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La relazione stretta che vi è tra stato ansioso della personalità e difficoltà riscontrate dai soggetti nel creare una continuità nell’elaborazione del pensiero, è ormai abbastanza consolidata. Sappiamo infatti che persone con una cronicità in fatto di ansia riescono meno bene degli altri a mantenere un buono stato di vigilanza, soprattutto in situazioni critiche, in cui è necessario mantenere alta l’attenzione.

Non stupisce il fatto che, spesse volte, i clinici si trovino di fronte a persone che lamentano difficoltà di concentrazione, affaticabilità, senso di disorientamento nel portare avanti i compiti. Molto spesso quello che aiuta i pazienti, almeno per quando riguarda la mia esperienza personale, è il fatto di sostenere il paziente pensando che prima di tutto lui/lei stesso/a può per prima gestire il “timone” dell’esperienza simil-panica. Naturalmente il clinico è lì proprio per funzionare da salvacondotto nei confronti del paziente.

Negli USA si parla di Mind Wandering o mente vagante che rende bene l’idea di ciò che ho appena enunciato, ovvero il divagare della mente offuscata che non trova più le coordinate per procedere in modo adeguato. L’ansia, il malessere, la sofferenza, il disagio psichico sono i principali responsabili della mind wandering.

Cosa può fare la Psicoterapia?

L’area collegata ai Disturbi d’Ansia appare variegata ma, all’interno delle varie sfaccettature, il disturbo d’Ansia Generalizzato ad esempio, è uno dei più comuni tra i soggetti che giungono in studi professionali. Oltre alla TCC, l’approccio psicodinamico risulta vincente nella risoluzione del disturbo e offre maggiori garanzie là dove sia necessario un consolidamento dei risultati raggiunti, in quanto approccio più analitico degli altri e più in grado di accedere ad aspetti più profondi della Personalità.

 

[La dott.ssa Ilaria Bellavia, Psicoterapeuta a Firenze e ad Arezzo , si occupa di Disturbi d’Ansia e di patologie psicosomatiche]

 

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