Il termine binge è definito come un breve periodo di gratificazione o appagamento incontrollato ed eccessivo ed è comunemente usato per descrivere il consumo di cibo o di alcol. In italiano potremmo tradurre la parola binge come abbuffata, alcolica o di cibo.

La maggior parte degli studi ha evidenziano che sono molto più frequenti i comportamenti di binge relativi all’assunzione di alcol ma è stato visto anche che chi fa abbuffate alcoliche (binge drinking) ha anche una maggiore frequenza di comportamenti di abbuffate di cibo (binge eating) (Ferriter & Ray, 2011).

Molto spesso sentiamo parlare di binge drinking riferendosi alle condotte disregolate del weekend dei giovani e degli adolescenti, purtroppo talvolta associati a eventi di cronaca.

Secondo l’Osservatore Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità il termine binge drinking corrisponde all’assunzione in un’unica occasione di consumo, ed in breve tempo, di almeno 6 Unità Alcoliche (UA = 12 grammi di alcol puro) di una qualsiasi bevanda alcolica.

Un’unità alcolica equivale a una birra da 330 ml, a un bicchiere di vino da 125 ml, a un cocktail da 80 ml e un bicchiere di superalcolico da 40 ml.

Quello che desta allarme è che condotte reiterate di abuso di alcol possono condurre, secondo l’OMS, a una serie di conseguenze fisiche, psicologiche, sociali e sfociare più facilmente in una dipendenza da alcol. Assumere alcol in qualsiasi quantità prima dei 21 anni è estremamente pericoloso per la salute e per lo sviluppo psicofisico, e in particolare per la salute della donna, in quanto le donne hanno un metabolismo che le rende più sensibili agli effetti dannosi dell’alcol e l’alcol costituisce un notevole fattore di rischio di nascita di bambini affetti da Sindrome feto-alcolica (FASD) nel caso in cui la donna assuma qualsiasi quantità di alcol durante la gravidanza (Primo Rapporto Alcol e Salute – CRARL A.A. V.V., 2019).

Cos’è invece il binge eating e che relazione ha con il binge drinking?

Il binge eating, invece, è definito, dall’ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5, APA, 2013), un episodio di abbuffata in cui la persona mangia in un determinato periodo di tempo, rapidamente, una quantità di cibo significativamente più grande di quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili. Generalmente un episodio di abbuffata avviene quando la persona è sola, a causa dell’imbarazzo causato dalle quantità di cibo introdotte, e si associa ad emozioni di disgusto verso se stessi, a depressione, ansia e senso di colpa per aver mangiato così tanto. Il binge eating può essere la caratteristica principale del Disturbo da Alimentazione Incontrollata e riguarda circa il 2% della popolazione, oppure essere un comportamento disfunzionale a se stante, per esempio negli individui con obesità che ricercano un trattamento per la perdita di peso ha una prevalenza del 10%.

Una serie di studi hanno dimostrato che esiste una frequente associazione tra binge eatingbinge drinking, soprattutto nelle donne (Luce, Engler, & Crowther, 2007). A volte assume le forme della “Drunkorexia” che consiste nel manipolare l’assunzione di cibo e l’esercizio fisico in risposta a, o in previsione di, un consumo eccessivo di alcol. La restrizione dietetica prima di bere ha un duplice scopo: controllare il peso e ubriacarsi più rapidamente. È un comportamento molto preoccupante, in quanto aumenta gli effetti psicotropi dell’alcol e aumenta la probabilità di eventi avversi in seguito all’ubriachezza, come perdita di memoria dell’accaduto, incidenti o traumi ed esperienze sessuali indesiderate (Hunt & Forbush, 2016; Pompili & Laghi, 2018).

Ma cosa hanno in comune questi due comportamenti?

Sicuramente condividono caratteristiche di personalità, aspetti temperamentali e motivazioni che conducono a reiterare il comportamento, In particolare la ricerca suggerisce che l’associazione tra i due comportamenti è una combinazione di genetica, problemi di impulsività e desiderio di sfuggire alle emozioni negative. I due comportamenti condividono gli stessi circuiti cerebrali della ricompensa, e inoltre, condividono il craving ovvero il desiderio impulsivo di assumere alcol o cibo con un effetto gratificante. Il desiderio impulsivo è il nucleo centrale del comportamento di dipendenza e ne sostiene il mantenimento. Infatti, il bere eccessivo e le abbuffate sono spesso considerati comportamenti di dipendenza in quanto sono presenti la restrizione, l’impulsività e la perdita di controllo, ed entrambi i comportamenti sono spesso seguiti da sentimenti di colpa e vergogna.

Due teorie predominanti spiegano perché il binge drinking e il binge eating coesistono solitamente negli individui. La prima sostiene che il comportamento disfunzionale viene messo in atto per gratificarsi e sperimentare una ricompensa emotiva. Questa sensibilità alla ricompensa può aumentare la vulnerabilità delle persone all’abuso di alcol e al binge eating quando si sentono in difficoltà o stressate. La seconda teoria afferma che le persone che abusano di alcol e cibo sono spesso depresse e/o hanno subito traumi passati; e quindi l’abbuffata è utilizzata come una sospensione temporanea o un tentativo di allontanamento da emozioni negative (Trojanowski, Adams, & Fischer, 2019).

Spesso le persone raccontano che durante l’abbuffata, ma anche prima e dopo, sperimentano un blackout di memoria che non gli permette di ricordare nulla dell’episodio, con un aumento del rischio di diventare vittima di aggressioni o incorrere in incidenti gravi. Tutto questo per fronteggiare emozioni negative che la persona non ha gli strumenti per gestire, con l’avvio di una spirale negativa da cui è difficile venire fuori (Luce et al., 2007)

Sembrerebbe quindi che i comportamenti di binge siano l’espressione di una regolazione emotiva disfunzionale, che poi costituirebbe un importante fattore di vulnerabilità per lo sviluppo di un disturbo alimentare o di una dipendenza dall’alcol o da altre sostanze (Eichen, Chen, Schmitz, Arlt, & McCloskey, 2016; Rolland et al., 2017).

È importante perciò conoscere e riconoscere le caratteristiche di queste tipologie di problemi per poter chiedere informazioni ed eventuale aiuto ai professionisti della salute, non solo relativamente ai problemi fisici ma soprattutto delle difficoltà di gestione delle emozioni, in considerazione del fatto che la disregolazione emotiva risulta il fattore di vulnerabilità più potente alla base di questi comportamenti disfunzionali.

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