Si tratta di una categoria diagnostica, inserita nella quinta edizione del DSM, per la quale, all’interno di ambienti familiari altamente conflittuali, uno dei genitori metterebbe in atto comportamenti vessatori e denigranti, nei confronti dell’altro genitore, in presenza dei figli, fino a condurre questi ultimi ad allontanarsi dal genitore, cosiddetto “alienato”.

Numerosi studiosi si sono occupati, negli anni del PAS (sindrome da alienazione parentale).

Secondo Gardner, per valutare la presenza di PAS è necessario verificare i seguenti criteri:

  1. il bambino riferisce l’abuso solo se spronato dal genitore che sostiene la denuncia;
  2. esiste una contraddizione tra accusa del minore e presenza confortevole del genitore accusato;
  3. c’è una partecipazione vivace e litigiosa del genitore che sostiene la denuncia;
  4. nel minore è presente la tendenza a manipolare oppure presenta un evidente bisogno di compiacere.

Altri quattro criteri diagnostici sono stati identificati in seguito:

  1. Difficoltà di transizione nel momento in cui il figlio si separa dal genitore alienante per trascorrere il periodo di visita con il genitore alienato;
  2. Comportamento antagonistico o distruttivo durante le visite presso il genitore alienato;
  3. Legame patologico o paranoide con il genitore alienante;
  4. Legame forte e sano con il genitore alienato prima che intervenisse il processo di alienazione

Gran parte dei riscontri clinici, di coloro che hanno preso in carico gruppi familiari con tali problematiche, mostrano come in realtà risulti compromessa la possibilità di un percorso di cura di questi soggetti, in particolare del genitore “alienante”. Differente è la prognosi relativa ai figli che, se presi in tempo e allontananti dal nucleo familiare, possono trovare soluzioni adeguate alla situazione patologica nella quale si sono trovati.

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