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Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-V) definisce la fobia sociale come una vera e propria patologia diffusa nella popolazione generale.

Infatti, coloro che sono affetti da tale sintomatologia mostrano anche una notevole difficoltà di gestione delle emozioni che ne derivano, portando il più delle volte ad isolamento sociale, professionale e anche relazionale.

Quindi, il fobico sociale per ovviare al problema attua dei comportamenti che potrebbero essere, a sua detta, risolutivi come ad esempio usare sostanze o ritirarsi fino a negarsi la vita stessa (casi molto estremi).

Come possiamo pensare di autare un soggetto che soffre di questa condizione?

Innanzitutto la fobia sociale, come descritto nel DSM, non equivale alla sensazione di paura, timore e semplice timidezza, e’ qualcosa di piu. Le caratteristiche che la differenziano dal semplice timore sono la pervasivita’ e il forte accento invalidante nella vita del soggetto. Il fobico sociale difficilmente si lascia coinvolgere in attivita’ collettive in cui possa rendersi necessario esporsi.

Perche’ la psicoterapia puo’ essere di aiuto??

Ovviamente perche’ andare in psicoterapia rimanda ad un concetto fondamentale, quello di relazione. La relazione tra due soggetti assume rilevanza terapeutica nel momento in cui, uno dei due, e’ chiamato in causa dall’altro soggetto per “controbilanciare” una situazione di disagio, sofferenza e disadattamento in atto.

Nel concetto di co-costruzione di una relazione si racchiude il significato piu’ recondito dell’atto terapeutico. Due soggetti che condividono un percorso.

Il soggetto fobico trae quindi giovamento da una psicoterapia nel momento in cui si trova a poter co-costruire col terapeuta una relazione efficace e di cura.

 

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