Essere Oppositivo Provocatori..

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Il Disturbo oppositivo provocatorio si riferisce ad un modello ricorrente di livelli inadeguati di comportamento evolutivamente negativistico, provocatorio, disobbediente, e ostile verso le figure di autorità. I comportamenti associati al disturbo oppositivo-provocatorio sono, ad esempio, lo sfidare attivamente rifiutando di rispettare le norme e le richieste degli adulti, scoppi di collera frequenti. I genitori di bambini con disturbo oppositivo provocatorio sono più propensi a utilizzare i servizi di salute mentale rispetto a genitori di bambini con altri disturbi del comportamento dirompente.

Nonostante la sua rilevanza clinica, si sa ancora troppo poco circa il disturbo oppositivo provocatorio. Ciò può essere dovuto, in parte, ad una tendenza a visualizzare il disturbo oppositivo semplicemente come una variante del disturbo della condotta.

In effetti, la maggior parte degli studi sui disturbi da comportamento dirompente hanno messo insieme i bambini con disturbo oppositivo provocatorio e quelli con disturbo della condotta in un’unica categoria generica, spesso chiamati “problemi della condotta”. 

Certamente una chiara sovrapposizione è stata stabilita tra disturbo della condotta e disturbo oppositivo provocatorio, e ci sono prove che suggeriscono che il disturbo oppositivo provocatorio precede il disturbo della condotta in una percentuale sostanziale di casi . Tuttavia, la maggior parte dei bambini con disturbo oppositivo provocatorio non ha disturbi della condotta, e molti bambini con disturbo oppositivo provocatorio presentano comportamenti di opposizione in corso senza mai sviluppare un vero e proprio disturbo della condotta . Infatti, le diagnosi di disturbo della condotta nei giovani con disturbo oppositivo provocatorio sono piuttosto rare al di là dei 6 anni di vita.

Una migliore comprensione del disturbo oppositivo provocatorio pertanto richiede l’esame dei correlati clinici della malattia indipendentemente dalla sua associazione con il disturbo della condotta. Tali informazioni possono rafforzare la nostra comprensione del disturbo oppositivo provocatorio come entità nosologica significativa e portare ad approcci terapeutici migliori volti a migliorare il disturbo. A questo fine, lo scopo è quello di determinare il significato clinico del disturbo oppositivo provocatorio da solo (cioè indipendentemente dal disturbo della condotta) esaminando le interazioni familiari, il funzionamento sociale, e la comorbidità psichiatrica con il disturbo oppositivo provocatorio o con il disturbo della condotta in comorbidità.

 

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Curare le nevrosi si può?

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Il termine nevrosi comprende una varietà di disturbi molto comuni inerenti la salute mentale. La nevrosi è in realtà una diagnosi al giorno d’oggi obsoleta che non viene più usata in medicina. I disturbi che una volta erano classificati come facenti parte di una nevrosi sono ora più accuratamente classificati come disturbi nevrotici.

I disturbi che vengono considerati all’interno di una nevrosi o disturbo nevrotico includono il disturbo post-traumatico di stress, i disturbi di somatizzazione, il disturbo d’ansia, gli attacchi di panico, le fobie, i disturbi dissociativi, il disturbo ossessivo compulsivo e il disturbo di regolazione.

I disturbi che sono considerati parte di una nevrosi o disturbo nevrotico includono un’ampia varietà di sintomi o manifestazioni emotive e fisiche. L’ansia e la paura sono sintomi comuni a molti disturbi  considerati, appunto, come nevrosi o disturbo nevrotico. Queste persone non presentano deliri o allucinazioni, che sono i sintomi tipici di un disturbo psicotico.

Tuttavia, i disordini considerati tipici di un disturbo nevrotico possono influenzare negativamente la capacità di una persona di funzionare in modo efficace nelle attività della vita quotidiana, come ad esempio andare al lavoro e a scuola, prendersi cura della famiglia, nonchè prendersi cura dei bisogni fondamentali della propria persona.

Fare una diagnosi degli elementi che fanno parte di un disturbo nevrotico, necessita di un processo di raccolta di informazioni, rispetto anche ad una storia medica completa, compresi i sintomi. 

E ‘possibile che una diagnosi di sintomi che sono considerati essere attinenti ad un disturbo nevrotico venga, in qualche modo, ritardata perché gli elementi in nostro possesso possono essere vaghi e associati ad altre condizioni psicologiche e ambientali.

Il trattamento di una nevrosi varia a seconda della sua gravità  e della condizione ambientale del singolo soggetto e in riferimento anche all’anamnesi e ai processi mentali di una persona, all’età e allo stile di vita.

La prassi odierna è quella di utilizzare la psicoterapia come strumento elettivo per la cura dei disturbi nevrotici, associata in alcuni casi, a una cura farmacologica con ansiolitici e antidepressive di seconda generazione.

