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Il Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM), uscito negli Stati Uniti nel 2006, è frutto della collaborazione tra diverse associazioni psicoanalitiche americane: l’American Psychoanalytic Association, l’International Psychoanalytical Association, la Division of Psychoanalysis (39) della American Psychological Association, l’American Academy of Psychoanalysis and Dynamic Psychiatry, e infine il National Membership Committee on Psychoanalysis in Clinical Social Work.

Il manuale si discosta in modo significativo dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) e dalla classificazione ICD (ICD) in quanto propone un nuovo approccio alla diagnosi: per questi ultimi infatti l’attività diagnostica è concepita esclusivamente in modo categoriale, mentre nel PDM essa acquista un senso dimensionale. Questo cambio di prospettiva porta a una visione più ampia della singolarità del paziente, con un’attenzione non solo alla psicopatologia, ma anche alle sue risorse.

Alla luce del modello biopsicosociale di George Libman Engel (1977), la salute mentale è descritta nel PDM come qualcosa di più della semplice assenza di sintomi psicopatologici, essa è costituita dalla presenza e dall’adeguatezza di tutta la gamma di capacità cognitive, emotive e comportamentali della persona, da una condizione di benessere percepito ed è inoltre valutata tenendo conto del contesto di appartenenza dell’individuo.