da Dr.ssa Ilaria Bellavia

Molto spesso mi trovo davanti a persone con disturbi d’ansia talmente evidenti che non è necessario fare più di tre colloqui di valutazione per rendersene conto.
L’ansia diventa, per queste persone, una vera e propria ossessione. Molti di loro riferiscono: “l’ansia mi divora”. E in effetti è proprio così. Imparare a gestire l’ansia per certe persone è una sfida importante.
Se però ci addentriamo in quelli che sono i più conosciuti disturbi d’ansia, troviamo il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), il quale si caratterizza proprio per la presenza di pensieri ossessivi (ossessioni) e rituali rigidi (compulsioni). Questi ultimi altro non sono che tentativi della persona di ridurre l’angoscia. Il soggetti che soffre di un DOC vive una serie di preoccupazioni inconsce, inclusa quella di una imminente perdita di controllo.
Nella clinica si ricontrano, infatti, casi di persone che si sentono inconsciamente colpevoli di pensieri criminosi che possono perseguitarli sottoforma di immagini o idee persecutorie.
In linea di massima, la psicoterapia psicodinamica per questi soggetti è importante proprio perchè aiuta il soggetto a elaborare vissuti traumatici, di perdita che hanno scatenato una grave angoscia. Alcune ossessioni e compulsioni possono quindi andare incontro a remissione nella maggioranza dei casi.
La persona che soffre di Doc può cadere in preda di un terrore diffuso esplicitato da una sintomatologia che racchiude rituali ossessivi e un andamento compulsivo. La sintomatologia crea un impedimento non di poco conto al soggetto che vede la sua vita andare letteralmente in frantumi. I giovani adolescenti che soffrono di questo disturbo riferiscono di “voler convivere con quei rituali perchè fanno loro compagnia”. L’approccio psicodinamico che, talune volte, può essere affiancato da un supporto farmacologico, lavora proprio sulla rievocazione di ricordi e vissuti dolorosi per il soggetto (perdite, traumi, assenze..). Il processo è costantemente “in progress”, in quanto la terapia è tesa recuperare quelle funzioni dell’Io del paziente che sono state, col passare del tempo, annullate.
E’ un buon proposito, quindi, quello di rivolgersi ad un professionista o ad un centro clinico per la risoluzione del DOC.

da Dr.ssa Ilaria Bellavia

Il termine depressione deriva dal latino depressio –onis, der. di deprimĕre «deprimere», part. pass. depressus. Il fatto di deprimere ovvero di portare ad un livello più basso.
La Depressione può essere indentificata come endogena o reattiva, in base alle condizioni che scatenano un quadro di questo tipo.
Molte persone sono impaurite dal ricevere diagnosi di questo tipo. Non accettano, talvolta, di dover “contrastare” una esistenza a cui spesso sono abituati, caratterizzata da una illusoria percezione della realtà esterna. E’ come se non accettassero di doversi confrontare con quello che, fino a qual momento, è stato solo un vivere in modo estraniato ed estraniante.
La Psicoterapia cura la Depressione?
Ancora una volta mi sento di rispondere in modo affermativo. La maggior parte delle psicoterapie, di qualsiasi orientamento si tratti, rispondo bene alla cura della Depressione nella quasi totalità dei casi.
L’approccio psicodinamico ed in particolare alcune forme di terapie come la TDI sono indirizzate alla cura di quadri depressivi anche gravi e con una stabilità che si protrae nel tempo. In alcuni casi è consigliato procedere in parallelo con un collega psichiatra che valuti una cura farmacologica da affiancare alla psicoterapia. La depressione è un disturbo dell’umore che pervade la vita di molti soggetti. Alcune persone arrivano ad una diagnosi in tempi tardivi e ciò rallenta un percorso di cura e di presa in carico.
Programmare un intervento psicoterapico con soggetti con diagnosi di Depressione espone il clinico a numerose ipotesi, tante quante ne richiede la complessità di ogni singolo caso. Nella relazione terapeutica un must è rappresentato dal fatto di creare un habitat consono ad ogni singola situazione, sia essa orientata ad una risoluzione immediata della sofferenza del soggetto, sia nel caso di una situazione di cronicità conclamata. Appare evidente, quindi, la necessità di lavorare nell’ hinc et nunc del trattamento terapeutico su dinamiche transferali che rendano i contenuti della terapia comprensibili ed esplicitabili ad entrambi i protagonisti.
La dott.ssa Ilaria Bellavia, Psicoterapeuta a Firenze e ad Arezzo, si occupa di Psicoterapia della Depressione a Firenze presso lo Studio di Psicoterapia in Via Vittorio Emanuele II, 85 o presso il Poliambulatorio specialistico Sapra di Arezzo.

da Dr.ssa Ilaria Bellavia
Il video ripropone quello che tutti sappiamo riguardo ai danni che il fumo provoca in molti soggetti, all’interno della popolazione mondiale. (https://it.notizie.yahoo.com/video/il-video-shock-per-smettere-115003064.html)
Ciò non basta però a dissuadere gran parte di loro dal fare a meno di fumare quotidianamente.
La nicotina, sostanza che induce dipendenza, ha un alto potere attrattivo su soggetti che fumano con una certa continuità.
L’intervento del professionista
Alcuni punti-chiave vi aiuteranno a comprendere perchè è utile rivolgersi ad un professionista esperto in tematiche di dipendenza da sostanze e perchè è bene riporre in tale intervento il massimo della fiducia.
- Aspetti motivazionali (perchè fuma, quali vantaggi ne trae, quali sensazioni fisiche, olfattive, gustative sono per lei importanti)
- La fisiologia del “fumatore” ( cosa sente il suo organismo nella fase pre, peri e post fumo? descriva come si sente)
- La Psicologia del fumatore (che persona è? che storia di vita passata ha? che familiarità c’è nella sua famiglia in fatto di dipendenza da nicotina?)
- Costi e benefici (utilizziamo una sorta di bilancia sulla quale porre costi e benefici di chi si dichiara “fumatore incallito”)
- Punto fondamentale: la terapia attraverso tecniche specifiche di ri-cognizione delle cause che creano la dipendenza da nicotina. Questo è il punto più importante che potete raggiungere solo se vi rivolgerete ad un professionista esperto in questa area.
Come è bene operare in questi casi
In riferimento alla mia esperienza all’interno di comunità per il recupero di soggetti con dipendenza da sostanze, tendo a strutturare l’intervento secondo un protocollo, ormai abbondantemente sperimentato, che si sviluppa secondo determinati parametri .
L’importante è, invece, informarvi sul fatto che il percorso di presa in carico terapeutica ha una riuscita che si aggira intorno all’80% dei casi su una casistica piuttosto ampia.