 

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Quando l’ansia ci ossessiona

 

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Molto spesso mi trovo davanti a persone con disturbi d’ansia talmente evidenti che non è necessario fare più di tre colloqui di valutazione per rendersene conto.

L’ansia diventa, per queste persone, una vera e propria ossessione. Molti di loro riferiscono: “l’ansia mi divora”. E in effetti è proprio così. Imparare a gestire l’ansia per certe persone è una sfida importante.

Se però ci addentriamo in quelli che sono i più conosciuti disturbi d’ansia, troviamo il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), il quale si caratterizza proprio per la presenza di pensieri ossessivi (ossessioni) e rituali rigidi (compulsioni). Questi ultimi altro non sono che tentativi della persona di ridurre l’angoscia. Il soggetti che soffre di un DOC vive una serie di preoccupazioni inconsce, inclusa quella di una imminente perdita di controllo.

Nella clinica si ricontrano, infatti, casi di persone che si sentono inconsciamente colpevoli di pensieri criminosi che possono perseguitarli sottoforma di immagini o idee persecutorie.

In linea di massima, la psicoterapia psicodinamica per questi soggetti è importante proprio perchè aiuta il soggetto a elaborare vissuti traumatici, di perdita che hanno scatenato una grave angoscia. Alcune ossessioni e compulsioni possono quindi andare incontro a remissione nella maggioranza dei casi.

La persona che soffre di Doc può cadere in preda di un terrore diffuso esplicitato da una sintomatologia che racchiude rituali ossessivi e un andamento compulsivo. La sintomatologia crea un impedimento non di poco conto al soggetto che vede la sua vita andare letteralmente in frantumi. I giovani adolescenti che soffrono di questo disturbo riferiscono di “voler convivere con quei rituali perchè fanno loro compagnia”. L’approccio psicodinamico che, talune volte, può essere affiancato da un supporto farmacologico, lavora proprio sulla rievocazione di ricordi e vissuti dolorosi per il soggetto (perdite, traumi, assenze..). Il processo è costantemente “in progress”, in quanto la terapia è tesa recuperare quelle funzioni dell’Io del paziente che sono state, col passare del tempo, annullate.

E’ un buon proposito, quindi, quello di rivolgersi ad un professionista o ad un centro clinico per la risoluzione del DOC.

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E’ possibile curare la depressione con la Psicoterapia?

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Il termine depressione deriva dal latino depressioonis, der. di deprimĕre «deprimere», part. pass. depressus. Il fatto di deprimere ovvero di portare ad un livello più basso.

La Depressione può essere indentificata come endogena o reattiva, in base alle condizioni che scatenano un quadro di questo tipo.

Molte persone sono impaurite dal ricevere diagnosi di questo tipo. Non accettano, talvolta, di dover “contrastare” una esistenza a cui spesso sono abituati, caratterizzata da una illusoria percezione della realtà esterna. E’ come se non accettassero di doversi confrontare con quello che, fino a qual momento, è stato solo un vivere in modo estraniato ed estraniante.

La Psicoterapia cura la Depressione?

Ancora una volta mi sento di rispondere in modo affermativo. La maggior parte delle psicoterapie, di qualsiasi orientamento si tratti, rispondo bene alla cura della Depressione nella quasi totalità dei casi.

L’approccio psicodinamico ed in particolare alcune forme di terapie come la TDI sono indirizzate alla cura di quadri depressivi anche gravi e con una stabilità che si protrae nel tempo. In alcuni casi è consigliato procedere in parallelo con un collega psichiatra che valuti una cura farmacologica da affiancare alla psicoterapia. La depressione è un disturbo dell’umore che pervade la vita di molti soggetti. Alcune persone arrivano ad una diagnosi in tempi tardivi e ciò rallenta un percorso di cura e di presa in carico.

Programmare un intervento psicoterapico con soggetti con diagnosi di Depressione espone il clinico a numerose ipotesi, tante quante ne richiede la complessità di ogni singolo caso. Nella relazione terapeutica un must è rappresentato dal fatto di creare un habitat consono ad ogni singola situazione, sia essa orientata ad una risoluzione immediata della sofferenza del soggetto, sia nel caso di una situazione di cronicità conclamata. Appare evidente, quindi, la necessità di lavorare nell’ hinc et nunc del trattamento terapeutico su dinamiche transferali che rendano i contenuti della terapia comprensibili ed esplicitabili ad entrambi i protagonisti.

 

La dott.ssa Ilaria Bellavia, Psicoterapeuta a Firenze e ad Arezzo, si occupa di Psicoterapia della Depressione a Firenze presso lo Studio di Psicoterapia in Via Vittorio Emanuele II, 85 o presso il Poliambulatorio specialistico Sapra di Arezzo.

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