Tutti conosciamo giornate grigie e momenti di euforia. Fanno parte della vita emotiva di ciascuno. A volte, però, l’umore smette di oscillare in modo naturale: si blocca verso il basso, oppure sale e scende in modo così brusco da rendere difficile lavorare, amare, riposare.
In questo articolo provo a spiegare, con parole semplici, cosa sono i disturbi dell’umore e come li legge la psicoterapia psicodinamica. L’idea di fondo è una: l’umore che si ammala non è un guasto da riparare, ma un messaggio da comprendere.
Cosa sono i disturbi dell’umore
I disturbi dell’umore sono condizioni in cui lo stato emotivo di fondo si altera in modo intenso e prolungato. Non si tratta di un brutto periodo passeggero, ma di un cambiamento che dura settimane o mesi e tocca il corpo, i pensieri e le relazioni.
Le forme principali sono due:
- La depressione: tristezza persistente, perdita di interesse e di piacere, stanchezza, senso di vuoto o di colpa, difficoltà a immaginare il futuro.
- Il disturbo bipolare: un’alternanza tra fasi depressive e fasi di energia eccessiva, in cui si dorme poco, si parla molto, si fanno progetti grandiosi o scelte impulsive.
Esistono anche forme più lievi ma croniche, come la distimia: un umore basso che accompagna la persona per anni, tanto da sembrare “il proprio carattere”.
Lo sguardo psicodinamico: cosa c’è sotto l’umore
La psicoterapia psicodinamica non si ferma ai sintomi. Si chiede che cosa stanno cercando di dire, e da quale storia nascono. Alcune chiavi di lettura aiutano a orientarsi.
Le perdite non elaborate. Già Freud, in Lutto e melanconia, notava una somiglianza tra il dolore del lutto e la depressione. Nel lutto il mondo appare vuoto; nella depressione è il sé a sentirsi vuoto e senza valore. Spesso dietro un umore depresso c’è una perdita mai pianta fino in fondo: una persona, un ruolo, un’immagine di sé, un sogno.
La rabbia rivolta contro di sé. Molte persone depresse faticano a sentire rabbia verso gli altri. Quella rabbia non sparisce: si rivolge all’interno e diventa autocritica, senso di colpa, svalutazione. Riconoscerla è spesso un primo passo verso il sollievo.
Un giudice interiore troppo severo. Ognuno porta dentro di sé una voce che giudica. Quando questa voce è implacabile, ogni errore diventa una prova di inadeguatezza. Il tono dell’umore si abbassa per adattarsi a quella condanna.
Le relazioni delle origini. Le prime esperienze di cura lasciano tracce profonde. Chi ha sentito di dover meritare l’affetto, o ha vissuto genitori emotivamente assenti, può costruire un’autostima fragile, che crolla davanti a una delusione.
L’euforia come difesa. Nelle fasi di eccitazione, la lettura psicodinamica vede spesso una fuga dal dolore. L’energia, la velocità, la sensazione di onnipotenza tengono lontani sentimenti di perdita e di dipendenza troppo difficili da sostenere.
Alcuni segnali da ascoltare
Non serve una diagnosi per chiedere aiuto. Può essere utile fermarsi a riflettere se da qualche settimana:
- le cose che prima davano piacere non interessano più;
- il sonno o l’appetito sono cambiati molto;
- ci si sente stanchi anche senza aver fatto nulla;
- prevalgono pensieri di colpa, inutilità o fallimento;
- si alternano periodi di abbattimento e periodi di energia insolita, poco sonno, impulsività;
- ci si isola da amici, partner, famiglia.
Se compaiono pensieri di morte o di farsi del male, è importante parlarne subito con un medico o uno psicoterapeuta. In caso di emergenza si può chiamare il 112.
Come può aiutare la psicoterapia psicodinamica
La terapia psicodinamica offre uno spazio in cui il dolore può essere detto, ascoltato e pensato insieme. Non promette soluzioni rapide, ma lavora sulle radici del malessere, per cambiamenti più stabili nel tempo.
Nel percorso si lavora, ad esempio, per:
- dare un nome alle emozioni, anche a quelle scomode come rabbia, invidia o delusione;
- ricollegare l’umore alla propria storia, riconoscendo perdite e ferite che chiedono ancora attenzione;
- ammorbidire il giudice interiore, sostituendo la condanna con uno sguardo più comprensivo verso sé;
- osservare come ci si lega agli altri, anche attraverso la relazione con il terapeuta, che diventa un luogo sicuro per sperimentare modi nuovi di stare in relazione;
- ritrovare la capacità di desiderare, che la depressione spesso spegne.
In alcuni casi, soprattutto nel disturbo bipolare o nelle depressioni gravi, è utile affiancare alla psicoterapia una valutazione psichiatrica e, se necessario, una terapia farmacologica. Le due strade non si escludono: spesso si sostengono a vicenda.
Ritrovare equilibrio
Ritrovare equilibrio non significa smettere di provare tristezza o entusiasmo. Significa tornare a sentire tutte le emozioni senza esserne travolti, e potersi muovere di nuovo con libertà nella propria vita.
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza. È il primo gesto di cura verso se stessi. Se ti riconosci in queste parole, puoi contattarmi per un primo colloquio: sarà l’occasione per ascoltare ciò che stai vivendo e capire insieme quale percorso può fare per te.
Dott.ssa Ilaria Bellavia, psicologa e psicoterapeuta a orientamento psicoanalitico, Firenze
