenza di uno o più
sintomi fisici persistenti, pensieri e preoccupazioni eccessive legati ai sintomi stessi, e una
durata nel tempo che tende a prolungarsi nel corso dei mesi.
Il corpo come “linguaggio” dell’inconscio
La psicoanalisi ha da sempre prestato grande attenzione al rapporto tra corpo e psiche. Già
Sigmund Freud, nei suoi primissimi studi sui casi isterici condotti insieme a Josef Breuer,
osservò come certi sintomi fisici — paralisi, cecità, dolori inspiegabili — potessero essere
l’espressione di conflitti emotivi inconsci che non avevano trovato altre vie di uscita.
Freud coniò l’espressione “conversione” per descrivere il meccanismo attraverso cuiun’emozione non elaborata si trasforma in un sintomo corporeo. Il corpo, in sostanza, dice
quello che la mente non riesce ancora a esprimere con le parole.
Questa intuizione è stata poi sviluppata da molti autori nel corso del Novecento.
Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista britannico, introdusse il concetto di psiche-soma:
per Winnicott, mente e corpo non sono entità separate, ma un’unità inscindibile che si forma
fin dai primissimi mesi di vita attraverso le cure ricevute. Quando questa unità viene
disturbata — da traumi, da cure inadeguate, da un ambiente emotivo imprevedibile — il
corpo può diventare il luogo in cui si deposita la sofferenza psichica.
Joyce McDougall, psicoanalista franco-neozelandese, ha dedicato gran parte del suo lavoro
a quelle che chiamava “teatri del corpo”: situazioni in cui il corpo mette in scena, attraverso
il sintomo, emozioni che non sono mai state riconosciute né nominate. McDougall parlava di
pazienti “iper-normali” — persone apparentemente funzionali, efficienti, prive di conflitti
evidenti — che improvvisamente si ammalavano nel corpo, come se le emozioni trovassero
l’unica via possibile proprio lì.
Pierre Marty, fondatore della Scuola Psicosomatica di Parigi, introdusse il concetto di
pensiero operatorio: un modo di pensare povero di rappresentazioni emotive, concreto,
centrato sui fatti, che caratterizza molte persone che sviluppano sintomi somatici. Chi pensa
in modo operatorio fatica a dare un nome alle proprie emozioni — condizione che oggi viene
chiamata alessitimia — e il corpo finisce per “parlare” al posto della mente.
Perché il disturbo da sintomi somatici è così comune oggi?
Viviamo in un’epoca che premia la produttività, la razionalità, la gestione efficiente delle
emozioni. “Stai bene?”, “Sì, sto bene” — è il dialogo automatico di milioni di persone,
indipendentemente da quello che si prova davvero.
In questo contesto, le emozioni difficili — tristezza, rabbia, paura, vergogna — spesso non
trovano spazio per essere sentite e vissute. Vengono messe da parte, ignorate, “gestite”. E il
corpo, prima o poi, presenta il conto.
Il disturbo da sintomi somatici colpisce persone di ogni età, sesso e background culturale. È
più frequente nelle donne, ma riguarda anche gli uomini. Può comparire in seguito a un
evento stressante (un lutto, una separazione, un cambiamento lavorativo), oppure installarsi
gradualmente, senza un momento preciso di inizio.
Come si cura il disturbo da sintomi somatici?La buona notizia è che il disturbo da sintomi somatici risponde bene alla psicoterapia — e in
particolare alla psicoterapia psicoanalitica.
Un percorso terapeutico non si concentra sul “convincere” la persona che i suoi sintomi
sono psicologici (operazione spesso vissuta come una svalutazione). Al contrario, si parte
proprio dai sintomi fisici come punto di accesso a una storia emotiva che merita di essere
ascoltata.
Lavorare in terapia significa dare parole alle emozioni che non ne hanno mai avute,
riconoscere i momenti in cui il corpo segnala qualcosa che la mente non ha ancora
elaborato, esplorare la propria storia relazionale e le modalità con cui si è imparato — o non
imparato — a stare con le emozioni difficili, e sviluppare una relazione con il proprio corpo
non più basata sulla paura o sull’estraneità, ma sulla curiosità e sull’ascolto.
Con il tempo, molte persone scoprono che i sintomi fisici si attenuano — non perché
scompaiano magicamente, ma perché trovano finalmente una forma alternativa di
espressione.
Quando chiedere aiuto
Se convivi da tempo con sintomi fisici per cui i medici non trovano spiegazioni, o che si
ripresentano ciclicamente in momenti di stress, potrebbe valere la pena parlarne con uno
psicologo o psicoterapeuta.
Non significa che “è tutto nella testa”. Significa che il tuo corpo sta cercando di dirti
qualcosa — e che forse è arrivato il momento di ascoltarlo insieme a qualcuno.
Sono la Dott.ssa Ilaria Bellavia, psicologa e psicoterapeuta a Firenze. Ricevo in studio e
online. Se ti sei riconosciuto/a in questo articolo e vuoi esplorare un percorso terapeutico,
puoi contattarmi per un primo colloquio conoscitivo.
